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La scimmia marina di Steller

ricostruzione della scimmia marina di Steller (© Craig Gosling)
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La scimmia marina di Steller

un enigma zoologico nato da una burla?
di Lorenzo Rossi - Mer, 20/09/2017 - 12:19Qui si parla di
ricostruzione della scimmia marina di Steller (© Craig Gosling)
Lo strano incontro di un naturalista

In un articolo precedente abbiamo già fatto la conoscenza del naturalista Georg Wilhelm Steller e dei suoi studi pionieristici relativi alla fauna della Siberia e dell'Alaska. Dopo esserci occupati della straordinaria (e purtroppo estinta) ritina, affronteremo un punto rimasto in sospeso riguardante le ricerche del famoso zoologo. 

Ogni animale meticolosamente descritto da Steller durante i suoi viaggi è stato infatti in seguito catalogato nai manuali di zoologia con una sola eccezione: una bizzarra creatura che sin dal giorno del suo avvistamento continua a rappresentare un mistero...

Il 10 agosto 1741 la Svatoi Piotr (San Pietro) stava navigando a circa 180 miglia nautiche da Tchirikov Island, quando Steller e l’equipaggio osservarono per ben due ore consecutive un “animale marino insolito e sconosciuto” lungo circa 1,5 metri. 

In base alla descrizione riportata dal naturalista tedesco nel suo De Bestiis Marinis, possedeva una testa simile a quella di un cane con “orecchie aguzze ed erette”, occhi grandi, lunghi baffi che pendevano dalle estremità delle labbra superiori e inferiori ed era interamente ricoperto da un fitto pelame grigio sul dorso e nocciola chiazzato di bianco sul ventre. La coda era divisa in due parti, di cui quella superiore era più lunga di quella inferiore, come negli squali. La cosa che più stupì Steller fu il fatto di non riuscire a scorgere nessuna traccia di zampe o pinne anteriori, come negli altri mammiferi marini conosciuti. La forma del corpo era cilindrica e oblunga, grossa in prossimità della testa e sottile verso la coda

Nuotò vicino alla nave per più di due ore, fissando con aria meravigliata l’equipaggio un membro dopo l’altro. A tratti si avvicinava a noi talmente tanto che sarebbe stato possibile toccarlo con un palo. A volte invece si allontanava, specialmente quando vedeva agitarci
Steller, 1751

La sua sorprendente agilità e grande vivacità colpirono molto gli osservatori, tanto che Steller nella sua trattazione non lesina informazioni a questo riguardo:

Emerse con un terzo del suo corpo fuori dall’acqua e rimase ritto come un uomo senza cambiare la sua posizione per molti minuti. Dopo averci osservato attentamente per circa mezz’ora schizzò come una freccia sotto la nostra nave ed emerse dall’acqua sull’altro lato, ma presto si rituffò ancora sotto la chiglia e riapparve nel punto in cui si trovava inizialmente. Questa cosa si ripeté almeno trenta volte. Nel frattempo si era diretto verso un lungo kelp... L’animale se ne impossessò afferrandolo con la bocca e facendo con esso una serie di giochetti divertenti che ci si aspetterebbe soltanto da una scimmia
Steller, 1751
Un avvistamento problematico

Cercare di spiegare questo incontro facendo ricorso a un animale attualmente noto, ma non conosciuto da Steller, prendendo alla lettera la sua relazione a riguardo, sarebbe un’impresa pressoché impossibile. 

ricostruzione della scimmia marina di Steller (© Craig Gosling)

Se infatti la presenza di pelliccia e il  comportamento curioso e attivo non possono che indurre a pensare a un pinnipede, l’apparente mancanza di arti anteriori e la presenza di una coda sono una caratteristica non compatibile con un animale appartenente a questo ordine. La coda inoltre, descritta come posta in posizione verticale (Steller parla chiaramente di pinna superiore e inferiore, come negli squali) non è assolutamente associabile a qualsivoglia mammifero marino. 
Le vertebre di tutti i mammiferi conosciuti infatti, sono strutturate in modo da avere (al contrario di quelle dei rettili e dei pesci ossei) una limitata mobilità laterale e questa è la ragione per cui cetacei e sirenii possiedono una coda sviluppata orizzontalmente, in quanto la propulsione esercitata dai loro corpi si genera con movimenti ondulatori dall’alto verso il basso. 

