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Il "devil pig" della Papua Nuova Guinea

Ricostruzione di un palorcheste
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Il "devil pig" della Papua Nuova Guinea

un puzzle di aneddoti, fake news e archeozoologia
di Lorenzo Rossi - Dom, 09/07/2017 - 15:32Qui si parla di
Ricostruzione di un palorcheste

La Papua Nuova Guinea, situata a nord dell’Australia (con la quale durante l’era glaciale costituiva un unico territorio) e a sud dell’equatore, occupa la parte orientale della grande isola di Nuova Guinea ed è ricoperta per tre quarti del suo territorio da foreste pluviali tropicali.

Nonostante una flora che può vantare quasi 9.000 specie di piante e un’avifauna unica al mondo per ricchezza e varietà, alle specie autoctone di mammiferi terrestri appartengono per la maggior parte pipistrelli e marsupiali di modeste dimensioni, anche se con alcune eccezioni di notevole interesse come il dingiso (Dendrolagus mbaiso) scoperto da Timothy Flannery e l’echidna dal becco lungo, Zaglossus bartoni, che potendo raggiungere il metro di lunghezza, rappresenta il più grande mammifero oviparo vivente.

Ma escludendo la presenza di animali introdotti dall’uomo e in seguito inselvatichiti, come il maiale e il bufalo d’acqua (Bubalus bubalis), la taglia della fauna terrestre presente in questo territorio è piuttosto esigua. Questo spiega perché nella seconda metà dell'Ottocento, alcune segnalazioni relative a un grosso quadrupede non meglio identificato, suscitarono un certo interesse all'interno del mondo accademico... 

Le prime segnalazioni

Il primo accenno a un grosso animale autoctono in Nuova Guinea risale al 28 gennaio 1875, quando sulle pagine della rivista Nature Alfred O. Walker pubblicò questo resoconto:

Il tenente Sidney Smith, membro della HMS Basilisk, dice che mentre era impegnato nel monitoraggio della costa nord della Papua, tra Huon Bay e Cape Basilisk, si era recato sulla terraferma assieme ad altre persone per raccogliere legna da ardere e osservò in più luoghi della foresta escrementi di rinoceronte. I cespugli nelle vicinanze erano anche spezzati e schiacciati come se fosse passato un grande animale. La presenza di un così grande animale appartenente alla fauna asiatica in Papua è un fatto molto importante
Walker, 1875

Informazioni molto più interessanti giunsero il 4 febbraio dello stesso anno tramite una lettera dello zoologo Adolf Bernhard Meyer pubblicata sulla medesima rivista: 

Sono quasi della vostra opinione che l’esistenza di un rinoceronte in Nuova Guinea sia molto seriamente da mettere in dubbio... ma vi prego di potere menzionare un rapporto su di un grande quadrupede in Nuova Guinea che ottenni dai Papua della costa sud di Geelvinks Bay... Mentre cacciavamo dei maiali selvatici mi parlarono, senza che gli avessi chiesto nulla, di quello che definivano un maiale molto grande, fissando la sua altezza sul tronco di un albero a circa 180 cm. Non riuscii ad ottenere ulteriori informazioni da parte loro, salvo che la bestia era molto rara... promisi mucchi di perline di vetro e coltelli a chi mi avesse riportato qualche resto dell’animale, ma nessuno lo fece
Meyer, 1875

Sullo stesso numero comparvero anche ulteriori informazioni riferite da Sidney Smith ad Alfred Walker:

il mucchio di escrementi che vide per primo, che era alquanto fresco (apparentemente non era stato lasciato più di 30 minuti prima), era così grande da incuriosire Smith, che chiamò il Capitano Moresby per mostrargli la cosa. Nessuno di loro sapeva a quale animale potesse appartenere. Altri escrementi secchi furono rinvenuti in seguito. Poco dopo la Basilisk si trovava presso Singapore e il Capitano Moresby e Smith fecero visita al Rajah di Johor, che possedeva un rinoceronte in cattività. Smith osservò e riferì al capitano (che era d’accordo con lui) la forte somiglianza tra le fatte di questo animale e quelle osservate in Papua

La seconda lettera di Walker chiarisce quindi la sua prima, bizzarra missiva: Smith attribuì gli escrementi da lui rinvenuti in Papua a un rinoceronte perché a suo dire molto simili a quelli di quest’ultimo, che poté osservare poco tempo dopo, ma la presenza di un simile animale in queste terre sarebbe talmente improbabile da non potere essere presa in considerazione nemmeno a livello di ipotesi.

