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Criptidi d'Australia

francobollo raffigurante una delle tante interpretazioni del Bunyip
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Criptidi d'Australia

tre casi esemplari
di Mauro Cella - Lun, 14/05/2007 - 13:00Qui si parla di
francobollo raffigurante una delle tante interpretazioni del Bunyip

Nonostante la criptozoologia negli ultimi anni stia diventando assai popolare, poco si sente sull'Australia. Eppure un simile continente, così grande seppure così poco popolato, e la cui superficie é stata fisicamente esplorata solo in parte, riserva innumerevoli sorprese a chi non si ferma ai canali più noti e, spesso, più superficiali della criptozoologia.

Per quanto i popoli aborigeni abbiano ricche tradizioni in merito, non sempre i ricercatori sono riusciti a distinguere cosa sia ispirato da creature realmente esistite e cosa sia invece prodotto della ricca e peculiare cultura locale: qui bisognerebbe dedicare molto spazio alla diversa percezione della realtà e dell'ambiente circostante che le varie culture (alcuni azzarderebbero addirittura il termine "razze") possiedono. Purtroppo una simile disquisizione é assolutamente al di fuori dello scopo di questo articoletto, quindi limitiamoci a dire che le testimonianze dei popoli aborigeni sono utili, ma fino ad un certo punto.

Da sempre i coloni e gli esploratori europei narrano di incontri con creature misteriose e sconosciute alla zoologia, oppure con animali che ricordano in maniera irresistibile superstiti del vicino passato dell'Australia. Mi sembra il caso di iniziare questa dissertazione con una breve introduzione sul clima e sulla storia naturale recente del continente australiano, necessaria premessa per molti casi.

Introduzione: breve storia naturale recente dell'Australia

Geologicamente parlando l'Australia é uno dei continenti in assoluto più stabili ed antichi. Parte dell'antico supercontinente Gondwana, siede praticamente al centro di una placca tettonica. L'antichità e la stabilità del continente, abbinati alla naturale erosione, ne fanno in assoluto uno dei continenti più piatti. Le montagne più importanti si trovano nel Sud-Est (Alpi Australiane), con un estensione verso Nord (Great Dividing Reef), costituita principalmente di colline, e in Tasmania: nessuna montagna ospita ghiacciai permanenti.

Spesso ci si immagina l'Australia come un immenso deserto, con delle occasionali steppe in cui vengono allevati milioni di capi di bestiame. La realtà é un pò diversa.

Mentre i deserti (che variano dai veri e propri ambienti desolati alle savane) coprono buona parte dell'interno, ci sono immense estensioni di autentiche praterie (Western Australia e Queensland), aree di vegetazione subtropicale, mediterranea e temperata (principalmente Victoria e New South Wales) e anche notevoli foreste tropicali vere e proprie nel Nord (Kimberley, Terra di Arnhem e, soprattutto, la Penisola di Capo York) .

La prevalenza di ambienti desolati é cosa recente: la desertificazione vera e propria é iniziata circa 50/40.000 anni addietro, probabilmente causata da mutazioni nelle correnti marine al largo della costa della Western Australia, e da allora é iniziata la lenta desertificazione della maggior parte del continente. Solo le dimensioni del continente e l'immenso bacino artesiano che si trova al di sotto di esso riescono a mantenere un ambiente diversificato dai deserti veri e propri e dalle steppe aride.

Per quanto riguarda la fauna, la peculiarità più particolare é l'assenza di mammiferi placentati autoctoni. 125 milioni di anni or sono, durante il Cretaceo, i dinosauri erano le creature più grandi e impressionanti, ma i veri dominatori della Terra erano i mammiferi marsupiali, diffusi in ogni continente con una varietà incredibile di specie. L'Australia era allora collegata agli altri contineti ed era accessibile ai mammiferi terrestri. Alla fine del Mesozoico o all'inizio del Terziario (65-60 milioni di anni addietro) l'Australia, la Nuova Guinea e molte altre isole dell'arcipelago indonesiano vennero separate dal resto del mondo. I mammiferi placentati, i nuovi signori della Terra, dovettero fermarsi ad ovest della Linea di Wallace, quell'invisibile confine zoologico che passa tra Bali e Lombok e Borneo e Celebes. Così mentre nel resto del mondo i marsupiali venivano spazzati via dalla concorrenza dei placentati, qui potevano evolversi lontano dalla concorrenza. Ad essere completamente onesti esistono dei mammiferi autoctoni in Australia ma sono arrivati nuotando (foche, leoni di mare, etc), volando (pipistrelli) oppure insieme agli aborigeni (dingo e roditori). Tutto il resto é stato introdotto dai coloni europei negli ultimi due secoli.

