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Mostra articoli per tag: estinzione

Il megalodonte, Discovery Channel e alcuni miti da sfatare... Dopo il successo di un mockumentary dedicato alle sirene, Discovery Channel tenta di ripetere il colpo con una fiction dedicata al gigantesco megalodonte. Ma esistono davvero basi per ritenere che un animale del genere possa esistere ancora?

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Recentemente il canale satellitare Animal Planet di Discovery Channel ha realizzato un mockumentary, cioè un documentario parodia nel quale quello che viene raccontato è tutto rigorosamente inventato, la cui protagonista è un'ipotesi molto cara a romanzieri, cineasti di B-movie e criptozoologi troppo fantasiosi: la sopravvivenza attuale del megalodonte (Carcharodon (Carcharocles) megalodon).

Un grosso mammifero marino oggi estinto, la Ritina di Steller (Hydrodamalis gigas), rappresenta un caso tanto particolare quanto drammatico. Infatti una specie scoperta e descritta nel 1741 venne considerata estinta solo 27 anni dopo, nel 1768, a causa del massacro a cui fu sottoposta. Ma veniamo ai fatti.

La tigre del Caspio Panthera tigris virgata (Illiger, 1815) è una sottospecie quasi certamente estinta. La sua distribuzione originaria andava dalle foreste delle regioni a ovest e a sud del Mar Caspio, cioè dalla Turchia e Iran a ovest fino ad oriente, al deserto del Takla Makan, nello Xinjiang (Cina), attraverso tutta l'Asia centrale toccando le porzioni più settentrionali dell'Afghanistan e forse anche del Pakistan. Questa tigre, assai imponente e dalla folta pelliccia, può essere annoverata tra le specie più grandi, insieme alla tigre reale o del Bengala Panthera tigris tigris (Linnaeus, 1758) e alla tigre siberiana Panthera tigris altaica (Temminck, 1844), potendo raggiungere nei maschi quasi 250 Kg (il peso massimo registrato in natura fu 240 Kg).

Dal saola al linh duong, il sudest asiatico è la dimora di numerosi ungulati rari, elusivi e misteriosi, molti dei quali non sono ancora stati osservati in carne ed ossa dagli scienziati... clicca per saperne di più.

Nel corso delle ultime tre decadi, l'Asia, ed in particolar modo l'Indocina, ha riservato al mondo una lunga serie di scoperte zoologiche. Tra queste le più spettacolari sono senza dubbio quelle di ungulati, noti da sempre alle popolazioni locali, che spesso li cacciano per procurarsi cibo, ma solo di recente portate all'attenzione della zoologia.

Sul numero di ottobre della rivista The Auk, il giornale scientifico dell'American Ornithologists Union, è apparso un articolo* secondo il quale il picchio imperiale (Campephilus imperialis), il più grande conosciuto (60 cm di lunghezza) e parente stretto del picchio becco avorio, si è probabilmente estinto in Messico nella seconda metà del 20esimo secolo.

Il picchio dal becco avorio (Campephilus principalis), nonostante le sue dimensioni (50 cm) e il vistoso piumaggio bianco e nero, caratterizzato da una cresta rossa sulla testa negli esemplari maschi, non è mai stato, nemmeno all'epoca in era maggiormente diffuso, un uccello semplice da avvistare. Ogni coppia fertile necessita infatti di un territorio di almeno 8 km2.

Sapevate che il termine zebra con cui è conosciuto il famoso equide africano dal manto striato era un tempo utilizzato per descrivere un altro tipo di animale? Furono infatti i missionari portoghesi giunti in Africa a chiamare questi animali zebre, perché molto somiglianti ad un animale di nome zebro,  che diversi autori e documenti legali dei secoli passati indicano come presente nella Penisola Iberica sino al 1540, periodo della sua ipotetica estinzione allo stato selvatico.

Il fumettista e paleoartista Matteo Bacchin ha preparato tre riscostruzioni per l'articolo dedicato al buru pubblicato poco tempo fa sulle pagine del sito. La prima si basa esclusivamente tenendo conto delle descrizioni fornite dai membri del popolo Apatani mentre la seconda e la terza si basano su due presunte identità zoologiche discusse all'interno dell'articolo: un anfibio prossimo al genere Andrias e un dipnoo ("pesce polmonato").

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