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Yowie, un mito moderno

ricostruzione di fantasia tratta dal documentario Revealing the Yowie
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Yowie, un mito moderno

un approfondimento sul mito dell'uomo selvatico in Australia
di Lorenzo Rossi - Gio, 13/06/2013 - 09:00Qui si parla di
ricostruzione di fantasia tratta dal documentario Revealing the Yowie

In Australia con termini quali yowie (attualmente divenuto quello maggiormente in uso), dulugal o yahoo, vengono descritti esseri leggendari dall'aspetto antropomorfo e ricoperti di pelo che ricordano molto da vicino le descrizioni dell'altrettanto leggendario (e ben più famoso) bigfoot americano.

Il primo riferimento bibliografico riguardante l'esistenza di un presunto "uomo selvatico" australiano risale al 1789 sotto forma di un manifesto circolante in quel periodo in Inghilterra, che raccontava l'inverosimile storia di un gigante villoso alto 3 metri, che si diceva essere stato catturato nei pressi di Botany Bay e in seguito trasportato a Plymouth, dove sarebbe stato visto da migliaia di persone.

"Una descrizione del magnifico grande uomo selvatico, o gigante mostruoso, arrivato da Botany Bay"

Il tutto si rivelò poi non essere altro che uno scherzo, e le frammentarie e sporadiche notizie riguardanti presunti avvistamenti di "gorilla australiani" e "uomini selvatici" saltuariamente diffuse dai giornali locali qualche anno più tardi, non destarono molto interesse. Le cose cambiarono quando l'analista politico Graham C. Joyner, pubblicò nel 1977 e nel 1980 due raccolte di segnalazioni (circa una trentina di casi) di avvistamenti di strani grossi animali dall'aspetto antropomorfo in Australia, che coprivano un arco temporale che andava dal 1871 al 1912. Più recentemente, nel 2006, gli autori Tony Healy e Paul Cropper, all'interno delle pagine del loro The Yowie - In Search of Australia's Bigfoot, hanno riportato ben 282 segnalazioni, 67 delle quali avvenute dal 1847 al 1940.

L'esistenza di segnalazioni anteriori al fenomeno di popolarizzazione nei media di tutto il mondo dello yeti himalayano e del bigfoot del Nordamerica, è infatti sempre stata considerata per i sostenitori dell'esistenza di un ominide sconosciuto in Australia, una prova importante che le voci sullo yowie non potevano essere il frutto di una leggenda moderna nata sulla scia dell'interesse mondiale provocato dai suoi più famosi "cugini". Altro punto fermo per i possibilisti nell'esistenza di questa molto improbabile creatura sono le antiche tradizioni aborigene riguardanti uomini selvatici, le quali non potrebbero in alcun modo essere giunte dal "mondo esterno". 

Ma esaminando con attenzione il materiale disponibile, le cose non appaiono affatto così chiare e semplici...

L'uomo selvatico nella tradizione aborigena

Uno dei primi termini ad essere utilizzato per definire queste creature fu yahoo, ma la vera origine di questo nome e la sua appartenenza al linguaggio aborigeno sono state ampiamente dibattute tra i vari ricercatori. Ad esempio secondo Joyner (1984) potrebbe non trattarsi di un termine nativo, quanto di una parola il cui uso si diffuse in Australia con l'arrivo dei primi coloni inglesi. Lo Stamford Mercury del 22 aprile 1814, riportava infatti che a Lincoln, il collezionista di curiosità T. Shore, aveva esibito tra le altre cose "il grande Yahoo, o uomo selvatico dei boschi". La creatura in questione altro non era che un orango, al quale sarebbe stato dato questo nome in quanto ne I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift pubblicato nel 1726, si utilizzava questo termine per descrivere una razza di mostri antropomorfi e selvaggi. Sarebbero dunque stati i coloni ad importare in Australia questa parola.

Altri autori, come il primatologo Colin P. Groves (1986), pur non dando credito all'esistenza della creatura, hanno suggerito invece una maggiore cautela nell'affermare che yahoo non sia un termine aborigeno, specie considerando l'esistenza di oltre 200 differenti linguaggi nativi. Con l'aiuto dell'Australian National Dictionary Project risalì alla prima apparizione in letteratura australiana della parola yahoo, che era attribuita a J. Holman nel suo Travel del 1835:

i nativi sono molto terrorizzati dalla vista di una persona con una maschera, chiamandola 'diavolo' o 'yah-hoo', che significa 'spirito maligno
Holman, 1835

