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11/08/2008
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I serpenti baffuti del Pollino e dell'alto Sannio |
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(di Claudio Bertarelli Curatore del Museo di Scienze Naturali di Marano sul Panaro - Modena)
A volte nel mio peregrinare su e giù per l'italico stivale, mi è capitato di udire da abitanti di alcuni luoghi montani della presenza di strani e misteriosi animali che abitavano o abiterebbero tuttora determinati luoghi. Un caso insolito, degno di un'analisi criptozoologica, che potei risolvere in breve tempo fu quello relativo a degli strani e grossi "serpenti baffuti" presenti fin verso la fine degli anni '70 del novecento nei pressi del torrente Raganello a San Lorenzo Bellizzi (Parco Nazionale del Pollino - Cosenza) e lungo alcuni torrentelli nei pressi di Molinara (Alto Sannio - Benevento). I locali mi parlavano spesso di alcuni grossi e terribili serpenti che vivevano nei pressi dell'acqua, lunghi circa 1 metro, grossi come un palo del telefono e di colore bruno-scuro. Questi mostruosi rettili possedevano una grossa testa triangolare (più larga del palmo di una mano) e a lati del muso erano presenti dei spessi e lunghi baffi; il corpo era liscio e lucido e la coda, grossa come un manico di un badile terminava in modo un po' ottuso, come quella delle vipere. Questo mostruoso rettile, viveva in tane attigue all'acqua, spesso scavate sotto radici di vetusti alberi, era inoltre un abilissimo nuotatore e, come le biscie d'acqua, nuotava in modo sinuoso.
Alcuni dicevano che solo i maschi avevano delle cortissime zampe, ma tutti gli interlocutori (sia calabresi che campani) concordavano che, come le biscie e le serpi emetteva sibili e forti soffi, quando veniva disturbato o, incautamente, qualcuno si avvicinava troppo alla sua tana.
Sempre secondo alcuni interlocutori, i più vecchi, di questi serpenti baffuti, avevano il corpo cosparso di pelo fittissimo e cortissimo ed erano stati più volte visti mentre procedevano a sobbalzi verso l'acqua!
Che ofide poteva mai essere questo? Forse il risultato del buon e, fin troppo generoso, vinello di quelle terre amene? No, nulla di tutto questo, semplicemente quei bravi e simpatici agricoltori, avevano scambiato un Mammifero assai noto a noi zoologi per un mostruoso serpente: la Lontra Lutra lutra (Linnaeus, 1758).
Per loro non poteva trattarsi di un Mammifero, perché come mammiferi intendevano i cani, i gatti, i lupi, le volpi, le mucche, i cavalli, gli asini, le capre, le pecore ecc. e questo non assomigliava nell'aspetto a nessuno di questi animali e poi la sua forma e il suo modo di nuotare era più simile a quello dei serpenti che non a quello dei mammiferi a loro noti. Rimasero quindi prima increduli e poi stupiti quando spiegai loro che non era un rettile ma un Mammifero (anche se un po' strano nell'aspetto) della stessa famiglia a cui appartenevano i tassi, le faine, le martore, le puzzole e le donnole. In questo modo venni però ugualmente a sapere che la Lontra aveva abitato zone, fin verso la degli anni '70 a me ignote e quindi risolvere questo "caso criptozoologico" mi fu utilissimo per le mie ricerche naturalistiche.

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