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Marozi, il leone maculato del Kenya

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Marozi, il leone maculato del Kenya

una pelle bizzarra e la ricerca di un animale misterioso
di Lorenzo Rossi - Lun, 17/07/2017 - 08:29Qui si parla di

Il termine "cripto-estinzione" (1), indica la scomparsa in epoca storica di una specie, prima della sua scoperta e descrizione scientifica formale. Si tratta di un fenomeno, che se pure quantitativamente non misurabile, è verosimilmente esteso, considerando l'elevato stato di rischio di molte delle nuove specie scoperte negli ultimi anni e il fenomeno della perdita degli habitat.   

Tra queste specie scomparse senza lasciare traccia, potrebbe esserci anche un grande felino africano?

Un leone maculato congolese a Londra

Stando al The Times del 15 aprile 1908, lo showman J. D. Hamlyn, esibì a Londra un misterioso “leone maculato congolese”:

..un felino molto singolare, grande quasi quanto una leonessa adulta, alla quale somiglia fisicamente, ma irregolarmente maculato. Non c’è traccia di criniera... né la sua coda termina con un ciuffo come nei leoni. La tonalità di colore generale è bruna, ma con una sfumatura fulva, che ricorda quella del manto di un ghepardo piuttosto che di un leopardo, e le zone interne degli arti sono bianco giallastre con macchie scure. Le macchie sul dorso sono molto diverse per dimensioni e caratteristiche. Sugli arti posteriori sono grandi, verso i quarti anteriori e la testa diminuiscono di dimensione, ma aumentano molto di numero e il muso è, per così dire, striato di nero... Oggi l’animale verrà inviato al Giardino Zoologico, dove il mistero della sua origine e parentela sarà studiato scientificamente
da The Times, 15 aprile 1908
Illustrazione d'epoca del “leone maculato del Congo”

Tre giorni dopo Reginald Pocock, Sovrintendente dello Zoo di Londra dal 1904 al 1923, inviò una lettera al The Field, contenente le sue considerazioni sul bizzarro animale:

Fin dai tempi di Linneo... nessun grande rappresentante dei felini... che si presume sia stato catturato o ucciso in natura, è stato portato in Europa senza che fosse stato immediatamente possibile assegnarlo all’una o all’altra delle seguenti forme: leone, tigre, giaguaro, leopardo, lince o puma... di eccezionale interesse è quindi ricordare che... la Società Zoologica è stata informata che il signor Hamlyn... si è procurato un grande felino, eccedente le dimensioni di un leopardo, che non era stato in grado di identificare con nessuna delle specie sopra menzionate. L’esame dell’animale, attualmente esibito nella gabbia dei leoni del Giardino Zoologico, giustifica in pieno le perplessità di Hamlyn... È per me evidente che due, e soltanto due, sono le congetture che possono essere fatte su questo animale. O si tratta di un ibrido tra leone e leopardo, o è una nuova specie che si trova in mezzo a queste due. Sono fortemente incline alla prima possibilità (2)...
Pocock, 1908
Un leopone: un ibrido tra un leopardo e una leonessa.

Questo curioso preambolo, unito alle conclusioni di Pocock, è la migliore presentazione possibile al caso criptozoologico del misterioso felino maculato conosciuto in Kenya con il nome di marozi. Infatti per spiegarne i presunti avvistamenti, anche in questo caso si ricorse alla possibilità dell’esistenza di una nuova specie o a ibridi tra leoni e leopardi.

Una pelle misteriosa dal Kenya

Nel 1935, all’interno del Rapporto Annuale del Servizio di Caccia della Colonia del Protettorato del Kenya del periodo 1932 - 1934, a firma dell’ispettore A. T. A. Ritchie, l’autore riportò quanto segue:

Il signor Trent di Ol Kalou (3), mi ha consegnato nel 1933 due pelli di leone, una di un maschio di età avanzata e l’altra di una femmina apparentemente adulta, che non hanno mancato di incuriosirmi. Questi animali erano stati abbattuti presso le aree di bamboo dei Monti Aberdare. Le due pelli presentavano la medesima peculiarità: una pigmentazione scura, specialmente lungo il centro della regione dorsale... (e) rosette, come quelle dei leopardi e dei cuccioli di leone, che differivano dalla maculatura talvolta ancora visibile sui fianchi e sulle gambe dei leoni anziani. Un altro tratto caratteristico di queste pelli scure era che le gambe sembravano notevolmente corte. Non c’erano purtroppo crani né altre parti dello scheletro
Ritchie, 1935
Pelle di un presunto marozi abbattuto da Michael Trent presso i Monti Aberdare
La caccia ha inizio

Il cacciatore professionista Kenneth C. Gandar-Dower iniziò ad appassionarsi al caso nel 1935, dopo avere personalmente esaminato le due pelli in questione:

Alcuni leoni anomali mantengono la maculatura fino ad età avanzata, ma non in modo comparabile a queste rosette che erano distribuite non solo sulle gambe e i fianchi, ma anche sul dorso...

