Ammettere di avere sbagliato una valutazione non è mai cosa facile, specie se come in questo caso quest'ultima risulta particolarmente gradita, ma tra i rischi della scienza, citando Huxley, famoso discepolo di Darwin, c'è anche quello che un brutto dato di fatto possa massacrare una bella ipotesi...
Esattamente un anno fa ben due diversi gruppi di ricerca, uno della Wildlife Conservation Society ed uno dell'Università della Georgia, diedero in contemporanea la notiza della scoperta di una nuova specie di cercocebo in una zona inesplorata negli altipiani della Tanzania. Questo è quanto riportato sull'home page di www.criptozoo.com in data 28 maggio 2005:
Questa timida scimmia era già conosciuta dalle tribù locali con il nome di Wanyakyusa. E' lunga circa un metro e ricoperta di peli castani su tutto il corpo ad eccezione del ventre, che è bianco. Il pelame è lungo, come ci si aspetta da una specie che vive ad altitudini dove le alte temperature si abbassano notevolmente scendendo anche sotto lo zero. Il "cercocebo degli altipiani" (Lophocebus kipunji) possiede un richiamo molto caratteristico e particolare, definito dagli scopritori come simile ad un "colpo di clacson".
Il numero di esemplari osservati, la zona di distribuzione, le caratteristiche morfologiche e le collimanti conclusioni dei team di ricerca sembravano lasciare ben pochi dubbi al fatto che ci si trovasse di fronte ad una nuova specie, per la precisione la prima nuova specie di scimmia scoperta nelle foreste africane dopo vent'anni.
Un articolo firmato da Pietro del Re apparso qualche giorno dopo su "La Repubblica", ridimensionava però i toni della scoperta...
"Sul ritrovamento del Lophocebus hanno invece esultato gli adepti della criptozoologia o "scienza degli animali nascosti", per usare la definizione che le diede il suo fondatore, Bernard Heuvelmans".
Ma se gli ingenui "adepti" (sic) della criptozoologia esultavano ignari, c'era chi puntualizzava quanto segue:
"I biologi l'hanno battezzata Lophocebus kipunji, suggellando di fatto la nascita di una specie. Ma non l'hanno uccisa, perché considerata troppo rara: si sono limitati a fotografarla. Non abbastanza, direi. Avrebbero dovuto almeno catturarla e prelevarle un campione di sangue, prima di rimetterla in libertà".
"In realtà sarebbe meglio esaminarne più d'uno, perché un caso isolato potrebbe rivelarsi un'anomalia genetica. Capisco le esigenze degli ecologisti, ma per proteggere la natura bisogna conoscerla, anche se la conoscenza è a volte un po' distruttiva".
Queste le parole di Alessandro Minelli, zoologo dell'Università di Padova, che del caso in questione con ogni evidenza dimostrava così di conoscere ben poco. Nonostante questo gli ultimi studi hanno dimostrato che il Lophocebus kipunji non è una nuova specie di cercocebo e che non è la prima nuova specie di scimmia africana scoperta dopo vent'anni.
Gli esami genetici effettuati su un giovane esemplare morto per cause naturali hanno infatti demolito la precedente classificazione, dato che il kipunji, altro nome locale di questa scimmietta, è risultato essere molto più vicino ai babbuini che non ai cercocebi ed è quindi il primo nuovo GENERE di scimmia scoperto in Africa dopo 83 anni. L'ultimo arrivato è stato ribattezzato Rungwecebus kipunji. L'ingenua comunità dei criptozoologi continua così, dopo un anno, ad essere pienamente soddisfatta per questa importante scoperta.