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Lo Tzuchinoko

Identikit dello tzuchinoko da Cryptozoology Vol. 6 - 1987
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Lo Tzuchinoko

il serpente fantasma del Giappone
di Lorenzo Rossi - Gio, 05/12/2013 - 20:43Qui si parla di
Identikit dello tzuchinoko da Cryptozoology Vol. 6 - 1987

Tzuchinoko ("figlio del martello") è il più comune fra gli oltre 40 nomi con i quali in giappone viene indicato un leggendario serpente di piccola taglia che abiterebbe prevalentemente le regioni di montagna delle isole di Honshu, Kyushu e Shikoku. Descritto per la prima volta nel XXIII in alcuni racconti spirituali buddisti, il misterioso animale è stato in epoca moderna l'oggetto di due articoli di Soseki Yamamoto (1973, 1985), che ne stilò una lunga serie di presunti avvistamenti da parte della popolazione locale.

Seppure con diverse discrepanze, lo tzuchinoko è stato descritto in modo piuttosto omogeneo nel corso dei secoli: la lunghezza del corpo varierebbe dai 30 agli 80 cm e la larghezza dai 7 agli 8 cm. La testa triangolare è nettamente separata dal resto del corpo da un collo sottile e alcuni testimoni hanno riportato la presenza di una pelle "rigida" come quella di un coccodrillo. Gli occhi sono in genere descritti come molto grandi e protetti da scaglie disposte come "palpebre". Tra gli occhi e le narici sono presenti due fossette (riconducibili agli organi termoricettivi dei Crotalidi), la lingua è rossa e non biforcuta.

La parte posteriore del corpo si assottiglia all'improvviso e termina in una piccola coda sottile priva di vertebre. La colorazione dorsale varia dal nero, al marrone rossiccio scuro, al verde. Sulla schiena sarebbero presenti un certo numero di macchie scure. Il ventre è giallognolo.

 

Identikit dello tzuchinoko da Cryptozoology Vol. 6 - 1987

Generalmente segnalato nei pressi dei boschetti e delle paludi ai piedi delle colline e nelle foreste umide tra i 1.000 e i 2.000 metri d'altitudine, la sua locomozione è descritta come rettilinea, alla stregua delle vipere di grandi dimensioni (genere Bitis) che si muovono tramite le contrazioni dei muscoli ventrali. Sarebbe un buon nuotatore. Non diversamente da quanto accade con diverse specie di serpenti in ogni parte del mondo, la credenza popolare ha attribuito a questo presunto animale caratteristiche insolite e bizzarre, come il fatto di riuscire a rotolare giù dai pendii a mo' di ruota portando la punta della coda all'interno della bocca (caratteristica che la tradizione attribuisce anche al leggendario hoop snake dell'America del nord e che nel nostro Paese è attribuita alle vipere). Generalmente  è considerato molto aggressivo e velenoso e sarebbe in grado di spiccare balzi di un metro dandosi lo slancio con la coda (impresa che stride alquanto con il fatto che quest'ultima sarebbe priva di vertebre). Secondo altre fonti è invece in grado di sputare il veleno alla stregua di un cobra. Si nutre di piccoli mammiferi e gli avvistamenti si concentrano maggiormente tra aprile e ottobre.

Tra le testimonianze raccolte da Yamamoto, tutte alquanto vaghe e molto poco indicative, ritengo sufficiente segnalare la più interessante, che resta comunque troppo poco documentata per potere fare supporre la possibile esistenza di una specie di serpente giapponese ancora sconosciuta. Questa ha come protagonista l'agricoltore M. Tokutake, stanziato nelle regioni montane del centro di Honshu, e cacciatore occasionale di mamushi (nome vernacolare giapponese che indica la vipera Gloydius blomhoffii) . Stando a Yamamoto l'agricoltore era perfettamente in grado di distinguere tra un mamushi e uno tzuchinoko (che diceva di avere catturato in due occasioni). La prima volta alla fine di giugno 1969, quando ne incontrò uno in un boschetto tra un campo e una palude. Si accorse immediatamente che non si trattava di un mamushi per via del suo corpo schiacciato, la lunghezza della bocca e le dimensioni delle macchie sulla schiena.

