Flash News

Tu sei qui

Il blennide di Heuvelmans

Messaggio di errore

Deprecated function: implode(): Passing glue string after array is deprecated. Swap the parameters in Drupal\gmap\GmapDefaults->__construct() (linea 107 di /home/wicripto/public_html/sites/all/modules/gmap/lib/Drupal/gmap/GmapDefaults.php).
Foto modificata con programma di fotoritocco su come potrebbe apparire una possibile bavosa di Heuvelmans (per gentile concessione di Fabio Russo)
Approfondimenti

Il blennide di Heuvelmans

storia e identità di un pesce
Ritratto di tiralongo di Francesco Tiralongo - Gio, 21/01/2016 - 16:00Qui si parla di
Foto modificata con programma di fotoritocco su come potrebbe apparire una possibile bavosa di Heuvelmans (per gentile concessione di Fabio Russo)

Sono oramai passati 30 anni circa da quando lo zoologo tedesco François De Sarre descrisse nel Mare Adriatico, in Croazia, la specie Lipophrys heuvelmansi, appartenente alla famiglia Blenniidae. De Sarre, che oltre a essere uno zoologo specializzato in ittiologia, estendeva i suoi studi fino alla criptozoologia, volle dedicare la sua scoperta a Bernard Heuvelmans, zoologo belga ritenuto il fondatore di quest'ultima disciplina.

Successivamente alla scoperta, si ebbero pochissime notizie a riguardo del misterioso pesce, che viene molto sinteticamente descritto come di colore giallo. Sul web, tra siti zoologici e di nomenclatura zoologica, il nome della specie appare sempre accompagnato da descrizioni molto sintetiche.

Eravamo alla metà del Maggio 2015, ironia della sorte, mese di uscita del mio recente libro sui blennidi, quando, in seguito all'approfondimento dell'ambiguo argomento sul blennide di Heuvelmans, che mi aveva parecchio incuriosito, decisi di scavare a fondo in tutta la faccenda. Da una breve nota sulla specie, basata sui pochi dati disponibili e sulle mie impressioni, scritta per l'ormai nota pagina facebook "Scubabiology", dell'amico naturalista Fabio Russo, entrai in contatto con Lorenzo Rossi. Criptozoologo preparato e competente, Rossi è anche proprietario del sito su cui state leggendo questo stesso articolo e fu lui che, in poco tempo, ci procurò il prezioso articolo originale sulla descrizione della specie. Inoltre, mi mise in contatto con due persone che furono di importanza fondamentale per arrivare a poter risolvere il mistero che avvolgeva il blennide: Olivier Glaizot e François Charousset De Sarre. Il primo, ricercatore del Museo Zoologico di Losanna, in Svizzera, custodisce il paratipo dell'esemplare. De Sarre è niente meno che l'ittiologo scopritore della specie. Entrambi si rivelarono nei miei confronti disponibilissimi e gentili.

Dopo aver letto attentamente il minuzioso lavoro di De Sarre, accompagnato da diversi disegni, tra cui quelli dettagliati del blennide di Heuvelmans, Lipophrys heuvelmansi, non potei far a meno che associare, data la straordinaria similitudine nel disegno e nella descrizione morfo-cromatica della specie, il misterioso pesce all'esemplare maschio della Bavosa Gote Gialle, Microlipophrys canevae, che, all'epoca della scoperta, nel 1986, apparteneva ancora al genere Lipophrys, quindi Lipophrys canevae. Intanto, avevo messo De Sarre a conoscenza delle mie intenzioni di riesaminare il suo campione, poiché diverse cose non mi convincevano. Mi rispose molto cordialmente, dandomi informazioni aggiuntive a riguardo di ciò che aveva osservato circa trent'anni prima, e fu curioso di capire, evidentemente colto dal dubbio dopo le mie spiegazioni, effettivamente se potesse trattarsi della Gote Gialle.