Eppure se quanto raccontato corrispondesse al vero, le fatte scoperte dall’equipaggio della Basilisk potrebbero collegarsi in qualche modo con la misteriosa presenza del “grande maiale” descritto a Meyer dai nativi?

Entra in scena il "devil pig"

Diversi anni dopo si ebbero in merito ulteriori sviluppi, tramandatici dal Capitano Charles A. W. Monckton, in due libri dedicati alla sua vita in Nuova Guinea. Nel primo di questi, Some Experience of a New Guinea Resident Magistrate, pubblicato nel 1920, è presente un accenno a uno strano animale, del quale però l’autore non riporta ulteriori dettagli nelle pagine successive dell’opera. Riferendosi a un nativo con il quale era entrato in ottimi rapporti di amicizia, Monckton scrive che:

In un’occasione mi donò in regalo una curiosa zanna quasi circolare, una zanna così vecchia che il rivestimento esterno dello smalto era stato portato via e che il tempo aveva tinto di un giallo pallido... Pensai che si trattasse di un’ordinaria zanna di cinghiale dalla forma e dimensioni inusuali... Successivamente in Nuova Zelanda, mostrai il dente a Sir James Hector, che mi disse doveva essere una zanna di babirussa... un abitante delle isole indonesiane orientali la cui esistenza non è conosciuta in Nuova Guinea... Donai in seguito questo dente al mio amico Richard Burton di Longer Hall, Shrewsbury, che lo possiede tuttora. Questo regalo mi causò più tardi severi rimproveri dal Professor Haddon... che mi disse che avrei dovuto cederlo al Royal Anthropoligcal Institute o al British Museum. Sono ora del parere che questa zanna fu erroneamente attribuita a un babirussa da Sir James Hector, e che appartiene in realtà a un animale al tempo sconosciuto alla scienza, sebbene anni dopo segnalai la sua esistenza presso l’Owen Stanley Range, ad un’altitudine di circa 4.300 metri. La scoperta di questo animale e la sua descrizione, comunque, avvennero durante una fase successiva della mia permanenza in Nuova Guinea
Monckton, 1920

Ulteriori informazioni furono infatti riportate nel suo secondo libro, pubblicato due anni dopo, con il titolo di Last Days in New Guinea. Monckton si trovava nella catena delle montagne Owen Stanley, nel sud est del Paese, quando un indigeno della spedizione di nome Ogi, mandato in avanscoperta, tornò dalla ricognizione dicendo di avere visto due esemplari di un animale che chiamò "devil pig", mentre stavano brucando dell’erba spostando via il muschio utilizzando il muso.
Erano lunghi circa 150 cm e alti poco più di un metro, con una coda come quella di un cavallo e i piedi fessi; la pelle era nera e presentava un motivo di segni. Possedevano un lungo muso dal quale emettevano suoni prolungati e acuti:

Riporto la storia così come mi è stata raccontata. L’unica considerazione che posso fare è che le tracce di un grande e molto pesante animale dai piedi fessi furono rinvenute presso il monte Albert Edward. È forse degno di nota segnalare in questo contesto che Sir William MacGregor, nel suo rapporto sulla spedizione del Monte Scratchley, fa un’allusione ad un 'animale dal lungo muso’ che sarebbe stato avvistato
Monckton, 1922

All’epoca Monckton aveva scritto una lettera a MacGregor per ottenere ulteriori chiarimenti in merito e quest’ultimo gli rispose (ben poco chiaramente) in una missiva datata 2 novembre 1906:

...Se ricordo bene nel dispaccio della mia prima ascesa della catena dell’Owen Stanley si fa menzione alle tracce di un grande animale osservate a circa 3.200 metri sul Monte Knutsford. Non ho mai visto l’animale, ma era là, e non era uno di quelli piccoli
MacGregor, 1906

Il giorno successivo il Capitano e il suo gruppo si accamparono in prossimità del punto in cui Ogi aveva detto di avere visto gli strani animali. Furono ritrovate molte tracce fresche di una bestia dalle zampe fesse, ma nonostante tre notti intere passate in appostamento non si ebbero avvistamenti di devil pig.