Quando gli si avvicinò, lo tzuchinoko sollevò la testa, mostrò i denti e mosse la lingua. Poi spiccò un balzo in direzione di Tokutake, che fu in grado di schivarlo e di catturarlo con il suo sassamuta (un bastone forcuto utlizzato dai cacciatori di serpenti). Dopo averlo tenuto in cattività per qualche giorno lo uccise, lo cucinò e lo mangiò. Era lungo 54 cm per 5 cm di diametro e possedeva 7 macchie opache lungo la schiena. La sua carne era più grassa di quella del mamushi. La seconda cattura avvenne il primo agosto del 1971, 10 km più a nord. In quell'occasione lo tzuchinoko stava nuotando in prossimità di una sorgente. Il testimone disse che la sua pelle formava come una piega sopra gli occhi, possedeva quelle che sembravano "orecchie" e "gemeva" come un ratto.

Gli articoli di Yamamoto furono successivamente oggetto di una pubblicazione di Michel Dethier e Ayako Dethier-Sakamoto (1987) sulle pagine della rivista Cryptozoology, il giornale ufficiale della defunta Società Internazionale di Critpozoologia. Stando ai due autori molti dei tratti attribuiti allo tzuchinoko erano riconducibili ai Crotalidi:

  • Fossette facciali (organi termoricettivi)
  • Assenza di vertebre nella coda
  • Coda piccola che l'animale poteva agitare come avvertimento, ma che nel caso dello tzuchinoko non emetteva alcun rumore

Mentre altri erano invece più prossimi alle vipere del genere Bitis:

  • Corpo tozzo e schiacciato. Testa larga
  • Sezione del corpo triangolare
  • Locomozione rettilinea
  • Scaglie rialzate attorno agli occhi (Bitis nasicornis)

La conclusione dei due autori, considerando il lungo arco temporale degli avvistamenti e tradizioni, la coerenza delle descrizioni e la peculiare morfologia dell'animale riportata dai testimoni, molti dei quali abitanti delle zone di montagna e in grado di riconoscere un mamushi da uno tzuchinoko, era che si potesse effettivamente trattare di una specie non ancora descritta appartenente al genere Glodyus.

Questa interpretazione fu però messa in discussione dall'erpetologo Aaron M. Bauer e da Anthony P. Russel nel numero seguente di Cryptozoology. La loro opinione era che, essendo G. blomhoffii una specie estremamente variabile sia per quanto riguarda le proporzioni del corpo che per la colorazione, esemplari giovani, maschi e femmine sarebbero potuti essere stati considerati come "taxa" distinti dai testimoni.

Inoltre sebbene la presenza di fossette facciali, testa triangolare, e corpo tozzo supportava senza ambiguità l'identificazione dello tzuchinoko come un crotalide, quasi sicuramente come un membro del genere Gloydius, i tratti riportati dagli autori come tipici dei Viperini non erano in nessun modo in conflitto con quelli dei Crotalidi, non essendo affatto esclusivi dei Viperini.

Stando a Bauer e Russell lo tzuchinoko poteva rappresentare un raro ecotipo (un organismo le cui caratteristiche sono fortemente legate all'ambiente in cui vive, ma che non rappresenta un'entità tassonomica indipendente) montano di mamushi, se non addirittura essere spiegato con avvistamenti di femmine gravide della medesima specie (ipotesi che traeva plausibilità dalla stagionalità degli avvistamenti). Un ottimo punto a favore di questa teoria è che lo tzuchinoko è stato segnalato anche in Corea e Cina orientale, zone che coincidono con l'areale di distribuzione di G. blomhoffii.

Gloydius blomhoffii brevicaudus, sottospecie di "mamushi" presente in Cina e Corea

Ma molto probabilmente, l'elemento che più di ogni altro relega il misterioso serpente asiatico nel reame del folklore e delle leggende, consiste nel fatto che sono giunte segnalazioni, da parte di giapponesi immigrati, anche dalla Nuova Guinea. Infatti, seppure incontestabilmente ancora ricca di aree da studiare ed esplorare, la non presenza di Crotalidi in quest'isola è un dato di fatto assolutamente incontrovertibile. Ne risulta che molto probabilmente, i presunti testimoni devono avere scambiato per degli tzuchinoko uno dei numerosi serpenti che vivono in questo Paese.

Bibliografia

Bauer, Aaron M. & RUSSELL, Anthony P. (1988), Evidence for the Tzuchinoko equivocal. Cryptozoology, 7, 110-113
DETHIER, Michel & Deithier-Sakamoto, Ayako (1987), The Tzuchinoko, an unidentified snake from japan. Cryptozoology, 6, 40-48
YAMAMOTO, Soseki (1973), Scram, Tzuchinoko! Tokyo: Futami
YAMAMOTO, Soseki (1985), Scenes from Mountain Life. Tokyo: Cross Roads