E' ora il momento di cominciare a trattare dei criptidi veri e propri. Ho scelto tre casi che ritengo possano essere significativi per la criptozoologia in genere: il Bunyip, mostro d'acqua dolce (o molto più?), la Tigre Marsupiale e lo Yowie. Si tratta di articoli che ho scritto in periodi diversi ed ho "ripulito" recentemente, quindi non aspettatevi troppo dal punto di vista della coerenza e dello stile.

Bunyip

Questo é il vero e proprio criptide d'Australia, tanto celebre che la parola é passata nell'uso comune per indicare qualunque animale di difficile identificazione, una persona dal passato nebuloso, o un'entità sovrannaturale. Non esiste una definizione stretta ed esatta per il Bunyip: il termine nel corso degli anni é stato applicato a mostri lacustri, bizzarre apparizioni, anche solo a rumori non identificabili. Qui cercherò di raccogliere alcuni dei casi più significativi ed importanti in cui é stato usato questo termine.

L'etimologia della parola é quanto mai incerta, ma pari che derivi da "Banib", una parola degli aborigeni Wergaya usata per indicare una creatura acquatica mitologica. Altri ancora (tra cui Bernard Heuvelmans) hanno proposto che derivi da "Bunjil", una divinità degli aborigeni dell'estremo Sud-Est. Qualunque sia l'etimologia, la prima volta che il termine venne usato da un europeo fu nel 1812 sulle pagine della "Sydney Gazette".

Le creature per cui il termine é stato adottato più spesso sono criptidi lacustri, che i ricercatori Tony Healy e Paul Cropper hanno diviso in due categorie: la prima (che costituisce la maggioranza) comprende animali che ricordano una foca, un cane che nuota o un'enorme lontra. Spesso queste creature emettono forti suoni e richiami. La seconda é il "classico" mostro lacustre con una piccola testa su un lungo collo. Esistono anche un guazzabuglio di casi assurdi ed inclassificabili (e definiti come tali da questi due ottimi autori) , che spesso hanno più a vedere col folklore o la parapsicologia che con la zoologia vera e propria. Per motivi documentali e di convinzioni personali preferisco concentrarmi sulla prima categoria, a mio parere molto più promettente delle altre.

Per gli Aborigeni si tratta di creature a metà strada tra il mito e la realtà, talvolta malevole (vedi il Gauarge descritto sotto) ma più spesso indifferenti nei contronti degli uomini o dotati di bizzarri poteri: un missionario anglicano (il Reverendo George Taplin) ci riferisce che gli Aborigeni del Lago Alexandra credevano in una particolare specie di Bunyip, il Moolgewanke, mezzo uomo e mezzo bestia, il cui potere era di attaccare i reumatismi a chiunque lo incontrasse. In alcuni casi si é scoperto che le credenze aborigene sui Bunyip o su altre creature mitiche altro non erano che leggende basate sull'introduzione di bestiame domestico (Bos taurus e B. indicus) da parte di coloni europei. In particolar modo pare che il bufalo malese abbia profondamente impressionato molti Aborigeni, pronti ad attribuirgli i più fantastici poteri (qui é estremamente interessante ricordare che anche gli Indios della Patagonia sono stati parzialmente influenzati dal bestiame introdotto dagli europei nei miti riguardanti lo Iemisch o altre grandi creature).

La stragrande maggioranza degli avvistamenti si concentra nella parte orientale del continente, in particolare nel Sud-Est, con la non trascurabile eccezione del primo contatto noto da parte di esploratori europei. Nel 1801 la fregata francese "La Géographe", nel corso della sua storica crociera di ricerca, gettò l'ancora in quella baia della Western Australia che ora porta il suo nome. Un distaccamento di uomini, guidati dal geologo Charles Bailly, venne inviato ad esplorare l'interno seguendo il corso del fiume Swan. Dopo poco udirono un terribile suono, paragonato al muggito di un colossale toro infuriato, provenire dai canneti del fiume. La prudenza ebbe il sopravvento e decisero di tornare alla nave senza scoprire cosa avesse emesso quel rumore. Rimarrà un caso isolato.