Sul fatto che entrambe le testimonianze di Meyer e Monckton possano essere attribuibili al medesimo animale, sia quest’ultimo reale o leggendario, sembrerebbero esserci pochi dubbi: in ambedue i casi i testimoni hanno sottolineato una somiglianza con un grosso suide. La grande differenza di altezza riportata, 180 cm nel primo caso e poco più di un metro nel secondo, potrebbe essere spiegata dal fatto che questo animale, descritto come molto raro, fosse conosciuto dai locali perlopiù attraverso leggende e tradizioni orali piuttosto che da avvistamenti diretti, il che avrebbe potuto ingigantirne le dimensioni, “ritornate” in seguito zoologicamente più plausibili grazie al presunto avvistamento diretto da parte di Ogi.

Tuttavia il quadro generale sembra non lasciare troppe speranze a chi volesse cimentarsi nell’accostare questo misterioso animale a una creatura realmente esistente: la Papua Nuova Guinea è una terra di mammiferi marsupiali dove non sono conosciuti placentati autoctoni terrestri riconducibili a suidi e tapiri.

I giornali confondono le acque

Poco dopo le prime dichiarazioni di Monckton circa il devil pig, accadde però un imprevisto che fu alla base di un enorme (in tutti i sensi) equivoco criptozoologico che purtroppo dura sino a oggi:

infatti un quotidiano stravolse completamente il suo resoconto, pubblicando una storia inventata di sana pianta, in seguito ripresa da altri organi di stampa, secondo la quale il coraggioso Capitano salvò un villaggio di pigmei dalla furia di un mostro alto 9 metri (!) in posizione eretta ed armato di micidiali artigli.

Al tempo della pubblicazione di questo rapporto da parte mia sull’esistenza dell’animale, diversi scrittori spiritosi si riferirono ad esso come al ‘gazeka di Monckton’ (1)... Le prove della sua esistenza sono ad ogni modo incontestabili, sebbene né io né Sir William MacGregor abbiamo personalmente visto l’animale
Monckton, 1922

Sebbene frutto della più totale finzione, questo aneddoto incuriosì la fantasia di molti lettori, sino al punto che il paleontologo americano William D. Matthew arrivò a scrivere sulle pagine del San Francisco Examiner, che l’enorme animale misterioso della Nuova Guinea poteva essere un superstite dei diprotodontidi: grandi marsupiali simili a massicci vombati appartenenti ad un gruppo attualmente estinto dell’ordine dei diprotodonti (del quale fanno parte anche gli attuali koala e canguri) comparsi alla fine del Miocene e rappresentato da numerosi generi di taglia variabile da poco meno di un grosso cane (NgapakaldiaRaemeotherium) sino alla stazza di un rinoceronte (Diprotodon).

Tra loro esisteva un gruppo alquanto particolare, quello dei Palorchestidi, che merita un maggiore approfondimento perché secondo alcuni ricercatori, "innescati" dalla precedente catena di equivoci, potrebbe essere la migliore identità del gazeka.

Un'ipotesi ardita

L’eminente esperto inglese di anatomia comparata Richard Owen istituì il genere Palorchestes nel 1873: ai tempi si possedeva soltanto la parte frontale superiore di un cranio e Owen, notando la somiglianza dei molari con quelli dei canguri, lo descrisse come “la più grande forma di canguro scoperta sino ad ora”. Questa identificazione mutò drasticamente nel 1958, quando in seguito alla scoperta di ulteriore materiale fossile, emersero nuove caratteristiche molto importanti, dagli esami delle quali si era stabilito che i Palorchestidi avevano un vago aspetto da tapiro, possedendo infatti una corta proboscide.

La moderna paleontologia li descrive come quadrupedi terrestri che abitava le zone boscose. Possedevano arti posteriori estremamente robusti tramite i quali potevano probabilmente rizzarsi su due zampe e formidabili artigli a forma di rasoi che gli permettevano di aprire varchi tra la vegetazione e di scavare alla ricerca di cibo (vedi immagine di copertina). La specie più grande, P. azael, raggiungeva le dimensioni di un bovino domestico.  

