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La biscia secolare di Galluccio

Esemplare di natrice dal collare (foto Andrea Boscherini)
Approfondimenti

La biscia secolare di Galluccio

quando fotografie e folklore non vanno d'accordo
Ritratto di lorenzorossi di Lorenzo Rossi - Ven, 05/06/2020 - 09:02Qui si parla di
Esemplare di natrice dal collare (foto Andrea Boscherini)

Tradizioni popolari che parlano di smisurati serpenti sono comuni un po' in tutta Italia, dalla besabova della tradizione romagnola sino alla colovia siciliana, ma soltanto una di queste, seppure per un brevissimo periodo, è sembrata in procinto di uscire dal limbo del folklore per entrare nei manuali di zoologia... 

Nei boschi del comune di Galluccio, in provincia di Caserta, esisterebbero infatti natrici dal collare (Natrix natrix) di enormi dimensioni conosciute dai locali con il nome di bisce secolari. Venni a sapere per puro caso della loro "esistenza" dal signor Franco Catta, che mi aveva informato che nell'area wilderness di Fosso di Cocuruzzo qualche anno prima ne era stata abbattuta una. Inoltre l'esemplare era stato fotografato e misurato e raggiungeva l'impressionante lunghezza di 350 cm. Il mio gentile interlocutore aggiunse che la fotografia in questione era stata pubblicata sul numero di Gennaio - Marzo 2011 della rivista Wilderness.

Ciò, in parte, corrispondeva al vero: l'immagine era effettivamente presente e una parte dell'articolo, dedicato alle caratteristiche ecologiche della zona, riportava che:

Numerose sono anche le specie di rettili, tra le quali la biscia d'acqua [...] che qui, forse per motivi ambientali favorevoli, è presente con individui capaci di raggiungere dimensioni incredibili: nel 2009 ne fu ucciso uno di ben 3,50 metri di lunghezza con un diametro di 10 cm!
Wilderness gennaio - marzo 2011
la presunta "biscia secolare" di Galluccio

L'immagine, apparentemente alquanto impressionante, raffigurava un uomo che sorreggeva l'imponente cadavere del serpente (ricordo che si tratta di una specie protetta...) utilizzando un bastone. La didascalia riportava la dicitura "Enorme biscia d'acqua uccisa nel 2009 - Foto di Anonimo".

 

Dimensioni da record?

Per rendersi conto dell'incredibile eccezionalità di un simile ritrovamento, basti pensare che esemplari di bisce dal collare di 150 cm sono già considerati notevoli dagli erpetologi e che il record in questo senso sembrerebbe appartenere ad un esemplare proveniente dall'isola di Veglia, Croazia, lungo 205 cm (Bruno, 1999), ma la maggior parte degli studiosi indicano la lunghezza massima della specie a 170 cm.

Consultando invece la letteratura "grigia" e generalmente ignorata dal mondo accademico, il primato assoluto spetterebbe invece ad una "mostruosa" femmina senile che l'erpetologo David Martin osservò per circa 15 minuti nelle foreste di Saint-Bonnet (Francia), la quale a suo dire era "poco più lunga di 3 metri" (Martin, 1902).

In sintesi il serpente di Fosso di Cocuruzzo sarebbe stato un vero e proprio gigante tra i giganti, molto probabilmente, se la fotografia si fosse rivelata autentica, il più grande individuo di serpente europeo autoctono mai rinvenuto. Decisi quindi di tentare di ottenere maggiori informazioni, nella fattispecie desideravo capire in che modo si era giunti alla conclusione che la natrice in questione fosse lunga 350 cm: si trattava di una precisa misurazione diretta o di una stima ricavata dagli elementi visibili nella fotografia? Il serpente era stato conservato o esibito in qualche museo?

Purtroppo la risposta fu negativa, venni a sapere che l'esemplare, "forse per paura", era stato bruciato. Inoltre mi si chiedeva gentilmente di non indagare ulteriormente sul caso e di non divulgare nessun dettaglio, perché un'Università del centro Italia stava svolgendo approfondimenti in merito e non desiderava "il sovrapporsi di altre iniziative".

I dubbi però restavano e non erano pochi: perché prendersi la briga di immortalare il serpente in fotografia per poi bruciarne il cadavere? Inoltre perché l'autore della foto pubblicata era rimasto anonimo? In che modo l'impressionante immagine era giunta alla pubblicazione sulla rivista Wilderness? Quale era questa università coinvolta? 

