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Mostra articoli per tag: nuova specie

Il crisocione è un canide dell'America del sud che non possiede parentele con nessun altro canide attualmente esistente. Eppure una pelle misteriosa custodita presso il Museo Zoologico di Stato di Moncao, potrebbe dimostrare il contrario... Clicca per saperne di più

Il crisocione (Chrysocyon brachyurus), conosciuto anche come "lupo dalla criniera", è un canide sudamericano diffuso soprattutto nel Brasile meridionale e a nord della Bolivia, ma anche a sud del Paraguay e in alcune zone dell'Argentina. Si tratta di una specie a rischio di estinzione, simile a una grossa volpe dalle lunghe zampe (uno dei suoi nomi locali è aguara guaza, che significa "volpe con i trampoli", ma è maggiormente conosciuto come lobo guarà "lupo rosso"), non imparentata con nessun altro canide diffuso attualmente. La possibilità dell'esistenza di un suo stretto parente di montagna - il crisocione vive esclusivamente nelle pianure -, fu però seriamente ipotizzata dal famoso mammologo tedesco Ingo Krumbiegel...

Non senza amara ironia, essendo un profondo amante della Natura, Bernard Heuvelmans ebbe una volta a dire che la zoologia è quella disciplina nella quale per festeggiare un battesimo è necessaria una morte invece che una nascita. Le regole della nomenclatura zoologica, impongono infatti l'esistenza di un olotipo per validare l'esistenza di una nuova specie, anche se quest'ultima è molto rara o in via di estinzione. Per questo motivo le notizie di nuove scoperte sono spesso inizialmente corredate da fotografie di esemplari deceduti.

L'incredibile scoperta avvenuta lo scorso anno della "scimmia dal naso all'insù" non ha rappresentato purtroppo un'eccezione alla regola, ma oggi è stata divulgata la prima immagine di uno di questi primati immortalato in natura. La notizia è stata diramata da Flora & Fauna International (lo stesso ente che si è occupato di indagare sul misterioso orang pendek di Sumatra) e l'impresa è stata ottenuta grazie all'uso di una trappola fotografica (il che spiega l'immagine in bianco e nero)

Nel 2002 la notizia della scoperta di una nuova specie di centopiede (lungo appena 1 cm) a Central Park (New York), battezzato Nannarrup hoffmani, fece il giro del mondo ed ebbe un'enorme eco nei media. Infatti nonostante le minuscole dimensioni, la scoperta di una nuova specie nel pieno centro di un'enorme metropoli moderna fu ritenuta sorprendente.

Ma se le ultime notizie giunte dal Vietnam troveranno conferma, una scoperta ben più sbalorditiva potrebbe trovare una collocazione ufficiale sui manuali di zoologia...

Il lago Hoan Kiem, sito nel centro storico di Hanoi, capitale del Vietnam, è lungo appena 600 metri e largo 200, ma nonostante le esigue dimensioni riveste un ruolo di grande interesse per gli zoologi. Ho Hoan Kiem in vietnamita significa "lago della spada ritornata" e prende il nome da una curiosa antica leggenda: il re Le Thai To, attraversando il lago, vide emergere un'enorme tartaruga verso cui puntò la sua spada, con la quale aveva combattuto contro i cinesi. La tartaruga afferrò la spada e la sprofondò nelle acque del lago, nelle quali, nonostante le disperate ricerche, non fu mai più ritrovata.

Nonostante questo racconto sia soltanto una leggenda, il fatto che nel lago vivano grandi tartarughe è invece un fatto assodato e documentato, oltre che da centinaia di testimoni oculari, anche dalle pubblicazioni ufficiali. La grande incognita circa queste tartarughe è però stata da sempre la loro collocazione tassonomica. Infatti mentre il Vietnam Red Data Book (una lista delle specie autoctone del Vietnam a rischio di estinzione) le ascrive alla specie Pelochelys bibroni, secondo la Conservation International si tratterebbe invece di Rafetus swinhoei. L'unico dato da sempre realmente certo è quindi che si tratta di trionichidi, tartarughe dotate di un carapace privo del rivestimento corneo esterno, sostituito da un ispessimento della pelle.

Il Prof. Ha Dinh Duc della facoltà di biologia dell'Università di Hanoi, studia questi animali dal 1992 e ha raccolto oltre cento avvistamenti e osservato personalmente queste tartarughe in diverse occasioni. Il fatto che gli avvistamenti siano così pochi, in relazione alle esigue dimensioni del lago e all'elevato numero di turisti che ogni anno vi si reca con la speranza di poterne osservare i famosi abitanti, non deve soprendere: i trionichidi passano infatti la maggior parte del tempo sepolti sotto la sabbia e per respirare gli è sufficiente, di tanto in tanto, estendere il loro lunghissimo collo e fare affiorare in superficie le narici, poste in cima ad una sorta di piccola "proboscide".

Duc ritiene che le caratteristiche morfologiche di questi animali, dalla colorazione alle dimensioni (pubblicò una fotografia di un esemplare di cui stimò le dimensioni in 180 cm, contro i 100 cm delle dimensioni massime raggiunte dalle trionici asiatiche conosciute) siano talmente peculiari da rendere necessaria l'istituzione di una nuova specie, per la quale propose, in una descrizione rimasta inedita (A New Species of the Genus Rafetus from Hoan Kiem Lake of Vietnam) il nome di Rafetus hoankiemensis. La principale critica mossa al lavoro di Duc è da sempre stata la mancanza di materiale genetico che potesse permettere un'obbiettiva comparazione con le specie note, ma nel mese di aprile di quest'anno questo gap è stato colmato e i risultati preliminari sembrano confermare le ipotesi del Professore...