Ma circa vent'anni dopo l'esistenza di un animale simile venne suggerita sull'altra estremità del continente: Hamilton Hume, il grande esploratore, affermò più volte di avere sentito simili richiami, specialmente nei dintorni del Lago Bathurst. Costui, a differenza dei francesi, affermò anche di avere osservato la creatura responsabile che gli ricordava "un lamantino o un ippopotamo". Nonostante Hume non abbia mai riportato indietro nulla dalle sue spedizioni (si dice che gli venne anche offerta una ricompensa per un esemplare), la sua storia fu corroborata da numerosi coloni, esploratori e magistrati di polizia. In particolare il luogotenente W.H. Breton si dicharò convinto che si trattasse di una sorta di foca. Gli avvistamenti si susseguirono finché non si trovò finalmente una prova fisica: nel 1846 un frammento di teschio venne ritrovato sulle rive del fiume Murrumbidgee. Questo reperto venne inviato a Londra dove fu esaminato dal naturalista Macleay e da Richard Owen, che si contraddirono più volte: uno dichiarò che era il cranio di un puledro deforme, l'altro di un vitello. Comunque sia non sapremo mai cosa era, visto che il frammento é andato perduto.

Gli avvistamenti si succedevano continuamente ed erano talmente consistenti che Gilbert Whitley, incaricato nel 1940 dall'Australian Museum di condurre un'indagine in merito poté affermare:

A parte le più incredibili invenzioni, non possiamo che essere colpiti dalla relativa uniformità delle descrizioni del Bunyip in un lungo periodo

Questa descrizione (un grosso animale peloso con la testa simile a quella di un cane con orecchie molto piccole o inesistenti che nuota usando delle pinne) non può che ricordarci quella di una foca o di un leone di mare. Anche Heuvelmans si accorse della similitudine ed elencò una serie di possibile sospetti, già noti alla scienza e abituali frequentatori delle acque australiane. Per quanto i pinnipedi siano animali primariamente marini non hanno alcun problema ad entrare nelle acque dolci alla ricerca di cibo e di nuovi territori di caccia, alle volte risalendo i fiumi per centinaia di chilometri. In Australia é noto che le foche ed i leoni di mare risalgono spesso il bacino del grande fiume Murray: il record é detenuto da una foca uccisa a Conargo, nel Nuovo Galles del Sud, a 1450 km dal mare. E' anche il caso di notare che nel 1870 un bunyip venne ucciso nel fiume Shoalhaven: la stampa dell'epoca lo identificò come "leopardo di mare", anche se più probabilmente si trattava di un'altro pinnipede, visto che la foca leopardo propriamente detta (Hydrurga leptonyx) é un visitatore occasionale delle acque australiane. Quando fu sezionata nel suo stomaco venne trovato un ornitorinco, sintomo che l'animale era in buona salute e si stava nutrendo.

Caso risolto dunque? Forse, ma purtroppo il bunyip, come uno spirito dispettoso, sembra cambiare forma a piacere.

Ne esiste una varietà, nota anche come Gauarge, che ricorda un emù (Dromaius novaehollandiae) privo di tutte le piume. Si tratta di una malevola creatura che abita le pozze d'acqua, tentando di annegare chiunque si avvicini. E' stato paragonato ad un genere di dinosauro, Struthiomimus, molto somigliante ad uno struzzo (come dice il nome), anche se questa creatura é estinta da ben più di 100 milioni di anni e gli unici resti a noi noti vengono dal Nord America.

Bernard Heuvelmans ci parla (sfortunatamente senza citare le sue fonti) di bizzarri incontri nei deserti d'Australia, con creature che ricordano giganteschi conigli. Per quanto siamo portati a credere che queste creature non siano che un frutto dell'immaginazione, c'é un piccolo problema. Una creatura molto simile é esistita fino a tempi recenti: il diprotodonte, il più grande marsupiale mai vissuto. E potrebbe essere ancora vivo.

