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Il Kooloo-kamba

Il kooloo-kamba, da un'illustrazione di Paul du Chaiullu
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Il Kooloo-kamba

il primate misterioso di Paul du Chaillu
Ritratto di lorenzorossi di Lorenzo Rossi - Dom, 01/09/2013 - 13:08Qui si parla di
Il kooloo-kamba, da un'illustrazione di Paul du Chaiullu

I primi racconti e descrizioni riguardanti il Kooloo-kamba, misterioso primate africano diverso sia dal gorilla che dallo scimpanzè, giunsero in Europa in un'epoca nella quale la primatologia era agli albori e le scimmie antropomorfe africane (soprattutto il gorilla), ancora circondate da un alone quasi leggendario.

Uno degli accenni più antichi proviene dal naturalista americano di origine francese Paul du Chaillu, che nel 1856 fu incaricato dall'Accademia delle Scienze di Filadelfia di effettuare delle ricerche di carattere geologico e naturalistico in Africa. Du Chaillu risalì il Rio Muni e arrivò al bacino dell'Oguè compiendo accurate osservazioni sulla fauna delle aree visitate, scrivendo opere di un certo valore scientifico e culturale, ma anche estremamente controverse.

Da un punto di vista prettamente zoologico, la parte di maggiore interesse dei suoi resoconti di viaggio consiste probabilmente nelle sue descrizioni dei grandi primati, non bisogna infatti dimenticare che fu il primo a dimostrare l'esistenza del gorilla di pianura (Gorilla gorilla), fino ad allora considerato una creatura appartenente al folklore indigeno.

Ma l'appena sbocciata conoscenza dell'etologia e della tassonomia dei primati africani, probabilmente unita all'incessante desiderio di scoprire cose nuove, lo indusse anche in madornali errori. In un'occasione rimase ad esempio letteralmente esterrefatto nell'esaminare un complesso giaciglio tra gli alberi, che le sue guide dissero essere stato fabbricato da uno scimpanzè. Du Chaillu non esitò quindi a descrivere una nuova specie, che battezzò Troglodytes calvus:

Le caratteristiche distintive del T. calvus [...] sono le seguenti: la sua testa è calva e di un nero lucente, la testa è quasi rotonda, a forma di proiettile, il naso piuttosto appiattito; le orecchie più grandi di quelle di un gorilla, ma più piccole di quelle del Kooloo-kamba e dello scimpanzè
Paul du Chaillu

L'esploratore continuava la sua trattazione spiegando che la specie calvus,  conosciuta dai locali con il nome di nshiego-mbouve per contraddistinguerla dallo scimpanzè comune, conosciuto semplicemente come nshiego, si distingueva soprattutto per la sua abitudine di costruire giacigli sugli alberi, ma oggi sappiamo che questo comportamento è comune a tutti gli scimpanzè e che quindi il T.calvus non era altro che uno scimpanzè del Gabon (Pan troglodytes). Nella sua descrizione l'autore cita però anche un altro primate anomalo, il Kooloo-kamba, a suo avviso confinato nelle regioni montuose del Gabon e del quale disse di avere abbattuto un esemplare...

Ci eravamo a fatica ripuliti dalle bashikouyas [formiche], quando le mie orecchie furono attratte dal singolare richiamo della scimmia che stavo cercando. 'Koola-kooloo, koola-koolo' [...] io e Gambe alzammo lo sguardo e vedemmo, in alto tra i rami, una grande scimmia. Sparammo assieme e l'istante dopo la povera bestia cadde al suolo con un pesante rumore. Mi precipitai ansioso di vederla, avevo infatti per le mani un nuovo animale. Vidi immediatamente che non era né uno nshiego-mbouve, né uno scimpanzè, né un gorilla. [...] Questa scimmia, che si distingue dai suoi congeneri per il suo richiamo del tutto particolare è notevole in quanto offre una somiglianza generale all'uomo per certi aspetti più prossima di quella di tutte le altre scimmie conosciute. E' molto rara e sono riuscito a procurarmene un solo soggetto. E' più piccola del gorilla adulto e generalmente più robusta del gorilla femmina, ma la testa di quest'ultimo è più grossa. La testa del Kooloo-kamba è la parte più rimarcabile di questo individuo. [...] Il volto è glabro e tutto nero. La fronte è più alta di quella di qualunque scimmia e la sua capacità cranica, proporzionalmente alla sua taglia, altrettanto maggiore [...] Il naso è appiattito, gli zigomi alti e prominenti, le guance scavate, l'arcata sopraccigliare ben marcata. In proporzione il muso è meno prominente e più grande di quello delle altre scimmie [...] Le braccia e le mani sono molto muscolose. L'addome è molto prominente, come quello del gorilla. Le sue orecchie, molto grandi, somigliano alle orecchie dell'uomo più di quelle di qualunque altra scimmia
Paul du Chaillu
Vista frontale e laterale del cranio di Kooloo-kamba (sx) e di scimpanzè (Pan troglodytes) (dx), da Shea 1984. Le differenze morfologiche sono dovute all'estrema variabilità intraspecifca del genere Pan