Infatti dopo numerose segnalazioni di un esemplare recante vistose ferite (il numero esatto di questi animali presenti nel lago è sconosciuto, ma le stime indicano non più di 6 individui), il governo dispose istruzioni affinché venisse catturato per potere essere curata. In seguito a questa operazione, terminata con successo, fu raccolto e sequenziato materiale genetico e il dott. Tran Binh dell'Università di Scienza e Tecnologia di Hanoi ha recentemente dichiarato che i test del DNA sembrano dimostrare che possa effettivamente trattarsi di una nuova specie. I risultati sono stati inviati in Svizzera al World Gene Bank e la conferma (o la smentita) di questa scoperta dovrebbe arrivare tra non molto.


La storia della zoologia è ricca di scoperte avvenute attraverso vicissitudini singolari, ma quella del varano dello Yemen è veramente unica nel suo genere.

Nel 1985 l'erpetologo tedesco Wolfgang Bohme stava seguendo alla televisione un documentario sulle regioni centro orientali dello Yemen del nord. Bohme, oltre ad essere un esperto di varani dell'Istituto e Museo di ricerche zoologiche Alexander Koenig  di Bonn era anche un membro della Società Internazionale di Criptozoologia e questo spiega piuttosto bene perché a un certo punto del programma sobbalzò dalla sedia...

di Mauro Cella

Nella compilazione di questa lista ho tenuto conto solamente delle specie scoperte o "ritrovate" dopo il 1945. La scelta della data è arbitraria e dovuta al fatto che il Dopoguerra segna un'epoca di antropizzazione del territorio senza precedenti, nonchè la disponibilità per gli studiosi di poter disporre di maggiori fondi e migliori strumenti per le proprie ricerche. Come vedremo questi sono spesso stati messi a buon uso. Ho inoltre deciso di dividere l'articolo in sezioni geografiche "tradizionali" (Oceania, Asia, etc) per facilitarne la consultazione. In ultima istanza questa lista NON rappresenta affatto la totalità delle specie scoperte dopo il 1945, ma solo un campione delle scoperte più significative o legate all'ambito criptozoologico.

MYANMAR- Nel 2008, 2009 e 2010, un team di ricerca internazionale dedito allo studio dei gibboni in Myanmar ha raccolto curiose informazioni, fornite dai cacciatori locali di un'area circoscritta a nord est dello stato di Kachin, riguardanti una strana scimmia facilmente localizzabile... durante i temporali.

L'animale, conosciuto come myuk na tok te dal gruppo etnico dei Law Waw e come mey nwoah dai Lisu (entrambi i nomi significano "scimmia con il naso all'insù"), emetterebbe infatti rumorosi starnuti quando le gocce d'acqua penetrano nel suo naso, rivelando così ai cacciatori la sua posizione. Per evitare questo fastidioso inconveniente la mey nwoah passa quindi la giornate piovose seduta con la faccia premuta sulle ginocchia.

Ammettere di avere sbagliato una valutazione non è mai cosa facile, specie se come in questo caso quest'ultima risulta particolarmente gradita, ma tra i rischi della scienza, citando Huxley, famoso discepolo di Darwin, c'è anche quello che un brutto dato di fatto possa massacrare una bella ipotesi...

Esattamente un anno fa ben due diversi gruppi di ricerca, uno della Wildlife Conservation Society ed uno dell'Università della Georgia, diedero in contemporanea la notiza della scoperta di una nuova specie di cercocebo in una zona inesplorata negli altipiani della Tanzania. Questo è quanto riportato sull'home page di questo sito in data 28 maggio 2005:

Questa timida scimmia era già conosciuta dalle tribù locali con il nome di Wanyakyusa. E' lunga circa un metro e ricoperta di peli castani su tutto il corpo ad eccezione del ventre, che è bianco. Il pelame è lungo, come ci si aspetta da una specie che vive ad altitudini dove le alte temperature si abbassano notevolmente scendendo anche sotto lo zero. Il "cercocebo degli altipiani" (Lophocebus kipunji) possiede un richiamo molto caratteristico e particolare, definito dagli scopritori come simile ad un "colpo di clacson

Una nuova specie di cercocebo è stata recentemente scoperta negli altipiani della Tanzania. Questa timida scimmia era già conosciuta dalle tribù locali con il nome di Wanyakyusa.

E' lunga circa un metro e ricoperta di peli castani su tutto il corpo ad eccezione del ventre, che è bianco. Il pelame è lungo, come ci si aspetta da una specie che vive ad altitudini dove le alte temperature si abbassano notevolmente scendendo anche sotto lo zero.

Il "cercocebo degli altipiani" (Lophocebus kipunji) possiede un richiamo molto caratteristico e particolare, definito dagli scopritori come simile ad un "colpo di clacson".

Ciò che rende curiosa questa scoperta è il fatto che è stata fatta separatamente da due distinti gruppi di ricercatori, ognuno dei quali se ne attribuisce la paternità.

Il primo è un team di biologi della Wildlife Conservation Society che la videro per la prima volta sui lati del Monte Rungwe, un vulcano di 3.000 metri nel Parco Nazionale di Kitulo.

Quattro ricercatori del Woods Hole Oceanographic Institute hanno pubblicato nel numero di dicembre 2004 della rivista oceanografica "Deep-Sea Research", uno studio sui richiami di una balena non identificata.

Registrate per la prima volta nel 1989, queste grida sono state riascoltate sistematicamente sino al 1992.

La ricerca delle registrazioni dei richiami dei cetacei (durata 12 anni) è stata effettuata nel nord-est del Pacifico dagli idrofoni dell'US Navy, portando il team di ricerca a mettere in evidenza una sorgente sonora di 50-52 Hz, somigliante a quella delle balenottere, ma non compatibile con nessuna specie conosciuta.

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