Il dottor George Bennett dell'Australian Museum riferisce di aver appreso dagli aborigeni che abitavano le rive del fiume Gowrie di un grande animale chiamato Gyedarra. Questa grande bestia anfibia, oramai estinta da tempo ma comunque ben nota agli indigeni, ha una somiglianza irresistibile con il diprotodonte. Non sarebbe quindi improbabile che questo grande marsupiale sia vissuto fino a tempi relativamente recenti e che, magari, ancora sopravviva in qualche isolato tratto di fiume o in qualche oasi lontana da tutto.

Un altro possibile candidato é il canguro rosso (Macropus rufus): i resti fossili (in particolar modo gli spettacolari ritrovamenti della Piana di Nullarbor) dimostrano chiaramente che nei tempi passati questa creatura raggiungeva dimensioni ben maggiori di quelle attuali. Non é difficile immaginarsi che un esploratore sfinito dal caldo e dalla sete (o un cercatore d'oro con una certa passione per gli alcolici) abbia scambiato un canguro più grande della media per un colossale parente di Bugs Bunny.

La "tigre marsupiale"

Nel 1642 il grande navigatore olandese Abel Janszoon Tasman stava esplorando la costa della terra che ora porta il suo nome per conto del governatore Van Diemen. Visto che il suo scopo era solo mappare la costa e non esplorare l'interno si limitò a mandare a riva un manipolo di uomini a cercare acqua e frutta fresca. Questi tornarono indietro e riferirono di aver trovato numerosi impronte simili a quelle di una tigre (gli olandesi conoscevano bene questo animale, grazie alle loro colonie nelle Isole delle Spezie). Altri esploratori successivi, meno celebri di Tasman, riferirono la presenza di tigri sia in Tasmania che sul continente australiano (curiosamente il capitano Cook, solitamente molto attento a fauna e flora locale, non ne fa parola).

Gli studiosi moderni si dicono certi che queste creature fossero dei tilacini o lupi marsupiali (Thylacinus cynocephalus), vista la peculiare colorazione di questo marsupiale carnivoro, che ricordava (o ricorda, vedremo dopo) molto quella di una tigre.

Da allora coloni, pastori, briganti, poliziotti e cacciatori hanno riferito con crescente frequenza di aver avvistato un animale assai simile a una tigre o ad un grosso felino, assai diverso dal tilacino che non può che ricordare un cane (il suo nome significa "il canide marsupiale dalla testa di cane"). In epoca recente questi avvistamenti sembrano essersi uniformati a quelli che avvengono nel resto del mondo e questi misteriosi animali ricordano sempre più pantere e puma.

A questo punto é necessaria una parentesi alquanto lunga e tediosa: si può parlare di tilacini superstiti? Generalmente si ritiene che sul continente australiano siano scomparsi tra il 1000 aC ed il 1788 AD (data dell'arrivo del capitano Cook in quello che ora é il Queensland) a causa della competizione con i dingo. Questo dato é assolutamente arbitrario e contestato da molti, al punto che il codice penale federale contiene tuttora precise sanzioni per chi uccida un tilacino. Ogni anno ci sono numerosi avvistamenti di creature simili al tilacino specialmente dal sud del continente.

Diversa la situazione in Tasmania: qui il tilacino ha prosperato fino al XIX secolo, fino a quando si cominciarono ad introdurre grandi allevamenti di pecore. Il tilacino era visto come un feroce razziatore di bestiame e come tale venne perseguitato in ogni modo possibile. Quando fu introdotta la legislazione federale di cui sopra era già troppo tardi e l'ultimo tilacino in cattività (la tradizione vuole che fosse un maschio e si chiamasse Benjamin, ma molti disputano entrambi questi dati) morì nello zoo di Hobart nel 1936. Ovviamente come in tutti questi casi i morti si rifiutano di stare sottoterra e già pochi mesi dopo la scomparsa di "Benjamin" cacciatori, pastori e escursionisti cominciarono a riportare la presenza di tilacini nelle più remote zone della grande isola. Particolarmente notevole é la testimonianza del biologo scandinavo Hans Naarding che il 9 marzo del 1982 vide un tilacino da pochi metri per diversi minuti nel corso di un violento temporale: l'unica traccia di questo avvistamento fu il forte odore che l'animale lasciò nell'aria. La stampa australiana diede grande spazio ad un altro caso, che venne accolto con grande commozione dal pubblico. Il primo novembre del 1974 Barbara Adams e i suoi bambini videro due cuccioli di tilacino che giocavano nel bush vicino a Frances, Victoria. La stampa abbracciò il caso come potente simbolo degli sforzi per la conservazione naturale, ma la vera importanza dell'avvistamento sta nell'accurata descrizione dei cuccioli, le cui immagini e descrizioni sono di difficile reperimento anche nelle pubblicazioni specializzate.