L'autore fornisce anche una spiegazione al singolare nome vernacolare del misterioso primate, dicendo che il vocabolo Kooloo-kamba è composto dal verbo kamba, parlare, e da kooloo, parola onomatopeica che indica il peculiare richiamo dell'animale. Tuttavia gli scienziati dell'epoca che esaminarono la pelle e il cranio del Kooloo-kamba, attualmente custoditi presso il British Museum of Natural History, non riscontrarono vistose differenze con quelli di uno scimpanzè del Gabon.

Il mistero si riaccese il 21 luglio del 1873, quando Alwin Schopff, direttore dello zoo di Dresda, acquistò una femmina di scimpanzè da un uomo appena tornato dalla Bassa Guinea. L'esemplare, che fu battezzato Mafuca, misurava 120 cm d'altezza e colpì molto lo zoologo, che decise di dedicarle un articolo sulla rivista Die Zoologische Garten:

Il suo viso non è affatto come quello degli altri scimpanzè che ho visto, di colore chiaro, ma le sue guance sono cosparse di piccole macchie nere [...] il suo naso [...] è di colore scuro, quasi nero [...] Ma è impossibile giudicare se la colorazione del suo volto sia un segno di giovinezza o di età matura [...] Molti di coloro che conoscono gli scimpanzè e li hanno visti con il volto chiaro [...] sono in disputa per decidere se questa differenza dipenda dall'habitat o dall'età
Schopff, 1873

Le reazioni degli esperti dell'epoca (che non potevano ancora sapere che il colorito e le macchie scure sul volto di alcuni scimpanzè facevano parte della normale variabilità della specie) non si fecero attendere: secondo il direttore dello zoo di Amburgo, il leggendario Carl Hagenbeck, Mafuca poteva essere in realtà un gorilla e tale tesi fu abbracciata anche dal Dott. Carl Nissle, che di recente era riuscito ad esaminare il cadavere di un giovane gorilla conservato all'interno di una botte di liquore, arrivato in Germania:

Lo zoo di Dresda è il primo al mondo a ospitare un gorilla vivente
Carl Nissle

Un altro nome di spicco, Alfred Brehm (conosciuto come "il Buffon tedesco"), si lasciò andare ad un'accesa tirata, specie considerando che all'epoca non aveva mai avuto occasione di vedere un gorilla:

Al giardino zoologico di Dresda, che visitai il 28 agosto [...] capii al primo sguardo che la scimmia antropoide considerata uno scimpanzè non era altro che un gorilla [...]
Alfred Brehm

Soltanto il direttore dello zoo di Amburgo, Heinrich Bolau, andò ufficialmente controcorrente dicendo che a suo modo di vedere Mofuca non era altro che un normale scimpanzè. Oggi sappiamo che la tesi di Bolau, confermata dall'esame delle pregevoli illustrazioni pubblicate da Brehm, era corretta, ma all'epoca i primi sostenitori dell'ipotesi gorilla cominciarono a domandarsi se Mofuca non potesse invece essere un ibrido. Tale ipotesi sembrò confermata dal contenuto di una lettera del cacciatore tedesco Hugo von Koppenfels, che aveva esplorato l'Africa occidentale. Nella missiva che inviò nel 1879 al Dott. Meyer, zoologo del Museo di Dresda, riferiva che gli indigeni conoscevano molto bene gli incroci tra gorilla (n'jina) e scimpanzè (n'shiégo), da loro chiamati kulukampa, nome chiaramente riconducibile al Kooloo-kamba di du Chaillu.

Von Koppenfels era anche riuscito a procurarsi lo scalpo, il cranio e due ossa iliache dell'animale in questione, ma anche in questo caso l'analisi dei reperti non permise di rivelare particolari differenze con quelli di uno scimpanzè.

