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Orsi insoliti del Nordamerica

Un presunto ibrido tra grizzly e orso polare fotografato in natura
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Orsi insoliti del Nordamerica

ibridi e folklore del neartico settentrionale
di Lorenzo Rossi - Mer, 09/05/2018 - 17:26Qui si parla di
Un presunto ibrido tra grizzly e orso polare fotografato in natura

In ogni parte del mondo in cui è presente, l'orso ha da sempre rivestito un ruolo importante nell'immaginario delle popolazioni umane che hanno vissuto più strettamente a contatto con questo plantigrado. Particolarmente affascinanti in tal senso sono le tradizioni e le segnalazioni provenienti dai territori dell'Alaska, sia perché qui le tradizioni native si sono intrecciate con la presenza dei più grandi rappresentanti tra gli ursidi, l'orso polare (Ursus maritimus) e l'orso bruno (Ursus arctos), presente con diverse sottospecie tra le quali figurano l'orso grizzly (U. a. horribilis) e Kodiak (U. a. middendorffi), sia perché queste distese immense, ancora oggi poco esplorate e prevalentemente disabitate, sono state la cornice perfetta per dare vita a ipotesi su specie misteriose ancora da scoprire... 

L'orso di MacFarlane

Il 24 giugno del 1864, alcuni cacciatori Inuit nativi dell'area della Baia di Franklin (Territori del Nord-Ovest), abbatterono una femmina di orso grizzly dal manto giallognolo. Successivamente la sua pelle e cranio entrarono in possesso del commerciante di pelli Roderick MacFarlane (Mair e MacFarlane 1908), che inviò i reperti alla Smithsonian Institution.

I resti dell'orso rimasero negli archivi senza destare particolare interesse per oltre 50 anni, sino a che il numero di campioni di grizzly divenne sufficientemente elevato per giustificare una revisione della specie. A questo compito si dedicò il noto naturalista Clinton Hart Merriam, che fu il primo a notare come l'orso di MacFarlane non sembrava essere un grizzly ordinario. La pelliccia, del già citato colorito giallognolo, si inscuriva sino a diventare bruno fulvo sul ventre, il muso era marrone dorato e gli occhi erano cerchiati di marrone opaco. Anche il cranio, specialmente per quanto riguardava la conformazione dei denti, che in alcune caratteristiche sembravano ricordare quelli dell'arctoterio (un grande orso sudamericano estintosi 700.000 anni fa), sembrava incompatibile con quello di un orso bruno "convenzionale" (Merriam 1918). 

Convinto così di trovarsi di fronte a qualcosa di totalmente nuovo per la scienza, lo studioso decise di istituire per questo animale un nuovo genere, battezzando la specie con il nome di Vetularctos inopinatus, che significa “orso antico e inaspettato”, per il quale propose il nome comune di "orso patriarca". La sua tesi era infatti che si trattasse di un rappresentante di una specie molto antica sopravvissuta all’estinzione.

Sfortunatamente, benché all'interno della sua revisione fossero presenti diverse fotografie di crani di orso, nessuna di queste immortalava quello del Vetularctos, la cui eventuale esistenza fu in seguito dimenticata e mai approffondita da nessun altro zoologo. 

I pochissimi elementi a nostra disposizione potrebbero essere comunque sufficienti per formulare un'ipotesi verosimile...

Nel 1896, lo scrittore ed esploratore americano Caspar Whitney diede alle stampe On Snow-Shoes to the Barren Grounds, all'interno del quale fa un veloce accenno a un orso dall'aspetto insolito osservato in prossimità del Fiume Anderson (estremo nord del Canada): 

Si tratta di un orso dall'aspetto particolare, che sembra un incrocio tra il grizzly e l'orso polare, e ha la particolarità che le zampe posteriori sono grandi quanto le zampe anteriori, mentre la testa appare un po' come quella di un cane eschimese, molto ampia nella fronte, con muso quadrato, lungo, e le orecchie disposte come quelle del cane. E' molto largo di spalle e il colore della sua pelliccia assomiglia a quella del grizzly.
Caspar Whitney 1896
Il primo ibrido tra grizzly e orso polare documentato in natura fu abbattuto nel 2006

All'epoca in cui Whitney scrisse queste considerazioni, ibridazioni tra grizzly e orsi polari erano già state documentate in cattività sin dal 1874 presso il Giardino Zoologico di Halle, Germania.

I risultati di simili incroci risultano fertili e la colorazione degli individui adulti varia dal bianco giallognolo al marrone chiaro. In natura però questo fenomeno non era mai stato documentato inequivocabilmente sino al 2006, anno in cui, presso Banks Island, un cacciatore uccise uno maschio di orso che inizialmente fu considerato un orso polare. L'animale possedeva un manto biancastro, ma anche lunghi artigli e una gobba sulla schiena, tipici del grizzly. La parte inferiore delle gambe e il muso erano di colore marrone chiaro e gli occhi cerchiati di marrone. Successive analisi del DNA dimostrarono che si trattava di un ibrido tra una femmina di orso polare e un maschio di grizzly. 