Seduto in riva al fiume pop corn alla mano, e assolutamente intenzionato a rispettare la volontà delle parti coinvolte, non potei fare altro che attendere con pazienza...

Il ruolo dell'Università di Perugia

Il 3 luglio del 2011 fui così informato via email dal signor Cattabriga che il quotidiano Il Mattino aveva pubblicato un articolo a firma di Ildebrando Caputi, in cui veniva rivelata l'identità dell'Università coinvolta (quella di Perugia) ed erano ufficializzati i risultati delle loro indagini su quella che fu ribattezzata dalla stampa con l'infelice nome di meganatrix...

Dal testo si apprendeva che il responsabile della ricerca era il recentemente scomparso Bernardino Ragni, del quale Caputi riportava entusiastiche dichiarazioni:

Quella di Galluccio – ha detto con evidente soddisfazione – è con ogni probabilità la più grande Natrix natrix finora rinvenuta al mondo. Un esemplare unico e dall’eccezionale valore scientifico di oltre tre metri di lunghezza e di circa otto dieci centimetri di diametro. Basti pensare giusto per avere un confronto, che ad oggi tutti gli studi e ricerche su questa specie a livello europeo hanno sempre evidenziato per quanto riguarda le misure, una lunghezza media intorno ai 120 centimetri, e che solo occasionalmente arriva ai due metri.
da Il mattino del 03/07/2011

Tutto ciò mi lasciò comunque abbastanza perplesso: frasi come "con ogni probabilità", "oltre tre metri", "circa otto dieci centimetri di diametro", lasciavano infatti supporre che il serpente in questione non fosse stato effettivamente misurato.

L'articolo proseguiva spiegando che Bernardino Ragni, Emi Petruzzi e Cristiano Spilinga del Dipartimento di biologia cellulare e ambientale dell'Università, avevano effettuato dei sopralluoghi:

Abbiamo la certezza – ha sottolineato Ragni – della coerenza ecologica perfetta tra i luoghi visitati e analizzati con la vita di questo straordinario serpente. Il fosso di Cocuruzzo per lunghi tratti inaccessibile e selvaggio, il canyon e le gole del fiume Peccia, boschi, torrenti, insomma proprio quegli habitat ideali per favorire una lunga e tranquilla vita ai vari rettili. Il nostro è stato solo un primo sopralluogo, necessario è adesso avviare delle approfondite ricerche sul campo. Per Galluccio e per la scienza si tratta di un’occasione da non perdere. In questa fase raccomando ai cittadini di segnalare agli attivisti locali della Wilderness che collaborano con noi, ogni eventuale altro anomalo ritrovamento, di non aver assolutamente paura, poiché la Natrix natrix è una specie innocua e non velenosa, basti pensare che si difende dal pericolo fingendosi morta
da Il mattino del 03/07/2011
L'articolo di Ildebrando Caputi apparso su il Mattino
I conti non tornano

Nonostante trovi sempre lodevole la disponibilità del mondo accademico nell'indagare le tradizioni e avvistamenti della popolazione locale, le informazioni disponibili lasciavano trapelare più di un dubbio. Da quanto emerso infatti, sembrava che l'unica "prova" del fatto che il serpente della fotografia raggiungeva una dimensione record, era la mera considerazione che la zona in cui era stato abbattuto era sufficientemente selvaggia e isolata per permettere ai serpenti di condurre una vita tranquilla. 

Se i presupposti erano questi, mi chiesi quindi cosa impediva di ritenere autentiche anche le fotografie di smisurati anaconda provenienti dalla foresta Amazzonica: quale ambiente è più selvaggio e impraticabile del cuore delle foreste tropicali? La risposta, come sempre era sempre una: il buon senso.

Infatti perché una misurazione di un serpente di dimensioni record possa essere considerata attendibile, deve sottostare ai seguenti criteri:

1) Essere eseguita su di un serpente catturato vivo.
2) Essere eseguita su di un serpente immediatamente dopo la sua morte in presenza di testimoni con allegate fotografie o video che ne mostrino la misurazione.
3) Un filmato o una foto di un serpente vivo prossimo ad un oggetto di lunghezza conosciuta, con testimoni presenti.

Va da sé che la fotografia della natrice di fosso di Cocuruzzo, per quanto fino ad allora emerso non rispondeva a nessuno di questi requisiti, trattandosi di un'immagine senza punti di riferimento precisi scattata da una fonte anonima e con un dettaglio alquanto sospetto...