Anche qui le autorità hanno sempre adottato una politica di estrema cautela a causa dei numerosi avvistamenti: da un lato il tilacino é protetto da leggi severe, ma dall'altro si evitano di sprecare risorse per operazioni di ricerca costose e forse inutili. Molti dicono di aver visto un tilacino, ma purtroppo le prove mancano... eccetto per alcune orme trovate nel fango a Muydena (Tasmania) nel 1958 e alcune foto, molto probabilmente falsificate, il tilacino é solo un fantasma che continua ad aleggiare sul grande continente.

Dopo questa tirata (che spero non vi abbia confuso ulteriormente) penso sia dimostrata la complicatezza della questione: abbiamo un animale che la scienza "ufficiale" (o almeno una buona parte di essa) ritiene morto e sepolto come il celebre dodo (Raphus cucullatus), ma che si rifiuta di morire. In un continente più antico dei dinosauri non sono le sole cose strane che accadono...

Ma ora torniamo alle nostre tigri "marsupiali". Diciamo che il fenomeno può essere diviso in due. Da un lato ci sono gli animali vagamente simili a grossi gatti domestici, dal manto striato, che paiono preferire la fitta vegetazione tropicale del nord del paese. Dall'altro ci sono "felini" più convenzionali, che paiono preferire il sud del paese e che potrebbero essere inclusi nel fenomeno mondiale (ed indubbiamente multicausale) dei "grandi felini alieni".

Nel XIX secolo avvistamenti di "gatti marsupiali" o "tigri" provenivano da tutta l'Australia, ma si concentravano in particolar modo nella Penisola di Capo York, coperta per la quasi totalità da una fitta foresta tropicale. Le descrizioni di questo periodo sono unanimi: un animale di buona taglia, striato di nero e grigio, con orecchie simili a quelle di una lince europea, la testa di un felino con possenti canini (particolare assai importante) e grosse zampe armate di "terribili" artigli. E' solitamente schivo e cauto ma se viene messo all'angolo può essere un avversario temibile. Sembra che il bestiame domestico, per quanto comune e "facile", non sia il suo cibo favorito: questo é dovuto probabilmente al fatto che nel Nord dell'Australia gli allevamenti sono rari e tendono a concentrarsi sul bufalo malese, una preda tutt'altro che facile anche per tigri e leopardi, figuriamoci per un animale di modeste dimensioni come questo. La sua scarsa interazione con l'uomo e la sua preferenza per ambienti tanto remoti sono probabilmente la causa dello scarso interesse che ha sempre suscitato. Negli ultimi anni il fenomeno é caduto in disgrazia presso la stampa ma questo non vuol dire che l'animale sia scomparso: in soli tre anni si sono avuti più di 100 avvistamenti giudicati "significativi" dalla naturalista Janeice Plunkett. Il 30 maggio del 1987 Greg Calvert prese degli ottimi calchi di orme sconosciute presso Hughenden (Queensland). Analizzati da alcuni esperti (sfortunatamente non abbiamo nomi) vennero dichiarate come appartenenti ad un marsupiale sconosciuto "di dimensioni superiori a quelle di un dingo".

Bernard Heuvelmans suggerì che questa creatura potesse essere un marsupiale predatore imparentato con il Quoll (Dasyurus maculatus) o con il leone marsupiale (Thylacoleo carnifex), anche se la seconda creatura aveva tali particolarità fisiologiche (vedi sotto) da renderla un candidato alquanto improbabile. E' stata anche suggerito che si tratti di una specie di felino endemica dell'Australia... vedremo anche questo in seguito.