Risulta così evidente che, ammesso e non concesso che questo avvistamento (non registrato nel giornale di bordo del vascello) abbia avuto veramente luogo, l’animale osservato da Steller doveva appartenere a una specie sconosciuta, o molto più semplicemente, per una serie di motivi a noi ignoti, l’osservatore non riuscì a identificare un animale noto. 

L'ipotesi di Stejneger

Per quanto riguarda il secondo caso la tesi zoologica più accreditata è considerata quella di Leonard Stejneger (del quale abbiamo fatto conoscenza nell'articolo precedente), il famoso “biografo di Steller”.
 
All’interno della sua opera dedicata alla vita del naturalista da infatti ampio spazio all’avvistamento della “scimmia marina”, proponendo una sua personale teoria. La premessa di fondo del suo ragionamento è che Steller, osservatore vigile e rigoroso, doveva trovarsi in condizioni di visibilità non ottimali. 
Per prima cosa ipotizza che l’avvistamento sia da collocare durante o dopo il tramonto del sole, avvenuto verso le 19:15 circa e che la luna “probabilmente non era visibile a causa delle nuvole”. Dopo questa premessa, dimentico del fatto che Steller disse di avere osservato l’animale per oltre due ore anche a una distanza di 5 metri, Stejneger espone la sua teoria, proponendo che la “scimmia marina” fosse in realtà un esemplare di callorino dell’Alaska (Callorhinus ursinus), un’otaria presente nell’Oceano Pacifico settentrionale i cui maschi adulti, lunghi da 1,5 a 2 metri, possiedono un colore che va dal grigio scuro al marroncino, con sfumature bruno-rossicce sul ventre. 

Stejneger espone così la sua ipotesi:

Molte peculiarità del comportamento descritto sono tipiche di questo animale quando è in atteggiamento giocoso e non spaventato. Alcune caratteristiche fisiche sono anch’esse tipiche del callorino, come il muso da cane, gli occhi grandi, i lunghi baffi e le orecchie appuntite. Anche la descrizione della coda -divisa in due- appare logica se consideriamo che quello che Steller scambiò per una coda erano in realtà le due pinne posteriori poste molto vicine l’una all’altra. Che Steller, sebbene abbia controllato particolarmente a tal proposito, non sia riuscito a notare le pinne anteriori non è sorprendente, per via della loro posizione più arretrata che in tutti gli altri animali simili di cui aveva familiarità. Oltretutto, quando si sposta a grande velocità attraverso l’acqua il callorino tiene le pinne anteriori pressate strettamente al corpo cosicché risultano praticamente invisibili. Quando emerge con il corpo fuori dall’acqua per soddisfare la sua curiosità, le pinne non sono visibili ed è soltanto quando l’animale vira o nuota lentamente che quest’ultime possono essere individuate; inoltre l’oscurità avanzante probabilmente impediva precise osservazioni delle parti immerse nell’acqua.
Stejneger, 1936

Anche se con evidenti forzature, questa teoria possiede numerosi elementi a proprio favore, specie considerando che prima di quel momento Steller non aveva mai osservato degli esemplari di callorino. Va però fatto notare che ciò avvenne in seguito e il naturalista fornisce un’ampia descrizione di queste otarie senza però mai accostarle all’avvistamento della misteriosa “scimmia marina”. 

Stejneger inoltre esagera un poco quando attribuisce a questi animali “orecchie appuntite ed erette”. Seppure a contrario di altri pinnipedi il callorino possiede in effetti padiglioni esterni, questi ultimi non sono posti in posizione verticale, ma orizzontalmente ai lati della testa. Lo stesso Steller però, nella trattazione di questi animali presente nel suo libro, descrive le loro orecchie con aggettivi come “acutae” ed “erectae” inoltre per quanto riguarda le pinne, scrive che “le anteriori mai e le posteriori solo occasionalmente, sono visibili fuori dall’acqua”. 
La teoria di Stejneger dopotutto, possiede quindi una certa dose di plausibilità e di certo non è sicuramente la soluzione zoologica più improbabile tra quelle proposte dai vari autori nel corso degli anni.

