Italian - ItalyEnglish (United Kingdom)Español(Spanish Formal International)
             | 
  • perchè è gratuito
  • perchè puoi partecipare al forum
  • perchè puoi interagire con i tuoi commenti
  • per essere costantemente aggiornato
  • per conoscere e comunicare con gli altri utenti

Mostra articoli per tag: yeti

Zhou Guoxing, antropologo del Museo di Storia Naturale di Pechino, fa un bilancio dei suoi 50 anni di ricerche sulle tracce del leggendario yeren.

Clicca per saperne di più

L'enigma delle pecore blu (ma come l'autore spiega all'interno del libro non sono né pecore, né blu) è l'ultima opera letteraria di Sandro Lovari, etologo da campo di fama internazionale che dal 1985 è rimasto vittima del fascino dell'Asia sudorientale, in modo particolare del Nepal, dove ha condotto studi sugli ungulati e sui grandi carnivori. Mirabilmente illustrato dall'amico Stefano Maugeri e con prefazione di Piero Angela, è un coinvolgente diario di viaggio che permette di "toccare con mano" quella che oggi, paradossalmente, rischia di diventare "l'altra faccia della zoologia": la raccolta di dati in natura.

Lovari spiega infatti come si stia pericolosamente diffondendo, sia in Italia che all'estero,
la "moda" - molto comoda, ma altrettanto perniciosa - di sostituire la raccolta dati di campo accurati, appropriati e abbondanti,  con esoteriche elaborazioni matematiche o statistiche (talvolta patentamente ciarlatanesche), utilizzando mappe satellitari della vegetazione, sistemi informativi geografici (GIS) e modelli teorici che costano pochissimo tempo, denaro e soprattutto fatica rispetto alla metodica raccolta di validi dati in natura. Ottimi nuovi strumenti di ricerca e di studio, che ci ha messo a disposizione l'informatica, vengono così usati in maniera inappropriata, di fatto generando una fuorviante ignoranza quando risultati più o meno spuri vengono interpretati come veri

Un libro che consiglio caldamente a tutti gli amanti dell'etologia e della natura in generale, che spiega con un linguaggio alla portata di tutti gli equilibri e i rapporti di causa/effetto degli affascinanti ecosistemi asiatici. Leggendo le pagine di Lovari non impareremo soltanto come la salinità del terreno possa aumentare l'"incidenza" di tigri antropofaghe, ma saremo anche incantati dal fascino della natura. E naturalmente, essendo per la maggior parte ambientato nelle regioni himalayane, Lovari (uno dei primi accademici italiani ad essere membro della defunta Società Internazionale di Criptozoologia), non poteva esimersi dal dedicare qualche pagina anche allo yeti, il cui pensiero a riguardo non posso che condividere:

In ogni caso anche se lo yeti non esistesse (come è probabile) e non fosse mai esistito, è comunque bello ed eccitante pensare che forse ci sta aspettando in qualche valle montana. [...] Il mito ci stimola e affascina, lasciamolo in vita... Senza sogni che vita sarebbe? Le immense montagne himalayane sono piene di gole, valli scoscese e foreste poco o per niente frequentate: vedere per credere. La fauna è abbondante: moschi, tahr, bharal, fagiani saguinei, kalij e lofofori, tanto per menzionare qualche esempio. Le foreste offrono vegetali commestibli. Ci sono ovunque caverne e anfratti che costituiscono ottimi ripari. Di acqua ce n'è anche troppa! Personalmente non mi sento di escludere l'improbabile. Mi torna in mente quanto Plutarco scrisse sui dialoghi che Alessandro il Grande avrebbe avuto con dieci filosofi indiani. Alla domanda di Alessandro su quale fosse l'animale più astuto, la lapidaria risposta fu 'Quello che l'uomo non è ancora riuscito a scoprire' 

Oltre ad avere una ricca tradizione folkloristica relativa al cosiddetto "uomo selvatico" (dove è conosciuto con svariati nomi: renxiong, maoren, shangui, xueren, feifei e il più comune yeren), la Cina è anche uno dei pochi Paesi al mondo ad essersi dedicato attivamente alla sua ricerca. L'interesse scientifico esplose negli anni '50, sulla scia di quanto accadde nell'allora Unione Sovietica in concomitanza con il diffondersi in tutto il globo delle notizie riguardanti lo yeti dell'Himalaya, ma l'apice fu raggiunto nel 1977 e nel 1979, anni in cui l'Accademia Cinese delle Scienze affidò all'antropologo Zhou Guoxing del Museo di Storia Naturale di Pechino, la coordinazione di due spedizioni su larga scala con lo scopo di svelare il mistero una volta per tutte...

