Alquanto perplesso dal fatto che un team di naturalisti accademici si fosse sbilanciato in dichiarazioni tanto straordinarie (vedi articolo precedente) pur senza avere visto nemmeno una scaglia del serpente in questione, mi sono rivolto direttamente a loro e questa è stata la risposta ufficiale di Cristiano Spilinga:
Salve,le inoltro di seguito, anche a nome del Prof. Ragni, la mail da noi inviata sulla lista erpetologia, lista di discussione della Societas Herpetologica Italica.
Un saluto a tutti, non sono potuto intervenire prima in quanto fuori sede per lavoro e con difficoltà estreme di connessione. Veniamo alla natrice che sta stuzzicando l'interesse di noi tutti. Come indicato nell'articolo de Il Mattino, Bernardino Ragni, Emi Petruzzi e il sottoscritto hanno effettuato un sopralluogo nella zona su indicazione del segretario e di soci residenti dell'Associazione Italiana per la Wilderness. L'unico reperto che siamo riusciti a recuperare è la foto originale, ripresa tramite cellulare, dell'animale ucciso nel 2009. Abbiamo effettuato osservazioni e rilievi di campo, esaminato una raccolta faunistica pubblica e due private, intervistato di prima mano, sia gli "attori" del fatto in argomento, sia numerosi osservatori occasionali. Non essendo riusciti ad ottenere, per ora, tutto o parte del reperto in questione, circa la taglia della natrice non possiamo andare oltre la definizione di "notevole". Ci stiamo ancora lavorando, non appena possibile forniremo ulteriori aggiornamenti. Abbiamo avuto colloqui con il giornalista autore degli articoli: ciò che egli ha pubblicato non è stato autorizzato dal nostro gruppo, l'enfasi ed il contenuto dei titoli e del testo cambiano o distorcono la forma e la sostanza dei nostri commenti verbali.
Anche se abbastanza chiarificatrice, questa comunicazione mi ha ugualmente lasciato qualche dubbio: il giornalista autore degli articoli infatti, altro non è che Ildebrabdo Caputi, direttamente coinvolto nell'associazione Wilderness diretta da Franco Zunino, nel cui sito tra l'altro, era apparso l'articolo che secondo Spilinga non era stato autorizzato dal team dell'Università di Perugia. Chiedendomi così se l'Università e Wilderness avessero posizioni diverse sulla "meganatrix", mi sono rivolto direttamente a Franco Zunino, nella cui e-mail di risposta mi informava del fatto che era stato presente ai rilievi effettuati dai ricercatori, i quali erano concordi con lui nell'affermare che la natrice in questione era lunga dai 3 ai 3,50 metri "o magari anche oltre". Continuava inoltre affermando che Spilinga, per "serietà scientifica", aveva deciso di mantenersi sul vago nella sua comunicazione sulla mailing list di erpetologia, ma che questa sua prudenza non significava smentire la notizia, ma darne indiretta conferma. Concludeva infine dicendo che se qualcuno non credeva all'autenticità della foto, doveva esibire a tal proposito motivazioni tecniche.
Chiesi così a Zunino soltanto tre elementi, certamente di non difficile reperibilità: l'altezza della persona ritratta nella fotografia, la fotografia originale e l'apparecchio con cui questa fu scattata, ma per "motivi di riservatezza", non ha voluto fornirmi questi dati.
E così mentre la comunità erpetologica e i suoi illustri esponenti restano alquanto dubbiosi, nella speranza che possano emergere eventuali resti dell'animale, la prudenza si rende veramente d'obbligo. Ad ogni modo ritengo che l'immagine seguente debba fare riflettere...
Si tratta di un montaggio realizzato da me che mostra una persona alta 183 cm "posare" con una fune lunga 170 cm. A sinistra la fune, sorretta da un bastone appare molto più lunga di quanto sia in realtà. Al centro appare la natrice di Galluccio.