Il trucco c'è, e si vede

Esiste infatti un modo semplicissimo per ottenere immagini di "super animali", ben conosciuto sin dagli albori della fotografia: quello di "forzare" la prospettiva ponendo il soggetto in primo piano rispetto alla o alle persone ritratte assieme ad esso. Nell'immagine in questione era davvero evidente il fatto che la natrice era sorretta da un bastone posto davanti all'obiettivo. Immagini del genere praticamente invadono la rete e l'esempio che riporto qui sotto è abbastanza emblematico. 

come fotografare un serpente gigante in due semplici mosse
I ricercatori correggono il tiro

La notizia si diffuse piuttosto velocemente destando abbastanza clamore nella comunità degli erpetologi e dei fotografi naturalistici, che non tardarono ad esprimere un giudizio pressoché unanime: il serpente ritratto sembrava molto più lungo delle sue reali dimensioni in quanto sorretto da un bastone e messo in primo piano rispetto alla persona che appare nella fotografia.

Come prevedibile non tardò nemmeno il dietro front dei ricercatori coinvolti, che inviarono questa lettera alla lista di discussione della Societas Herpetologica Italica:

Un saluto a tutti, non sono potuto intervenire prima in quanto fuori sede per lavoro e con difficoltà estreme di connessione. Veniamo alla natrice che sta stuzzicando l'interesse di noi tutti. Come indicato nell'articolo de Il Mattino, Bernardino Ragni, Emi Petruzzi e il sottoscritto hanno effettuato un sopralluogo nella zona su indicazione del segretario e di soci residenti dell'Associazione Italiana per la Wilderness. L'unico reperto che siamo riusciti a recuperare è la foto originale, ripresa tramite cellulare, dell'animale ucciso nel 2009. Abbiamo effettuato osservazioni e rilievi di campo, esaminato una raccolta faunistica pubblica e due private, intervistato di prima mano, sia gli "attori" del fatto in argomento, sia numerosi osservatori occasionali. Non essendo riusciti ad ottenere, per ora, tutto o parte del reperto in questione, circa la taglia della natrice non possiamo andare oltre la definizione di "notevole". Ci stiamo ancora lavorando, non appena possibile forniremo ulteriori aggiornamenti. Abbiamo avuto colloqui con il giornalista autore degli articoli: ciò che egli ha pubblicato non è stato autorizzato dal nostro gruppo, l'enfasi ed il contenuto dei titoli e del testo cambiano o distorcono la forma e la sostanza dei nostri commenti verbali
Cristiano Spilinga

Questa comunicazione mi lasciò comunque con qualche dubbio: il giornalista autore degli articoli che non sarebbe stato autorizzato a riportare i contenuti pubblicati, era Ildebrabdo Caputi, direttamente coinvolto nell'associazione Wilderness diretta da Franco Zunino. Chiedendomi così se l'Università e Wilderness avessero posizioni diverse sulla "meganatrix", mi rivolsi direttamente a Zunino, nella cui e-mail di risposta mi informava del fatto che era stato presente ai rilievi effettuati dai ricercatori, i quali erano concordi con lui nell'affermare che la natrice in questione era lunga dai 3 ai 3,50 metri "o magari anche oltre". Continuava inoltre affermando che Spilinga, per "serietà scientifica", aveva deciso di mantenersi sul vago nella sua comunicazione sulla mailing list di erpetologia, ma che questa sua prudenza non significava smentire la notizia, ma darne indiretta conferma. Concludeva infine dicendo che se qualcuno non credeva all'autenticità della foto, doveva esibire a tal proposito motivazioni tecniche.

Chiesi così a Zunino soltanto tre elementi, certamente di non difficile reperibilità: l'altezza della persona ritratta nella fotografia, la fotografia originale e l'apparecchio con cui questa fu scattata, ma per "motivi di riservatezza", non volle fornirmi questi dati. Un po' come a dire "se non credete alla foto servono motivazioni tecniche, ma non vi aiuteremo in alcun modo a formularle".

Nel frattempo dovetti subire qualche velata critica da parte di alcune persone "informate dei fatti", ma a oggi sono passati nove anni e la meganatrix è giustamente finita nel dimenticatoio, senza nessuna traccia delle varie prove e pubblicazioni scientifiche che di lì a poco sarebbero dovute emergere...