Il 23 febbraio dello stesso anno, pubblicò per The Field un resoconto di una sua spedizione in Kenya nel tentativo di risolvere il mistero di questi bizzarri leoni maculati. Nell’articolo era riportato l’avvistamento del Capitano Dent, Ispettore di Caccia e di Pesca, che disse di avere osservato a 3.600 metri, presso la sorgente del fiume Kathita sul monte Kenya, quattro leoni nell’atto di attraversare il sentiero. I felini gli erano sembrati più piccoli e più scuri rispetto ai leoni di savana, ma non gli fu possibile avvicinarsi per capire se il loro aspetto insolito fosse dovuto a un effetto ottico.
L’articolo di Gandar-Dower ebbe successo tra i lettori e nel numero del 16 marzo della stessa rivista, apparve una lettera firmata da A. M. Mackenzie, che riportava che:

...Ho passato più di vent’anni in Kenya e ho vissuto per lungo tempo come cacciatore professionista... ho spesso incontrato leoni e leonesse aventi un manto fortemente maculato... Questi leoni sono più piccoli e più scuri dei leoni delle pianure e sembrano conservare le rosette per un periodo di tempo molto più lungo
Mackenzie, 1935

L’autore specificava inoltre che questi animali venivano sempre avvistati sui monti, a 2.100 - 2.400 metri.
Il 6 luglio dell’anno seguente Gandar-Dower scrisse un altro articolo, convintosi, dopo lunghe ricerche sul campo, della reale esistenza del felino come entità zoologica ben definita:

Il leone maculato esiste nelle montagne equatoriali, non si tratta di un’anomalia individuale, ma perlomeno di una sottospecie distinta... A parte le numerose storie corroboranti che abbiamo raccolto dallo scorso ottobre... la spedizione ha ottenuto abbastanza risultati di prima mano per giustificare tale conclusione, ma tuttavia troppo pochi per poterla stabilire in maniera scientifica. Impronte di leoni maculati sono state trovate in un’occasione sul monte Kenya e in molte altre zone dei Monti Aberdare (4). L’altitudine del suo habitat, le prede di cui si nutre e i luoghi prediletti, non sono conosciuti... In quattro occasioni è stato anche avvistato da dei ragazzi piuttosto affidabili che l’hanno potuto osservare per un tempo considerevole. Il talento descrittivo degli africani è famoso per la sua imprecisione, ma i loro rapporti concordavano mirabilmente con l’aspetto delle due pelli già ottenute... Hanno descritto la bestia come avente la taglia di un grosso leopardo... piuttosto tozzo e corto di gambe, pur avendo qualcosa del ghepardo per la maculatura e la semi criniera... Dissero che si trattava di ‘un leone senza essere un leone’ o, meglio ancora, ‘c’è il leopardo e il ghepardo, e ci sono anche il leone e il marozi!’
Gandar-Dower, 1936

Pur mantenendo un certo scetticismo in merito, Pocock spezzò un a lancia a favore di questa possibilità:

Esistono, come dato di fatto, alcune prove indipendenti, sconosciute all’epoca a Gandar-Dower, sulla presenza di un piccolo leone in Kenya. Diversi anni fa il signor Rowland Ward (5) mi mostrò i crani di un leone e una leonessa adulti ricevuti senza le pelli e senza una precisa località della Colonia... Il cranio del leone era più lungo di appena 1 cm del più lungo cranio di leonessa di Laikipia, nella collezione di Washington... e il cranio della leonessa era quasi 2,5 cm più corto... della più piccola leonessa di Kapiti, nella stessa collezione... questi crani provenivano probabilmente da qualche parte del Kenya... il luogo poteva essere le foreste di montagna dei Monti Aberdare...
Pocock, 1937

Un altro aneddoto curioso, che sembra corroborare il fatto che questi felini siano soliti spostarsi in coppia, proviene dal Maggiore W. R. Foran:

...in due diverse occasioni nel 1906, sparai a un leone e una leonessa presso il versante del Monte Kenya, ognuno di loro era visibilmente non più giovane di 5 anni; le rosette erano chiaramente visibili sul ventre, fianchi e gambe. Entrambi erano... più piccoli della media e il maschio era quasi privo di criniera
Foran, 1950
Spiegazioni

Qualunque sia la spiegazione alla base delle credenze dell’esistenza del marozi da parte dei nativi del Kenya, non esistono più informazioni su questo animale dalla fine degli anni ‘30 del Novecento.