Questa attribuzione può verosimilmente spiegare il caso dell'orso di MacFarlane, il cui riesame del cranio potrebbe fornire utili informazioni per quanto riguarda il fenomeno dell'ibridazione in natura tra le due specie. Le ipotesi formulate sino a ora chiamano in causa i cambiamenti climatici, con da un lato lo spostamento degli orsi polari verso sud, dovuto allo sciogliomento dei ghiacci e dall'altro quello dei grizzly verso nord, permettendo così una sovrapposizione degli areali. 

L'orso donnola dell'Alaska

Nel 2015 un imponente studio etnozoologico sull'orso polare nella Regione di Inuvik, riportò che i nativi credevano nell'esistenza di orsi anomali, tra cui una tipologia conosciuta con i nomi di Tigiaqpak (orso donnola) e Tiriarnaq.

Seguono alcune segnalazioni riportate dagli informatori locali:  

Donnola, noi li chiamiamo "donnola", questi orsi... Li puoi riconoscere subito, sono diversi. Io non so spiegare il perché... Sembrano più magri, come una donnola. Hanno zampe lunghe, anche se sono sempre massicci.
PIN 122, Ulukhaktok (Joint Secretariat. 2015)
E' un orso polare, è un grande orso maschio, ma lungo e magro. Il corpo è lungo e le gambe hanno un che di corto; è chiamato tigiaqpak; è una grande donnola... un orso donnola.
PIN 117, Ulukhaktok (Joint Secretariat. 2015)
Ci sono a volte orsi che chiamiamo tiriarnat [plurale di tiriarnaq], e che superano i 3 metri. Sono molto grandi, sono magri, il loro collo è molto più lungo di quello degli orsi che cacciamo oggi. Non vedo un orso donnola da anni e anni... Sono molto grandi... Ne braccammo uno, una volta [primi anni '80]... Non lo catturammo. Le sue impronte... erano molto diverse da quelle degli orsi che cacciamo oggi. Quelle degli orsi donnola sono perfettamente rotonde... Puoi metterci due piedi dentro... e c'è ancora spazio attorno...
PIN 132, Sachs Harbour (Joint Secretariat. 2015)
Mio nonno mi diceva che esistono due tipi di orso: l'orso donnola e l'orso tozzo. L'orso donnola, quando gira il collo, impiega più tempo nel ruotare il corpo ed è grande 3,5 - 4 metri. Gli orsi donnola sono comunque soltanto grandi maschi di orso...
PIN 158, Paulatuk (Joint Secretariat. 2015)
"Il Vecchio"

Nel 2014, durante scavi archeologici condotti presso Walakpa (Alaska), fu rinvenuto un imponenete cranio di un orso polare.

Di dimensioni apparentemente maggiori rispetto a quello degli attuali rappresentanti della specie, appariva stretto e allungato. La datazione al radiocarbonio ne stabiliva l'età a circa 670-800 anni fa e fu soprannominato The Old One (il vecchio)Il reperto ha fatto parlare di sé in tempi recenti, quando i suoi scopritori si sono accorti della sua superficiale somiglianza con le descrizioni relative al Tigiaqpak, cosa che li ha portati ad avanzare l'ipotesi che forse le tradizioni inuit potevano essere spiegate con la recente passata esistenza di una grande sottospecie ancora sconosciuta

The Old One (a sinistra), paragonato a crani di orsi polari contemporanei (copyright UIC Science LLC).

Come abbiamo già avuto modo di vedere con il caso dell'orso degli alberi nepalese, credenze locali che sembrerebbero confermare l'esistenza di orsi ancora sconosciuti sono in realtà piuttosto comuni, ma possono essere facilmente spiegate ricorrendo all'etnozoologia.

Ad esempio le leggende sugli "orsi donnola" da parte dei nativi possono riferirsi ad avvistamenti di grandi individui (il cranio ribattezzato The Old One, con i suoi 41 cm di lunghezza è sicuramente impressionante, ma rientra nella variabilità della specie) durante periodi dell'anno particolarmente poveri di risorse alimentari.

Bibliografia

Goodwin, George G. Inopinatus: The Unexpected.

Joint Secretariat, 2015. Inuvialuit and Nanuq: A Polar Bear Traditional Knowledge Study. 

MacFarlane R., Mair C., 1908. Through the Mackenzie Basin.

Merriam C.H., 1918. Review of the Grizzly and Big Brown Bears of North America (Genus Ursus) with Description of a New Genus, Vetularctos.

Stimmelmayr R. et al, 2017. Skull Shape and Morphometry of Subfossil of Alaskan Polar Bear: Evidence for a new subspecies?

Whitney Caspar, 1896. On Snow-Shoes to the Barren Grounds.