Diversa é la situazione nel Sud-Est: qui non si parla di sconosciuti animali, ma di creature che ricordano in maniera irresistibile puma (Puma concolor) e leopardi (Panthera pardus) neri. E' stato suggerito che si tratti dei discendenti di animali importati dai soldati americani durante la Seconda Guerra Mondiale o di belve liberate negli anni '50 e '60 da collezionisti che non volevano ottenere costosi permessi, ma Paul Cropper ha dimostrato con una rigorosa ricerca d'archivio che creature di questo tipo erano già note nel New South Wales almeno dal 1895. A differenza dei loro "parenti" di cui abbiamo parlato qui sopra, questi animali sono ghiotti di bestiame domestico, particolarmente pecore (o almeno questa é la teoria popolare), e non sembrano nemmeno particolarmente diffidenti nei confronti dell'uomo. Qui c'é subito un grosso problema di fondo: il tilacino venne sterminato perché si "sospettava" (mai sono state fornite prove certe) che fosse pericoloso nei confronti del bestiame domestico introdotto in Tasmania. E si trattava di una creatura molto più schiva ed assai meno aggressiva di quanto sappiamo essere la nostra misteriosa "tigre". Nessuna caccia alla tigre ha mai dato risultati apprezzabili, nonostante vi abbiano preso parte cacciatori e battitori esperti e siano stati fatti venire cacciatori professionisti dagli USA e dall'India. Particolare assai curioso, mentre i cani paiono non aver alcun problema a stanare e ad affrontare la "variante settentrionale" paiono essere assolutamente terrorizzati da quella "meridionale".

Da segnalare una curiosità: nonostante le uniche prove fisiche siano calchi di orme e qualche ciuffo di peli di dubbia origine i governi degli stati di Victoria e del New South Wales hanno aggiunto il puma alla lista dei predatori che attaccano il bestiame e per cui possono essere richiesti risarcimenti. Si tratta probabilmente di una manovra politica per dimostrare che si sta "facendo qualcosa" col minimo sforzo, anche perché non sono riuscito a trovare alcun riferimento a risarcimenti pagati per questa causa.

E ora in questa misteriosa e nebulosa faccenda entra un insolito sospetto: il gatto gigante.

Sappiamo per esperienza diretta che i gatti rinselvatichiti hanno dimensioni comparabili a quelle dei loro antenati domestici e che nel giro di un paio di generazioni ritornano al colore tipico del loro antenato (il gatto selvatico libico, Felis sylvestris lybica): questa é spesso portata come prova dell'addomesticamento relativamente recente del popolare felino.

Ma sappiamo bene che l'Australia é un continente molto, molto particolare: i gatti selvatici che popolano i deserti di Simpson e Gibson (in realtà delle steppe aride con oasi e boschetti, molto simili alle condizioni in cui un tempo prosperava il gatto selvatico libico) raggiungono dimensioni veramente inquietanti, circa 90 cm di lunghezza. Recentemente il cacciatore Kurt Engel ha ucciso nella regione del Gippsland un misterioso felino nero di notevoli dimensioni. Fortunatamente ha conservato la coda dell'animale (lunga ben 65 cm) come trofeo: sottoposta a varie analisi é risultata appartenere ad un gatto domestico con una percentuale di certezza tra il 98 e il 99%.

Questo é stato il momento di gloria di Nigel Brierly, uno dei massimi esperti di "grandi felini alieni", che ancora negli anni '80 sostenne che la quasi totalità dei casi poteva essere spiegata dalla presenza di gatti domestici o randagi di dimensioni "inquietanti". A livello personale la trovo una spiegazione assai più convincente della postulata presenza di colonie di felini esotici (tra l'altro oramai quasi estinti nei loro ambienti naturali) a poche decine di chilometri da importanti centri abitati. Inoltre é rinoto che moltissime persone (anche naturalisti e cacciatori esperti) hanno grosse difficoltà a stimare con precisione accettabile le dimensioni di un animale nel suo ambiente naturale: ecco come un grosso gatto può divenire un'inafferrabile pantera.

C'é inoltre un'altra curiosità: nessuno sa per certo quando i gatti sono arrivati in Australia. Gli Aborigeni non ne tengono, ma le tribù che vivono intorno ad Alice Springs (Northern Australia) sostengono che i gatti "sono qui dal Tempo dei Sogni" e pare che, a differenza di conigli e volpi, nessuno si sia preso la briga di annotare quando e dove sia avvenuta la prima introduzione. Potrebbero essere arrivati con gli Olandesi, con i Cinesi oppure con le varie ondate di popoli malesi che molti studiosi sostengono abbiano "diluito" i caratteri fisici di molte tribù aborigene nel corso degli ultimi tre millenni.

