Queste scimmie costruiscono nidi sul terreno come i gorilla, diversamente dagli scimpanzé che preferiscono dimorare sugli alberi, ma a differenza dei gorilla, che non amano particolarmente l'acqua e preparano un nido nuovo ogni notte, questi primati allestiscono i loro giacigli su terreni acquitrinosi riutilizzandoli a più riprese.
Le feci recuperate sul luogo indicano una dieta essenzialmente frugivora.
Questi elementi fanno pensare alla possibilità che l'animale possa essere una nuova specie di grande primate, ma si è discusso anche di una possibile ibridazione tra scimpanzé e gorilla e di una nuova sottospecie di scimpanzé più grande di circa il 50% di quelle precedentemente conosciute.
I primi testimoni occidentali di queste creature furono i cacciatori europei che esplorarono l'allora Congo Belga nel 1898, le loro testimonianze attirarono l'attenzione del fotografo svizzero Karl Ammann che nel 1996 raccolse testimonianze dai locali circa grandi scimmie talmente forti e feroci da essere in grado di uccidere i leoni.
A parte una piccola punta di amarezza dovuta al fatto che il duro lavoro dei criptozoologi non è stato accennato in nessuno degli articoli riportati un po' ovunque dalle testate di tutto il mondo, l'ufficializzazione della scoperta delle scimmie di Bili, a prescindere da quanto sarà stabilito sul loro status tassonomico, rappresenta una delle vittorie più spettacolari e importanti di questa disciplina.