Rob Odgen della Royal Zoological Society of Scotland è stato alquanto diretto nelle sue dichiarazioni in merito alla vicenda: 

Avevamo diversi frammenti che abbiamo inserito in una grande sequenza che poi abbiamo confrontato con il database, scoprendo DNA umano. Umano era quello che ci aspettavamo di trovare ed umano è stato quello che abbiamo trovato

Come si sa, "volte ritornano", ma se la notizia pubblicata questa mattina sul sito internet del Daily Mail non è una bufala, in questo caso si tratterebbe di un ritorno in grado di chiudere per sempre (o aprire...) un altro capitolo nella lunga saga dell'"abominevole uomo delle nevi".

Sembra infatti che dopo oltre 40 anni sia stato finalmente ritrovato il presunto dito di yeti appartenente ad una mano mummificata proveniente dal monastero di Pangboche...

Un documento governativo ufficiale che regolamenta la "caccia" allo yeti tra due stati esteri può sembrare fantascienza, ma è esattamente ciò che è emerso dagli Archivi Nazionali americani...

Il Professor Jeff Meldrum della Idaho State University, esperto negli adattamenti della locomozione umana e famoso per le sue ricerche sul bigfoot, ha recentemente varato un interessante progetto editoriale che prende il nome di The Relict Hominoid Inquiry:

Quando ho dato il mio contributo gratuito al mensile "La macchina del tempo" per la preparazione di un "articolo/intervista" sullo yeti (così mi era stato detto: "vogliamo fare un articolone sullo yeti! Intervisteremo te e anche il ricercatore francese che ha analizzato i campioni che hai trovato in Nepal"), non mi aspettavo che tutto andasse come speravo, ma non avrei mai creduto di diventare il testimonial per il lancio di un film (tra l'altro orribile) uscito in questi giorni in DVD.

A parte la palese pubblicità, in fondo più che legittima quando chi la richiede sborsa dei soldi a scapito di chi lavora gratuitamente per crearci attorno una "cornice" che renda il tutto meno spudorato, l'articolo si apre con i soliti luoghi comuni ben sottolineati dalla scelta del titolo: "CACCIATORI DI MOSTRI". (Una scelta molto corretto, dato che mi ero raccomandato, come unica clausola, proprio di evitare una cosa del genere...).

PARIGI - L'esistenza dello yeti, benché discussa, non è respinta a priori da antropologi eminenti. Nel suo recente recente "A la recherche de l'homme" (2002), il paleoantropologo Pascal Picq, capo conferenziere al Collegio di Francia, si fa avvocato della tesi che identifica lo yeti con il gigantopiteco, ricordando la scoperta di peli non identificati attribuiti alla creatura leggendaria, che sono stati oggetto di studi sul DNA all'università di Oxford.

Durante un'intervista radiofonica Jane Goodall si è dichiarata possibilista riguardo all'esistenza dello Yeti e del Bigfoot. Jane Goodall è la più grande primatologa vivente (e probabilmente della storia) ed ha dedicato la maggior parte della sua vita allo studio sul campo di scimpanzè e bonobi facendo scoperte che hanno rivoluzionato la concezione scientifica sui nostri parenti più prossimi nella scala evolutiva.

E' proprio il caso di dire che una leggenda vivente ha auspicato l'esistenza di un'altra.

  • «
  •  Inizio 
  •  Prec. 
  •  1 
  •  2 
  •  Succ. 
  •  Fine 
  • »
Pagina 1 di 2