In sintesi, ad esclusione dei piedi fessi descritti da Ogi (i Palorchestidi possedevano cinque dita), questo identikit parrebbe una perfetta descrizione del devil pig, ancora più sbalorditiva se consideriamo che gli indigeni Papua non potevano in alcun modo essere stati influenzati dalle conoscenze degli esploratori occidentali, in quanto il vero aspetto di questi animali fu stabilito solo in tempi molto recenti. Le testimonianze dei locali acquisiscono inoltre ulteriore interesse se si prende atto che resti fossili di diprotodontidi, ufficialmente estintisi appena 10.000 anni fa, sono stati ritrovati anche in Nuova Guinea.

La statuetta di Ambun

E' curioso notare come l’ipotesi di sopravvivenza molto recente, se non addirittura attuale, di nuclei relitti di simili creature nelle zone inesplorate della Papua era stata presa in seria considerazione nel 1987 dai paleontologi Christine Janis e J.L. Menzies, in modo indipendente.

Le ipotesi di quest’ultimo sono particolarmente interessanti in quanto non direttamente collegate alle presunte tradizioni riguardanti il devil pig, del quale considerando il contenuto delle sue pubblicazioni, sembra non avere mai sentito parlare, quanto allo studio di una pietra scolpita ritrovata nel 1962 nella Valle di Ambun...

quale animale è rappresentato nella statuetta della Valle di Ambun?

Nel 1965 il The Journal of Polynesian Society pubblicò un articolo riguardante un’interessante statuetta di pietra rinvenuta presso le highlands della Nuova Guinea. Il reperto era alto circa 20 cm e raffigurava una creatura dal corpo più o meno sferico e con le zampe anteriori e posteriori nell’atto di cingere la vita. Il collo è ben distinto ed è seguito da una testa stretta che si affusola direttamente in un muso allungato e incurvato verso il basso, terminante con larghe narici. Occhi e orecchie sono ben visibili.

Il proprietario del reperto, tale Philip Goldman, lo rinvenne nel 1962 presso una grotta nel territorio del clan degli Yambu, l’Ambun Valley. Lo scopritore non era un antropologo e così non raccolse nessuna informazione dai locali sulle origini della statuetta e su eventuali credenze e tradizioni ad essa collegate. Goldman suggeriva che potesse raffigurare un'echidna dal becco lungo appena da poco uscita dal guscio.

Le statuine preistoriche rinvenute in Nuova Guinea includono oltre venti uccelli e diverse figure antropomorfe, ma soltanto una di queste rappresenta un mammifero, interpretato come un cusco (Phalanger maculatus). La pietra di Ambun è così unica nel suo genere, anche perché caratterizzata da una notevole qualità estetica.

Nel 1984, in seguito al ritrovamento di numerose altre figure in pietra simili, il paleontologo J. L. Menzies scrisse un suo commento in merito sulle pagine di Science in New Guinea:

Sebbene l’echidna sia l’unico mammifero esistente della Nuova Guinea a possedere un lungo muso ricurvo, questa interpretazione non è mai stata molto convincente. Anche considerando le limitazioni imposte nello scolpire una pietra di grana piuttosto grossa, la forma differisce in diversi aspetti da quella di un’echidna dal becco lungo. Questo animale è virtualmente privo di collo. La testa ha un cranio globulare che si assottiglia bruscamente in un lungo, sottile, muso ricurvo. Occhi e narici sono abbastanza piccoli e le narici sono poste dorsalmente sulla punta del muso. I padiglioni auricolari sono virtualmente inesistenti e i fori delle orecchie sono difficilmente visibili tra peli e spine. L’autore... suggerisce che possa trattarsi di un embrione piuttosto che di un adulto, ma la maggiore differenza è che il muso embrionale è molto più corto e robusto. Sfogliando due recenti libri sui vertebrati fossili dell’Australia sono rimasto colpito dall’aspetto della ricostruzione che gli autori hanno fatto del diprotodonte Palorchestes. La forma della testa con i suoi grandi occhi, cospicui padiglioni auricolari e corta proboscide è molto più suggestiva di quella di una Zaglossus per quanto concerne le statuette di Ambun. ...Presumo che il realizzatore di queste statuette si sia ispirato a un modello, o, se la forma è tradizionale, che i suoi antenati avessero avuto un modello. È difficile per me credere che una forma così curiosa possa essere interamente il frutto dell’immaginazione dello scultore... è quindi più che probabile che diprotodonti ed esseri umani abbiano coesistito per qualche tempo durante la preistoria in Papua Nuova Guinea. Nessuna delle statuette di Ambun è stata datata ... ma mi è stato detto che non dovrebbero avere più di qualche centinaia di anni. Non credo che ciò sia inconsistente con l’esistenza di un modello in carne e ossa in un qualche momento del passato
Menzies, 1984
Secondo Menzies le somiglianze tra la statuetta di Ambun e le ricostruzioni del genere Palorchestes potevano non essere una coincidenza
Le prove non reggono e il mistero resta tale