Nuovi sviluppi si ebbero nel 1912, quando Henri Neuville del Museo di Parigi esaminò un cranio che il dott. A. Durriex aveva riportato dal bacino del Likouala-Mossala, che si estende a est del Gabon. In quest'area gli indigeni gli avevano parlato del gorilla (eboubou) e dello scimpanzè (céko), ma anche di un terzo primate chiamato dediéka. Ecco cosa Neuville scrisse in merito:

Il dediéka, il cui cranio è il soggetto di queste note, differisce notevolmente dall'ebobou dal punto di vista esteriore, per la sua colorazione meno nera e più rossa [...] e per la sua taglia generalmente un poco superiore [...] La voce di questi due animali è anch'essa differente, il verso del dediéka somiglia a quello dello scimpanzè. [...] Ma la differenza più importante sta nel cranio [...] il cranio del dediéka è infatti sprovvisto di cresta sagittale anche nei maschi, mentre questa cresta è sempre presente nei gorilla maschi e si trova qualche volta anche nelle femmine
A. Durriex

La prima descrizione di Neuville faceva quindi pensare a grandi scimpanzè (sui quali torneremo in seguito), ma in una seconda nota del 1915, in seguito all'analisi di altri reperti, lo scienziato si disse convinto che il dediéka apparteneva allo stesso genere del gorilla.

Accenni sulla possibile esistenza di ibridi tra scimpanzè e gorilla tornarono ad apparire in letteratura nel 1936, quando Georges Trial pubblicò il suo libro Roman du Gorille:

Mi sono potuto convincere in più occasioni che la presenza di un gorilla isolato in un branco di scimpanzè [...], vivente in buona armonia con loro, non è affatto una cosa eccezionale. L'esistenza di un meticcio, che sembra essere esclusivamente il frutto di un gorilla maschio e di una scimpanzè, è indubbia: questo meticcio conosciuto nei villaggi degli Eshira [1] con il nome di koulokamba, somiglia nettamente a uno scimpanzè nella forma [...], ma raggiunge quasi le dimensioni di un gorilla
Georges Trial

Vent'anni dopo il famoso cacciatore di gorilla Fred Merfield pubblicò il libro Gorillas Were My Neighbours, all'interno del quale discusse dell'esistenza di scimpanzè simili a gorilla chiamati choga (probabilmente una variazione linguistica della parola N'tchego [2]). Stando all'autore questi animali sono descritti come simili a gorilla per quanto riguarda l'arcata sopraccigliare prominente, la cresta sagittale, la pelle nera e le orecchie piccole, e furono da lui considerati come una rara specie di scimpanzè.

Il mondo accademico tornò ad occuparsi seriamente del Kooloo-kamba soltanto nel 1967 grazie a W. C. Osman Hill, che contribuì notevolmente all'evoluzione della moderna tassonomia dei primati. All'epoca Hill aveva condotto gli studi più approfonditi sulla morfologia degli scimpanzè, basando molta parte del suo lavoro su osservazioni dal vivo compiute presso la riserva americana di Holloman AFB, che attualmente fa parte della Coulston Fondation. Nella cerchia dei primatologi si vociferava da tempo che nella popolazione della riserva potessero esserci anche degli esemplari di Kooloo-kamba e Hill decise di descrivere minuziosamente i "sospettati" (con qualche discrepanza rispetto a du Chaillu parlò di orecchie molto piccole, simili a quelle dei gorilla e di una struttura facciale marcatamente prognata). Le conclusioni dello scienziato furono che il Kooloo-kamba non doveva essere considerato come il frutto di un'anomalia individuale, ma come una ben distinta sottospecie di scimpanzè, che decise di battezzare Pan troglodytes kooloo-kamba.

Secondo Hill questi animali vivevano solitari o in piccoli gruppi, e non in grandi branchi come gli scimpanzè. Inoltre anche se entrambe le forme potevano abitare la medesima foresta, il Kooloo-kamba era ristretto alle zone montuose del Camerun meridionale, del Gabon e del Congo. In seguito a successive revisioni (Shea 1984) gli esemplari di Kooloo-kamba descritti da Hill furono inseriti nella normale variabilità intraspecifica della specie, e la nomenclatura Pan troglodytes kooloo-kamba considerata non valida. Per il mondo accademico la misteriosa "terza scimmia" dell'Africa occidentale non era altro che una leggenda originatasi dal folklore dei nativi e dalle scarse nozioni di tassonomia dei primi esploratori. 

Ma a volte qualche leggenda ha un fondo di verità...

Il mistero delle foreste di Bili-Bondo

Nel 1898 un ufficiale belga di ritorno dal Congo, donò al Museo Tervuren di Brussel tre crani di gorilla che erano stati da lui raccolti presso il villaggio di Bondo, in Congo settentrionale. Questi reperti furono esaminati da Henri Schouteden nel 1927 e da lui considerati come una sottospecie di gorilla che battezzò Gorilla gorilla uellensis. Questo episodio finì però per essere dimenticato, anche se in alcuni manuali di primatologia piuttosto recenti [3] vi sono accenni a "una popolazione [di gorilla] isolata [...] [che] è forse esistita nel distretto di Bondo". Questa zona è infatti quasi equidistante dai confini estremi delle popolazioni di gorilla di pianura occidentali e orientali e nessun primatologo aveva ritenuto importante compiere indagini per approfondire il mistero dei crani esaminati da Schouteden.