 

Un callorino nuota in prossimità di un kelp (Foto John Sterling).
Un'incongruenza sospetta

A complicare ulteriormente le cose però, si aggiunge un passaggio scritto da Steller riferito allo strano animale da lui osservato:

Circa il suo aspetto esteriore, aveva una grande somiglianza con la bestia della quale Gesner ricevette un disegno da un corrispondente e che rese famosa nel suo libro -Historia Animalium- con il nome di scimmia di mare... Questo animale marino, considerata la sua somiglianza con la scimmia di mare, può veramente essere chiamato con questo nome a causa delle sue caratteristiche, sorprendentemente dimostrate, di giocosità e agilità.
Steller, 1751

Konrard Gesner era un naturalista e teologo svizzero che tra il 1551 e il 1558 diede alle stampe cinque volumi dedicati al mondo degli animali basandosi sulle fonti più disparate: dall’Antico Testamento ai testi medioevali, con numerose citazioni ad Aristotele, Plinio ed Eliano. Nel tomo dedicato alle creature acquatiche appare l’illustrazione della Simia marina danica (Scimmia di mare danese) citata da Steller e giudicata in tutto e per tutto simile al misterioso animale da lui osservato. 

Ebbene, il disegno riprodotto dal Gesner non combacia in nessun particolare con le descrizioni di Steller. È infatti evidente che la Simia marina danica non è altro che la riproduzione, leggermente caricaturale, di una chimera essiccata. Il perché lo zoologo tedesco abbia scelto come riferimento un’immagine tanto diversa dalle sue stesse descrizioni sembra rimanere così un mistero nel mistero.

 

La Simia marina danica di Gesner non assomiglia in nessuno aspetto all'animale osservato da Steller
L'ipotesi dello scherzo

A ben vedere esiste anche un'ipotesi del tutto plasuibile che permetterebbe di spiegare il perché delle molte incongruenze riguardanti questo avvistamento, tra cui la sua mancanza nel diario di bordo e l'accostamento con la scimmia marina danese di Gesner...

Dobbiamo questa intuizione al biologo marino Andrew David Thaler, il quale ha ipotizzato, con non pochi elementi a favore, che la scimmia marina di Steller potesse essere in realtà una parodia del Capitano Vitus Jonassen Bering, sulla cui nave Steller era imbarcato. Ma procediamo con ordine.

Ciò che si evince dai documenti dell'epoca è che tra Steller e Bering non corresse buon sangue. Il Capitano era molto severo nei confronti dello zoologo, che durante l'intero arco della spedizione poté scendere a terra soltanto due volte (durante un rifornimento e in occasione del naufragio che lo portò a scoprire la ritina) per effettuare rilevamenti naturalistici. E' dunque possibile che Steller abbia descritto la scimmia marina soltanto per distrarsi dalla noia del lungo periodo forzato in mare? Come abbiamo già ribadito in precedenza Steller non menziona la curiosa creatura dei mari da lui osservata in nessuno dei suoi rapporti scientifici, ma soltanto all'interno del De Bestiis Marinis, un trattato divulgativo sugli animali incontrati nel corso del suo viaggio. Alla morte del naturalista, avvenuta nel novembre del 1746, i suoi manoscritti, documenti e note di viaggio arrivarono all'Accademia di San Pietroburgo e pubblicati postumi, dando vita alla leggenda della scimmia marina. 

Ma quale fu il ruolo di Bering in tutto questo? Secondo Thaler la soluzione del mistero risiede in un dettaglio. Steller non parla infatti di "scimmia marina", ma di "scimmia marina danese" e l'unico danese in una ciurma composta da un'equipaggio interamente proveniente dalla Germania e dalla Russia, era proprio il Capitano Bering...

bibliografia

STEJNEGER, Leonhard
(1936), Georg Wilhelm Steller: The Pioneer of Alaskan Natural History. Harvard University Press. Cambridge.
(1887), How the great northern sea-cow (rytina) became exterminated. The American Naturalists, 21 no. 12: 1047-1054.
STELLER, Georg Wilhelm (1751), De Bestiis Marinis or, The Beasts of the Sea. Paul Royster.