Quindi la tigre marsupiale non é affatto un marsupiale o un altro animale esotico ma un gigantesco micio? Beh, magari fosse così semplice.

Fino a circa 10.000 anni or sono in Australia viveva un peculiare predatore, il leone marsupiale (Thylacoleo carnifex) che da molti é stato indicato come principale candidato per spiegare molti avvistamenti, specialmente nel Queensland (anche se i fossili sono stati ritrovati in tutta l'Australia). Purtroppo recenti ricostruzioni di questo animale sembrano contraddire questa ipotesi: la dentizione era estremamente particolare (priva di canini e con incisivi sviluppati per sopperire a questa mancanza), come pure la forma delle zampe (che é stata più volte paragonata ad una mano umana, con tanto di pollice semi opponibile), inoltre pare che somigliasse di più ad un gigantesco tasso che ad un leone o ad una pantera...

Per completare la confusione nelle Americhe esistevano dei marsupiali predatori che, per convergenza evolutiva, erano incredibilmente simili a dei grossi felini: il più celebre di questi era il genus Thylacosmilus, incredibilmente simile ad una tigre dai denti a sciabola, vissuto circa 3 milioni di anni or sono. Questi vennero spazzati via dalla concorrenza dei predatori placentati, tra cui gli Smilodon sono senz'altro i più celebri.

Insomma, un dilemma che sembra sempre più lontano dalla soluzione.

L'impossibile Yowie

Tutti i continenti (con l'esclusione dell'Antartide) hanno i loro uomini selvatici, i loro Yeti, i loro Sasquatch. L'Australia non fa eccezione, nonostante la sua storia naturale ci dica che qui i mammiferi placentati (uomo incluso) sono arrivi estremamente recenti. Questa misteriosa creatura ha molti nomi (sia aborigeni che australiani) Jingara, Gooligah, Hairy Man, Yahoo, Bush Ape, ma come molti altri autori preferisco usare il termine Yowie, parola della lingua Yuwaalaraay che significa grossomodo "spirito dei sogni", e che é oramai entrato in uso comune.

Dal punto di vista zoologico la presenza di grande primate sconosciuto in Australia é un'assurdità: il continente non ha ospitato Austrolopitechi, Neanderthal, Gigantopitechi od altri ominidi o grandi primati arcaici che possono aiutare a spiegare questo mistero. Prima dell'arrivo dell'uomo gli unici bipedi erano canguri ed emù.

Ma qui arriva il primo dilemma: quando é arrivato l'uomo in Australia? La data certa, ovviamente, é impossibile da conoscere. E' assolutamente certo, dalla multitudine di siti (focolari, utensili, ossa con tracce di macellazione, etc) ritrovati e datati con certezza, che l'uomo camminava nelle piane australiane già 38.000 anni or sono. I siti ritrovati nella Terra di Arnhem, passaggio obbligato per chiunque arrivasse dalla Nuova Guinea o dall'arcipelago indonesiano, hanno fornito date di 50.000 anni or sono. I recenti avanzamenti nel campo della termoluminescenza (il C14 é inutile in questi siti e per queste date) hanno spinto la data verso i 60.000 anni fa.

Ma chi erano questi primi abitanti d'Australia? Purtroppo i più antichi resti umani a nostra disposizione sono databili a circa 20.000 anni fa: i celebri teschi del Lago Mungo appartenevano senz'altro agli antenati diretti degli attuali aborigeni e sappiamo che costoro, tra le varie pratiche funerarie, incendiavano e smembravano i cadaveri. Proprio qui si sono trovati i primi esperimenti di cremazione noti in assoluto.

Ma 10.000/15.000 anni or sono il Fato decise di giocare un brutto tiro ai paleontologi. Teatro del crudele scherzo un lago collocato in quello che ora é lo stato di Victoria.

Qui una popolazione di straordinari uomini (alcuni, coraggiosi o folli, parlano di ominidi) decise di vivere e, soprattutto, di seppellire i suoi morti. La straordinarietà di questi uomini stava nei loro teschi: pesanti, con grandi denti e mascelle robuste. Alcuni crani presentano caratteristiche tipiche dell'Homo erectus, come la fronte bassa, zigomi prominenti e anche creste sagittali.