A questo enigma si appassionò però il fotografo naturalistico svizzero Karl Ammann, che nel 1996 era tornato da un viaggio a Bondo (Reppubblica Democratica del Congo) con un bizzarro reperto: un cranio di scimpanzè provvisto di cresta sagittale, particolare anatomico fino ad allora riscontrato soltanto nei gorilla [4]. Negli anni seguenti, per via della guerra, Ammann non riuscì però a tornare nella zona, dovendo aspettare il 2001 per potere condurre ulteriori indagini in merito all'origine di quel cranio anomalo. Durante l'esplorazione dell'area, nella quale fu coinvolto anche il ben noto biologo da campo George Schaller, pioniere degli studi sul gorilla di montagna, furono rinvenuti molti giacigli sul terreno simili a quelli costruiti dai gorilla, che differivano dai normali "nidi" sugli alberi costruiti dagli scimpanzè. I nativi inoltre parlarono di due diversi tipi di scimpanzè che vivevano nella zona: quelli di normali dimensioni, che era possibile cacciare utilizzando frecce avvelenate e che venivano chiamati "i battitori di alberi", e quelli giganti, che non si arrampicavano sugli alberi e che non subivano l'effetto del veleno abbastanza in fretta e che quindi riuscivano a fuggire tra gli alberi nel folto della foresta. Questi ultimi erano conosciuti come "gli uccisori di leoni".    

La prima immagine di uno scimpanzè gigante di Bili nel suo habitat (fonte Karl Ammann)

Ammann si imbatté anche in notevoli impronte nel terreno, ma non riuscì ad osservare di persona questi misteriosi enormi scimpanzè. Nel 2004 riuscì però a ottenere un grande successo che permise di destare l'attenzione dei primatologi nei confronti degli scimpanzè giganti di Bili: una fototrappola da lui piazzata era infatti riuscita ad immortalare un imponente esemplare fornendo così la prova definitiva della veridicità dei racconti dei nativi. Gli esami del DNA condotti su peli ed escrementi raccolti in successive ricerche indicarono però l'appartenenza delle "scimmie di Bili" alla sottospecie Pan troglodytes schweinfurthii, che racchiude le popolazioni orientali di scimpanzè. Eppure gli scimpanzè giganti oltre ad avere caratteristiche morfologiche del tutto peculiari, potendo raggiungere un'altezza di quasi due metri e un peso che oscilla dagli 85 agli oltre 100 kg, hanno anche abitudini diverse, tendendo a vivere in branchi isolati rispetto agli individui di taglia normale, ma ad oggi nessuna pubblicazione ha ancora approfondito il motivo di queste notevoli differenze.

Attualmente la comunità dei primatologi non si è ancora espressa all'unanimità per quanto concerne l'origine delle scimmie di Bili. Secondo Shelly Williams, che è stata la prima zoologa ad osservarne degli esemplari dal vivo, questi scimpanzè avrebbero caratteristiche uniche, tanto che nelle sue prime dichiarazioni (che però come abbiamo appurato non trovarono conferma nell'analisi del DNA), si disse convinta che potesse trattarsi di una nuova sottospecie se non addirittura di ibridi tra gorilla e scimpanzè. Ma collocazione tassonomica a parte, ciò che ritenne un dato di fatto era che ci si trovava dinnanzi a una popolazione di scimpanzè che aveva sviluppato una cultura isolata e diversa da quella di ogni altra popolazione conosciuta. 

Le impronte degli scimpanzè di Bili possono superare i 30 cm di lunghezza, risultando così più lunghe di quelle dei gorilla (fonte Karl Ammann)
Note

[1] Gli eshira sono un gruppo etnico del Gabon.
[2] Nel 1852 il Dott. Franquet, fornitore di scimmie antropomorfe per il Museo di Parigi, scrisse in una lettera che in Gabon gli indigeni chiamavano il gorilla con il nome di N'géna, e chiamavano N'tchégo una scimmia di taglia più piccola.
[3] (1999) Nowak, R. M. Walker's Primates of the World. The Johns Hopkins University Press. 
[4] La cresta sagittale si sviluppa quando i muscoli della mandibola diventano troppo grandi per trovare un adeguato innesto ai lati della scatola cranica. Non si tratta di una caratteristica legata al sesso, quanto alle dimensioni dell'individuo, dato che le dimensioni del cervello crescono a ritmo più lento di quelle del corpo.

Bibliografia essenziale

du Cahillu, Belloni Paul (1861), Explorations and Adventures in Equatorial Africa.
Heuvelmans, Bernard (1980), Les betes humaines d'Afrique.
Shea, Brian T. (1984), Between the gorilla and the chimpanzee: a history of debate concerning the existence of the kooloo-kamba or gorilla-like chimpanzee.