Gli aborigeni dello stato di Victoria utilizzano invece il termine yahoo per designare il Garrulo dalla corona grigia  (Pomatostomus temporalis). Ma attualmente questa parola è entrata nel gergo per indicare persone definite rozze o "strane" e poco ha a che vedere con ipotetici ominidi relitti. D'altro canto anche il termine attualmente in uso, cioè yowie, apparve per la prima volta in letteratura nel 1975, ma il nativo Kevin Gilbert, nel suo Living Black del 1977, riporta quanto segue:

Abbiamo il leggendario bunyp, il serpente d'acqua gigante, il piccolo popolo e il villoso youree, l'enorme creatura irsuta simile all'uomo che i bianchi chiamano 'yowie
Gilbert, 1977

Ad ogni modo le leggende sullo yowie inteso come una creatura diversa dall'uomo sono concentrate negli stati costieri del Nuovo Galles del Sud e in minor parte, di Victoria. Nel resto del continente infatti, il concetto di "uomo selvatico" ha per i nativi quello di "rinnegato", riferito ad aborigeni fuggiti o scacciati dalle rispettive tribù.

Il folklore riguardante presunti ominidi relitti australiani sembra così non essere affato tanto radicato ed è prevalentemente riferito a spiriti che possono assumere varie forme, tra cui anche quelle di un uomo villoso.

Descrizioni eterogenee

Purtroppo, così come le tradizioni dei nativi, anche le più antiche presunte segnalazioni di un ominide sconosciuto da parte dei coloni sono tutt'altro che promettenti per quanto concerne la possibile esistenza dello yowie. Da un esame di quest'ultime risulta infatti evidente come i diversi compilatori, in un eccesso di ottimismo ed entusiasmo, abbiano ammassato tra loro una quantità di aneddoti e informazioni che molto raramente risultano coerenti tra loro, quando non addirittura totalmente non pertinenti all'oggetto in questione. Ad esempio il Sidney Morning Herald del 16 settembre 1872 riportò la notizia di un grosso animale simile a un vombato (Vombatus ursinus) osservato da diverse persone presso il distretto di Braidwood. Un altro esempio è un aneddoto riportato all'interno di The Aborigines of Australia; stories about the Kamilaroi tribe, pubblicato nel 1882 a cura di John Fraser, che racconta di come un uomo e la moglie furono spaventati da un grosso animale che aveva lasciato sul terreno impronte uguali a quelle di un emù. Eppure anche queste segnalazioni fanno parte della raccolta di informazioni storiche sullo yowie redatta da Joyner.

Anche la qualità generale delle descrizioni lascia molto a desiderare, limitandosi a pochissimi accenni come "uomo villoso" (Lismore Northern Star, 17 maggio 1878), "metà uomo, metà babbuino" (The Argus, 25 ottobre 1849), "creatura bipede e villosa alta due metri" (Sydeny Morning Herald, ottobre 1877), "creatura bipede e villosa con braccia grosse quanto le cosce di un uomo" (Lismore Northern Star, 13 aprile 1878), "somigliante a un aborigeno, ma ricoperto di peli" (The Queanbeyan Observer, 7 agosto 1903) e così via.

Piuttosto numerose sono poi le descrizioni che parlano di animali simili a un gorilla, tanto che, paradossalmente, l'unica osservazione "dettagliata" che appare nella lista di Joyner, se autentica (cosa a dire il vero molto difficile da credere), indicherebbe l'esistenza di una creatura che non ha nulla a che vedere con lo yowie così come viene descritto al giorno d'oggi dai presunti testimoni oculari. Ne consegue che non è sufficiente ammassare "dati" non verificati e tra loro eterogenei per dimostrare l'esistenza di qualcosa...

Il The Sun di Sidney del 10 novembre 1912 riportava la testimonianza del sovrintendente Charles Harper, che dichiarò di essere stato il protagonista di un incredibile episodio assieme ad altre due persone e a due cani ben addestrati, presso la catena montuosa di Currockbilly. Alla sera, mentre riposavano presso l'accampamento,

