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Il lupo andino

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Il lupo andino

specie scomparsa o abbaglio?
Ritratto di lorenzorossi di Lorenzo Rossi - Ven, 30/03/2012 - 12:14Qui si parla di

Il crisocione (Chrysocyon brachyurus), conosciuto anche come "lupo dalla criniera", è un canide sudamericano diffuso soprattutto nel Brasile meridionale e a nord della Bolivia, ma anche a sud del Paraguay e in alcune zone dell'Argentina. Si tratta di una specie a rischio di estinzione, simile a una grossa volpe dalle lunghe zampe (uno dei suoi nomi locali è aguara guaza, che significa "volpe con i trampoli", ma è maggiormente conosciuto come lobo guarà "lupo rosso"), non imparentata con nessun altro canide diffuso attualmente. La possibilità dell'esistenza di un suo stretto parente di montagna - il crisocione vive esclusivamente nelle pianure -, fu però seriamente ipotizzata dal famoso mammologo tedesco Ingo Krumbiegel...

 

Le lunghe zampe del crisocione gli permettono di muoversi più agevolmente tra l'erba alta tipica del suo habitat.

Nel 1927, il noto commerciante di animali Lorenz Hagenbeck vide delle pelli di canide dall'aspetto insolito, in vendita in un mercato di Buenos Aires e decise, dopo avere appreso dal commerciante che si trattava della pelle di uno strano animale che viveva sulle Ande, di acquistarne una. Il reperto aveva una superficiale somiglianza con la pelle di un crisocione, ma era più grande, di colore più scuro e dotato di un pelo più folto. Le orecchie inoltre erano più piccole e arrotondate rispetto a quelle del crisocione. Ritornato in Germania sottopose il campione al verdetto degli scienziati, i quali però, in assenza di un cranio a esso associato, non poterono sbilanciarsi. All'epoca infatti, non essendo ancora possibili gli esami del DNA, studiare la pelle di un canide non era impresa agevole, per via della possibilità di un'ibridazione di diverse razze canine.

Il mammologo Ingo Krumbiegel rimase però colpito dalla dichiarazione di Hagenbeck secondo il quale esistevano altre tre pelli simili. Generalmente i frutti di ibridazioni canine sono alquanto imprevedibili e il fatto che esistessero altre pelli con le medesime caratteristiche incuriosì notevolmente lo scienziato. Quest'ultimo si ricordò così del cranio di un canide dalle strane caratteristiche, che aveva potuto esaminare nel 1935 e che faceva parte di una collezione di esemplari provenienti dalle Ande. All'epoca aveva frettolosamente etichettato il reperto come un cranio atipico di crisocione, ma la scoperta della pelle misteriosa lo indusse a riesaminarlo con maggiore attenzione.

Nonostante fosse molto simile a un cranio di crisocione, era 5 cm più lungo della media di 23 crani da lui precedentemente misurati: inoltre il crisocione è un animale di pianura, che non vive ad alta quota, mentre il cranio in questione proveniva indiscutibilmente dalle Ande. Krumbiegel ipotizzò quindi che se fosse davvero esistita una forma montana di crisocione, quest'ultima avrebbe dovuto possedere una pelliccia più folta, orecchie più piccole e una forma più tozza, caratteristiche maggiormente idonee per conservare al meglio il calore corporeo. Non esitò così ad accostare il cranio misterioso alla pelle di Hagenbeck e nel 1949 pubblicò una descrizione formale della nuova specie Oreocyon hagenbecki, successivamente rinominata nel 1953 Dasycyon hagenbecki (lupo dalla folta pelliccia di Hagenbeck) in quanto il genere Oreocyon era già stato precedentemente utilizzato per descrivere una specie fossile.

La controverse pelle del presunto lupo andino, a oggi resta un piccolo mistero zoologico.

Da quel momento in poi non furono però mai più ritrovati reperti associabili a questa ipotetica specie, la cui esistenza resta alquanto dubbia. Nel 1954 il Dott. Fritz Dieterlen analizzò i peli della pelle concludendo che erano simili a quelli di un pastore tedesco, mentre nel 1957 Angel Cabrera classificò la pelle del "lupo andino" come quella di un cane domestico. Nel 2000 fu tentato un esame del DNA, che però risultò inconclusivo: la pelle aveva subito dei trattamenti chimici ed era inquinata dal DNA di cane, lupo (?), uomo e maiale. Questi elementi farebbero comunque pensare che quest'ultima fosse appartenuta a un animale domestico. Non è inoltre perfettamente chiaro se Hegenbeck vide le altre pelli simili in vendita dallo stesso commerciante, ma va anche sottolineato che non sembra esistere nessuna tradizione andina né alcun nome locale che possa riferirsi a un canide di montagna ancora sconosciuto in Sudamerica.

Essendo la pelle di Hagenbeck oramai inutilizzabile, l'ultimo tentativo possibile per risolvere questo mistero una volta per tutte potrebbe essere un'analisi del cranio esaminato da Krumbiegel (del quale non sono riuscito a trovare né immagini, né attuale collocazione, e che rappresenta un mistero dentro al mistero), che di certo si presterebbe molto meglio di una pelliccia ad un ipotetico esame del DNA. Ma visti i pochi elementi attualmente disponibili, l'evenienza che qualche studioso o istituzione possa interessarsi alla cosa, risulta invero alquanto improbabile.