Purtroppo questi resti non sono mai stati studiati adeguatamente (come spesso accade a tutto quanto non venga dall'Africa) e questo ha scatenato una marea di ipotesi, alcune sensate, altre folli. Diciamo che l'ipotesi al momento più accettata é che si tratti di una popolazione di H. sapiens che ha conservato tratti estremamente arcaici, visto che pare che la teoria originalmente più accreditata (deformazioni e mutilazioni volontarie) sia ultimamente caduta in disgrazia. Come e perché siano arrivati in questa zona migliaia di anni dopo i "moderni" uomini del lago Mungo non possiamo saperlo, come pure non possiamo sapere quanto siano credibili coloro che ci dicono che alcuni di questi tratti arcaici sono ancora visibili tra gli Aborigeni purosangue.

Comunque sia per quanto l'ipotesi sia allettante ci sono due problemi fondamentali: il primo é che la gente di Kow Swamp, nonostante il suo aspetto arcaico e "primitivo", aveva comportamenti più moderni di quelli di qualsiasi Yowie. Seppellivano i loro morti, conoscevano il fuoco, pescavano e fabbricavano utensili di pietra sofisticati. Lo Yowie é il classico bruto delle leggende che al massimo usa una clava o un bastone. Il secondo sono le dimensioni: lo Yowie é un gigante, alto più di due metri; la gente di Kow Swamp faticava ad arrivare al metro e settanta.

Verrebbe voglia di includere lo Yowie insieme ad altri ominidi, almeno con l'indecifrabile Bigfoot/Saquatch americano, ma ci sono tanti, troppi problemi.

Innanzitutto le orme: mentre quelle di tutti gli altri ominidi presentano una certa "coerenza" geografica, quelle dello Yowie sono un guazzabuglio indecifrabile. Impronte con cinque, quattro o tre dita sono comuni. In alcuni casi si sono anche trovate impronte con due dita (probabilmente lasciate da struzzi africani fuggiti dagli allevamenti). Le dimensioni variano in maniera incredibile.

Poi abbiamo l'aspetto: troppe differenze e, soprattutto, troppe incoerenze. Lunghi canini, altezze smisurate (due metri é il minimo, in alcuni casi si superano i tre), occhi che brillano nel buio, un torace privo di qualunque traccia di muscoli o di seno (confrontatelo con le descrizioni degli Almas o dei Bar-Manu), gambette esili esili oppure incredibilmente muscolose... insomma é impossibile dare una descrizione per il semplice motivo che ogni testimone ha una versione personale da riferire.

Inoltre mentre la quasi totalità degli ominidi viene descritta come schiva e desiderosa di evitare ogni contatto con l'uomo, pare che lo Yowie sia un bruto sanguinario cui vengono attribuite sparizioni, furti di bestiame e ogni sorta di malvagità.

Insomma, abbiamo di fronte o una creatura straordinaria che può riscrivere la storia naturale come noi la conosciamo oppure qualcosa che é forse il caso di lasciare a folkloristi e psicologi.

Bibliografia

Bernard Heuvelmans "On The Tracks Of Unknown Animals" Kegan Paul, Londra 1995

Tony Healy e Paul Cropper "Out of the Shadows: Mystery Animals of Australia" Ironbark, Chippendale 1994

Robert Paddle "The Last Tasmanian Tiger: The History and Extinction of the Thylacine" Cambridge University Press, New York 2001

Malcom Smith "Bunyips and Bigfoots: In Search of Australia's Mystery Animals" Millenium Books, Alexandra 1996

Karl Shuker "Mystery Cats of the World" Robert Hale, Londra 1989

Nigel Brierly "They Stalk by Night" Nigel Brierly, South Molton 1989

George Eberhart "Mysterious Creatures: a Guide to Cryptozoology" ABC Clio, Santa Barbara 2002

"Reference Map of Australia 1: 4,600,000" Travelog, Macquarie Park 1985

Risorse multimediali utilizzate:

http://www-personal.une.edu.au/~pbrown3/ausindex.html

http://en.wikipedia.org/wiki/Geography_of_Australia

http://en.wikipedia.org/wiki/Fauna_of_Australia