[udirono] un suono molto inusuale, simile al battito di un tamburo malamente accordato, accompagnato da un basso brontolio. I cani sarebbero dovuti essere in grado di far fronte a ogni situazione, ma in questo caso [...] non abbaiarono, ma entrarono nelle tende guaendo. [...] Un enorme animale simile a un uomo stava eretto a non più di 20 metri dal fuoco [...] battendosi il petto con le sue enormi zampe simili a mani. [...] Posso dire che la sua altezza quando stava in piedi poteva essere di 180 - 150 cm. Il suo corpo, gambe e braccia erano ricoperti da un lungo pelame bruno rossiccio [...] quello che mi colpì come cosa più straordinaria fu il suo aspetto apparentemente umano, ma al contempo così diverso. Inizierò una sua dettagliata descrizione partendo dai piedi, ai quali potei dare un'occhiata solo di sfuggita. Vidi che le ossa del metatarso erano corte, molto più corte di quelle del genere Homo, ma le falangi erano estremamente lunghe [...]. La fibula era molto più corta che nell'essere umano. Il femore era molto lungo, sproporzionato rispetto al resto della gamba. [...] Le braccia e zampe anteriori erano estremamente lunghe e grandi. La testa e il volto molto piccoli, ma molto umani. Un'orribile bocca era ornata da due grandi e lunghi canini. Quando le fauci erano chiuse essi sporgevano oltre al labbro inferiore. Lo stomaco somigliava a un sacco [...]. Questa visione durò qualche minuto mentre la creatura era in posizione eretta, come se la luce del fuoco l'avesse paralizzata
da The Sun, 10 novembre 1912

Dopo avere emesso qualche altro brontolio l'animale corse via, fuggendo a quattro zampe. Risulta per me evidente che Harper non ha fatto altro che trasformare in racconto vissuto personalmente una pessima illustrazione dell'epoca raffigurante un gorilla.

Implausibilità zoogeografica

Il problema maggiore è però un altro: per quanto è dato sapere a oggi nessun primate a parte l'Homo sapiens è mai vissuto in Australia. La storia geologica del continente ha infatti da sempre favorito la diffusione di mammiferi marsupiali e ad oggi, gli unici placentati endemici, mammiferi marini esclusi, sono rappresentati dal dingo, da una cinquantina di specie di roditori e da diversi pipistrelli.

Ne consegue così che finché non saranno rinvenuti sul continente fossili di ominidi pre sapiensr elativamente recenti (geologicamente parlando) l'intera esistenza dello yowie risulterà totalmente priva di senso da un punto di vista zoogeografico. Per breve tempo un piccolo spiraglio fu intravisto nella scoperta avvenuta a Kow Swamp, presso la Murray Valley nello stato di Victoria, di scheletri di esseri umani che apparentemente esibivano caratteristiche arcaiche. Scavi archeologici condotti dal 1968 al 1972 avevano infatti portato alla luce i resti di oltre venti individui la cui età fu stimata a circa 13.000 anni. Purtroppo però, sebbene esistano alcune pubblicazioni in merito, questi reperti non furono mai studiati in dettaglio (i dati disponibili si limitano infatti ai crani, denti e mandibole) e diversi anni fa, in seguito alla richiesta da parte delle comunità aborigene, furono riseppelliti.

Secondo alcuni ricercatori (Thorne 1976; Thorne e Macumber 1972) questi individui mostravano peculiarità morfologiche attualmente non riscontrabili tra i moderni aborigeni, tra cui una fronte sfuggente e massicce arcate sopraccigliari, che suggerirono agli autori che alcune caratteristiche dell'Homo erectus  erano sopravvissute in Australia sino a 10.000 anni fa. Nel 1975 Donald Brothwell suggerì invece che quest'ultime fossero dovute a pratiche di deformazione artificiale, ipotesi successivamente respinta da Thorne (1977) e in seguito abbracciata da Peter Brown (1989). Inoltre anche le più recenti comparazioni morfologiche e statistiche (Brown 1995; Pardoe 1991) non hanno portato nessun elemento a favore della tesi di Thorne che implicava l'esistenza di due popolazioni pleistoceniche fenotipicamente distinte nel continente australiano.

L'ipotesi di Smith

Nel 1989, Malcolm Smith suggerì sulle pagine di Cryptozoology che buona parte degli avvistamenti del 1871-1912 elencati da Joyner potevano essere interpretati con l'osservazione di aborigeni maschi isolati di grande stazza, visti attraverso la luce di un mito colonico in via di formazione. A questo scopo citò un episodio riportato dal Sunday Mail del 22 febbraio 1987 che riguardava un "mostro", "metà uomo, metà bestia" che "correva come un gorilla" e aveva un volto scimmiesco, che si rivelò poi essere un aborigeno nudo alto oltre due metri, arrestato dalla polizia in seguito alle segnalazioni della famiglia Kenny i cui membri erano rimasti terrorizzati da quella che descrissero come una creatura misteriosa. L'ipotesi di Smith potrebbe trovare un consolidamento dagli studi di Joseph Birdsell (1993), secondo i quali è proprio nel sud est dell'Australia (area da cui sono giunte tutte le prime segnalazioni di yahoo o yowie) che gli aborigeni esibiscono una maggiore quantità di pelo corporeo e facciale, le più grosse arcate sopraccigliari e una relativamente maggiore inclinazione all'indietro della fronte.