Una bavosa gote giallo maschio nella livrea nuziale. Questa colorazione è molto simile alla descrizione originale del "blennide di Heuvelmans"

Fatto curioso, De Sarre nel suo lavoro descriveva, nello stesso luogo della scoperta del blennide di Heuvelmans, la presenza della Gote Gialle, assieme a quella di altri Blennioidei. Quindi, poiché comunque l'autore fu in grado di distinguere L. heuvelmansi da L. canevae, questo particolare mi lasciò perplesso. Insomma, avevo parecchie informazioni a favore della mia ipotesi, tuttavia, poteva trattarsi di una specie molto simile alla Gote Gialle e nonostante i numerosi impegni di quel periodo e le spese per un viaggio non programmato in Svizzera che, seppure breve, ci costò molto più di quanto avevamo previsto, ci decidemmo a partire.

Infatti non andai da solo in Svizzera, mi accompagnò il mio caro amico Emanuele Mancini, bentonologo meticoloso, ormai divenuto compagno di diverse "avventure zoologiche", come mi piace definirle. Prima di partire mi serviva un campione di riferimento, un esemplare maschio di Gote Gialle, per poter fare un confronto diretto con il paratipo di De Sarre. Quindi, ce ne procurammo uno dal Tirreno Settentrionale, attualmente conservato nella collezione zoologica dell'Ente Fauna Marina Mediterranea con codice #EFMM180615.

Il giorno della partenza si avvicinò, il 29 Giugno avrei incontrato, al Museo Zoologico di Losanna, il Dr. Glaizot, che mi avrebbe affidato per qualche ora il prezioso paratipo. Quindi, zaino in spalla ed eccoci con Emanuele all'aeroporto di Roma, la mattina del 27, direzione Zurigo. Dalla capitale svizzera avremmo preso il treno per giungere a Losanna in poche ore. Uno splendido paesaggio di colline verdi fiancheggiava il treno. Sebbene monotono e monocromatico, in quella soleggiata mattina, infondeva un profondo senso di calma e serenità.

Prima di visitare il Museo avevamo un giorno a disposizione e quindi un' esplorazione della città fu doverosa. Il relativo affollamento del piccolo centro, dalle viuzze molto intricate, contrastava con la serenità che si aveva giungendo sulle sponde dell'immenso lago di Ginevra, noto anche come lago Lemano. Notai, sulla superficie, cigni bellissimi e stupendi germani reali. Sotto alle tranquille acque, allontanandosi lentamente, ma inesorabilmente, dalla riva, vedevo scomparire verso le buie profondità relativamente grandi e scure sagome di pesci, alcune delle quali dovevano appartenere alla famiglia dei ciprinidi.

Il giorno seguente ci svegliammo presto, pronti per incontrare Olivier che ci avrebbe permesso di esaminare l'esemplare. Il Museo Zoologico sorge al centro di Losanna, davanti un'ampia piazza. Olivier si fece attendere pochi minuti, che trascorremmo ad osservare alcuni esemplari del museo. L'idea che mi ero fatto scambiando con lui poche mail, adesso era confermata dal suo fare gentile e cordiale. Confesso che ero emozionato, finalmente avrei osservato il blennide di Heuvelmans, Gote Gialle o no comunque un pesce che aveva tutta una sua storia dietro, storia vecchia di trent'anni!