Nonostante questi diversi elementi possano apparire a prima vista alquanto intriganti, una loro analisi più approfondita rivela in realtà possibilità alquanto ridotte a favore dell’ipotesi di diprotodontidi sopravvissuti.
In secondo luogo racconti e testimonianze dei nativi sono talmente esigui e lontani nel tempo al punto da essere portati a chiedersi se la tradizione circa questo devil pig esista veramente.

Lo zoologo russo W. G. Heptner aveva avanzato questo dubbio già nel 1960, notando come nella monumentale opera di sei volumi sulla Nuova Guinea realizzata dal famoso etnologo, antropologo e biologo Nicholay Miklouho-Maclay, che aveva speso gran parte del suo tempo nella regione nello stesso periodo in cui Smith aveva collocato i suoi ritrovamenti di escrementi, non faccia accenno ad un simile animale, notando come fosse strano che i nativi non gliene avessero parlato.

Maggiormente indicative non sono inoltre le conclusioni di Menzies circa le somiglianze tra le statuette di Ambun e Palorchestidi:
innanzi tutto l’interpretazione di una forma d’arte necessita della conoscenza delle convenzioni espressive della cultura in cui l’opera in esame si colloca, e ancora poco ci è dato sapere delle pietre di Ambun, inoltre le ricostruzioni paleontologiche delle parti molli di un animale estinto possono risultare alquanto variabili da autore ad autore. 

Nella fattispecie la testa della statuetta presa in esame da Menzies è meno simile a quella di un Palorchestide quando messa a confronto con le ricostruzioni di più disegnatori. Non dobbiamo inoltre mai dimenticare come le ricostruzioni paleontologiche evolvono continuamente in base alle nuove scoperte. Ad esempio per quanto riguarda il genere Palorchestes, l'appendice simile alla proboscide del tapiro è stata fortemente ridimensionata (immagine a sinistra)

 

L’ipotesi di un’echidna appena uscita dall’uovo, o di un adulto realizzato senza spine vista l’oggettiva impossibilità di riprodurle su pietra, rimangono quindi dal mio punto di vista le interpretazioni più attendibili riguardo a questa misteriosa statuetta.

Per quanto concerne l’identità del misterioso devil pig, visti i pochissimi elementi a nostra disposizione, ogni speculazione sarebbe soltanto un’inutile esercizio di stile, ma è sicuramente surreale, ammesso che Monckton abbia riportato il vero, pensare che in questo momento la zanna di questo animale potrebbe essere ancora conservata in una zona imprecisata dell’Inghilterra all’insaputa di tutti...

Bibliografia essenziale

ANONIMO (1965), A remarkable stone figure from the New Guinea Highlands. Journal of the Polynesian Society 74: 78-79.
MENZIES, James I. (1987), Reflections on the Ambun Stones. Science in New Guinea 13: 170-173.
MEYER, Adolf Bernhard (1875), The rhinoceros in New Guinea. Nature 11: 268.
MONCKTON, A. W.
(1920), Some experiences of a New Guinea Resident Magistrate. John Lane. London.
(1922), Last days in Nwe Guinea. John Lane. London.
WALKER, Alfred O. (1875), The rhinoceros in New Guinea. Nature 11: 248-268.

Note

(1) Nel 1905 l’attore comico inglese George Graves ideò una sorta di mostro, chiamato Gazeka, per introdurlo all’interno della storia del musical The Little Michus. Stando alla definizione del suo creatore, il Gazeka era un animale scoperto da un esploratore che si portava appresso una cassa di whiskey durante i suoi viaggi.