Secondo Bernard Heuvelmans, il “padre” della criptozoologia, che non si tirava di certo indietro all’eventualità di battezzare possibili nuove specie animali, le varie corroboranti descrizioni di felini di alta montagna dal manto più scuro di quello dei leoni di savana e maculato, potevano indicare l’esistenza di una sottospecie di leone per la quale propose il nome di Panthera leo maculatus.

Una seconda interpretazione è che possa essersi trattato di ibridi in natura tra leoni e leopardi, ma l’ipotesi appare improbabile. Infatti il primo ibrido di questo tipo di cui esiste documentazione, nacque nel 1959 presso lo zoo giapponese di Nishinomiya da un maschio di leopardo e da una leonessa. Eppure le caratteristiche fisiche dei leoponi sono incredibilmente simili a quelle che i testimoni attribuivano al marozi: dimensioni inferiori a quelle di un leone, notevole maculatura, arti tozzi e criniera appena abbozzata.

Ma come già precedentemente accennato circa il caso dell’onza messicana, un’ibridazione in natura tra grandi felini sarebbe praticamente impossibile. Le differenze etologiche che intercorrono tra le diverse specie sono infatti troppo incisive. Queste ibridazioni inoltre, sarebbero dovute essere talmente numerose per spiegare i diversi avvistamenti, da rasentare nella maniera più assoluta l’impossibilità statistica.

L’ultima ipotesi è che in realtà i marozi non fossero altro che individui "aberranti" di leoni, che avevano mantenuto una forte maculazione anche in età adulta, sebbene, volendo ritenere valide le diverse testimonianze riportate, anche in questo caso può sembrare strano che tali anomalie fossero comuni sia nei maschi che nelle femmine che furono abbattuti insieme, senza contare la presunta frequentazione delle fitte foreste dei Monti Aberdere, un ambiente veramente insolito per dei leoni ordinari. 

 

Eppure l’eventualità di nuova specie di panterino (6), ora estinta, abitatrice delle foreste dei monti Kenya, Rwenzory e Kilimangiaro, potrebbe non essere un’evenienza impossibile.
 
Analoghe situazioni con specie simili, imparentate, ma ben distinte, esistono anche in Sud America, dove molte specie maculate di diverse dimensioni, dal giaguaro all’oncilla (Leopardus tigrinus), possiedono una propria nicchia e vivono spesso ad altitudini diversificate.

Un esame del DNA delle pelli e crani attribuiti al marozi, potrebbe quindi rivelare sorprese inaspettate.

giovane leone maschio che presenta tracce della maculatura tipica dei cuccioli della scpecie
Note

(1) Questo termine è stato introdotto in letteratura da Giam e collaboratori nel 2012.

(2) In seguito si scoprì che l'animale in questione era un incrocio tra una femmina ibrida di giaguaro e leopardo, con un leone maschio. Gli ibridi femmina di felini spesso risultano essere fertili. L’animale era chiaramente il frutto di incroci ottenuti in cattività. 

(3) Città del Kenya situata a 40 km a est di Nakuru.

(4) Gandar-Dower giungeva a questa conclusione basandosi sul fatto che apparentemente, tali impronte erano più grandi di quelle di un leopardo e più piccole di quelle di un leone. Tale interpretazione risulta quindi piuttosto opinabile.

(5) Rowland Ward (1848–1912) è considerato il padre della tassidermia moderna.

(6) I panterini sono una sottofamiglia di felidi che comprende leopardi, giaguari, tigri e leoni.

Bibliografia essenziale

GANDAR-DOWER, Kenneth C.
(1935), A spotted lion? Mr Gander (sic) Dower’s expedition to the Aberdares. The Field 165, p. 388. London.
(1935), In quest of the spotted lion. The needle in the Aberdares haystack. The Field 166, p. 21. London.
(1936), The quest of the spotted lion. The Listener 16, pp. 459-462. London.
(1937), The Spotted Lion. William Heinemam. London-Toronto.

POCOCK, Reginald
(1937), Note on the spotted lion of the Aberdares. In K.C. Gandar-Dower: The spotted Lion. pp. 317-321.