Effettivamente sembra esistere la tendenza della percezione umana a vedere somiglianze con animali (non umani) nelle persone che mostrano un diverso fenotipo. Un esempio interessante di questo, anch'esso collegato al mito dell'"uomo selvatico", ebbe come protagonista il primatologo americano Frank Poirier (Poirier et al. 1983) che assieme a due colleghi cinesi stava conducendo indagini sullo yeren nella provincia di Hubei:

Un'esperienza molto personale di come uno strano animale può essere generalizzato con un avvistamento di uomo selvatico accadde al co autore Poirier. Era il primo visitatore straniero della contea dello Xhin Xhan [...] da davvero molto tempo. Sebbene non insolitamente peloso per gli standard occidentali, nondimeno appariva bizzarro agli occhi della popolazione locale. Essendo alto circa 190 cm era più grande e pesante dei residenti. Diversi bambini lo fissarono a distanza di sicurezza e corsero via urlando terrorizzati alle persone del villaggio che c'era un uomo selvatico in mezzo a loro
Poirier et al, 1983

Un altro esempio curioso di come l'essere umano è colpito dai tratti somatici che giudica insoliti è citato da Heuvelmans (1995)

[...] in Borneo la famosa scimmia nasica (Nasalis larvatus), i cui esemplari maschi hanno un naso lungo 7 cm, è chiamata 'orang blanda', che significa 'uomo olandese'. [...] il fatto che i malesi abbiano nasi piuttosto piccoli potrebbe spiegare il motivo di ciò
JHeuvelmans, 1955
Parallelismi con il sasquatch americano

Nel suo monumentale Images of the wildman of Southeast Asia - An anthropological perspective del 2008, Gregory Forth, che considera lo yowie come un artefatto culturale dei coloni europei, mette in evidenza diversi punti in comune tra l'uomo selvatico australiano e il leggendario sasquatch: entrambi sono miti sviluppatisi verso la fine del diciannovesimo e ventesimo secolo, sono caratterizzati da un'alta implausibilità zoogeografica, dalla presenza di popolazioni native fenotipicamente distinte dai coloni e dalla discutibile connessione tra tradizioni indigene e segnalazioni dei coloni europei.

Effettivamente essendo l'Australia l'ultimo posto al mondo in cui sarebbe possibile aspettarsi dei primati non ancora conosciuti alla scienza, gli avvistamenti dello yowie sono senza dubbio alquanto "imbarazzanti", al punto che anche diversi diversi ricercartori possibilisti sull'esistenza del bigfoot hanno cercato di liquidarli minimizzando sulla loro importanza. Ad esempio l'antropologo Gorver S. Krantz (1999) spiega che

Avendo letto tutti i libri di Joyner, sono rimasto colpito dal fatto che le descrizioni sono tutte di creature piuttosto grandi che mostrano qualche segno di postura eretta, ma che oltre a questo condividono tra loro ben pochi altri tratti in comune. Ciò è piuttosto diverso dalle segnalazioni del Nordamerica dove abbiamo una costante ripetizione dello stesso tema, con variazioni minime di taglia e colore [...]
Krantz, 1999

Questa deduzione è però alquanto lontana dalla realtà. Infatti se è vero che i moderni avvistamenti del bigfoot possiedono quasi tutti tantissimi aspetti morfologici e comportamentali in comune, la stessa cosa vale anche per i moderni avvistamenti dello yowie (Healy e Cropper, 2006), ma se Krantz avesse preso in esame le prime segnalazioni documentate sui giornali americani dell'epoca, si sarebbe reso conto della loro estrema somiglianza con le notizie riportate dai quotidiani australiani dell'Ottocento e inizio Novecento.

Un elevato numero di queste prime segnalazioni del bigfoot, 156, sono contenute nell'opera The Historical Bigfoot di Chad Arment (2006) e coprono un arco temporale che va dal 1818 sino ai primi anni Quaranta dello scorso secolo. In essi le creature descritte vengono definite di volta in volta come "uomini selvatici", "giganti pelosi" o "gorilla americani" ed esibiscono lo stesso grado di differenze che caratterizza i primi rapporti storici relativi allo yowie. 

Tutto questo lascerebbe così indicare la nascita di due miti moderni, nati e sviluppatisi parallelamente sino allo stato attuale, nel corso degli anni.

Bibliografia

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