Il paratipo si trovava all'interno di un piccolo e relativamente largo contenitore semitrasparente, con tanto di etichetta con nome e codice. Aprendolo, l'odore inconfondibile dell'alcol penetrò le narici. Estrassi con cura, con una lunga e fredda pinza, il piccolo pesce, prendendolo delicatamente per la coda e poggiandolo alla base di una spaziosa piastra Petri in vetro, che accoglieva comodamente il piccolo pesce lungo poco più di 6 centimetri. Accanto a me, di fronte, Olivier si era messo serenamente a lavorare, osservando al microscopio un esemplare di chissà quale specie di zanzara. Al mio fianco, Emanuele attendeva con ansia una risposta. Quindi, posi l'esemplare sotto al nuovissimo stereomicroscopio che mi fu assegnato. Il pesce aveva una consistenza quasi vitrea e fortunatamente le pinne erano ben distese. In quelle condizioni di rigidità in cui si trovava il blennide, aprirle troppo forzatamente avrebbe potuto rovinarle. La colorazione tipica era svanita del tutto, il pesce era quasi uniformemente giallo-arancio. Il modello cromatico di base comunque si intravedeva e la piccola macchia scura, posteriormente nella dorsale, era comunque evidente, ma si sarebbe rivelata in posizione leggermente diversa da quella descritta da De Sarre, tra il settimo e l'ottavo raggio molle. Inoltre, il settimo raggio mostrava l'apice spezzato. Contai più volte, per sicurezza, i raggi delle pinne e altre caratteristiche importanti per l'identificazione. Intanto, accanto avevo il mio campione, ben conservato in formalina e accuratamente sistemato in un'altra piastra Petri, che mi serviva da confronto diretto. Dopo un po' potei darmi una risposta e avvisare Emanuele e lo stesso Olivier, curiosi di sapere.

A: il blennide di Heuvelmans e (B) il contenitore che l'ha custodito per trent'anni. C: esemplare maschio di gote gialle usato per comparazione (fotografia di Francesco Tiralongo).

Nessuna differenza significativa era presente nel blennide di Heuvelmans perché si potesse considerare una vera specie, le sue caratteristiche morfo-cromatiche combaciavano in maniera perfetta a quella di un esemplare maschio di Bavosa Gote Gialle. Il pesce, dato il lungo periodo di conservazione aveva solamente perso il suo colore naturale e inoltre, a causa dell'alcol, il corpo, disidratandosi, si era irrigidito e lievemente contratto in se stesso. Sia i caratteri meristici, che la morfologia del corpo e il modello cromatico non lasciavano più dubbi riguardo la sinonimia tra L. heuvelmansi e M. canevae. Quindi, nonostante la sua esperienza, De Sarre, non essendo ben a conoscenza delle caratteristiche inerenti il dimorfismo sessuale della Bavosa Gote Gialle, specie che, come in precedenza accennato, egli stesso riporta nella località in cui descrisse il blennide di Heuvelmans, cadde in questa confusione, scambiando i maschi di M. canevae per una nuova specie.

Tra l'altro, egli stesso, nonostante alcune imprecisioni, ne aveva descritto molto bene le caratteristiche principali nel suo lavoro, che dovevano essere valide per poter distinguere L. heuvelmansi dalle specie simili:

Testa di un giallo intenso, ad eccezione di una banda nera che si estende dal bordo inferiore della mascella per raggiungere il primo raggio della pinna dorsale, la testa è arancione ventralmente; leggera cresta a livello della nuca; pinna dorsale con 13 raggi spinosi; 7 pori preopercolari

Il blennide di Heuvelmans va quindi considerato sinonimo junior della Bavosa Gote Gialle, specie parecchio diffusa e comune in molte aree del Mediterraneo, coste italiane, e ovviamente croate, comprese.

E questo è il breve racconto di un pesce misterioso, ma anche il racconto di una piccola parte della mia passione per lo studio dei pesci e della curiosità umana, inguaribile e benefica malattia che ci spinge, in un modo o nell'altro, alla ricerca delle proprie risposte. Sin da piccolo i pesci sono stati al centro delle mie attenzioni, nella loro grande diversità di forme e colori che trova posto in ogni tipo di ambiente acquatico. Forse proprio per la loro grande diversità e bellezza, i blennidi sono stati tra quelli che più mi hanno affascinato sin da bambino e il blennide di Heuvelmans, circondato com'era da quell'alone di mistero, era diventato irresistibile. Ecco come, un po' anche per casualità, mi trovai in Svizzera a esaminare un campione vecchio di trent'anni. Credo di aver condiviso tutto questo con persone che, come me, sono mosse dalla passione e dalla curiosità, dalla voglia di cercare risposte. Se non ci si è dentro a certe realtà, difficilmente si può comprendere l'impegno profuso nelle singole attività di ogni giorno e i sacrifici che si è disposti a fare, ma poiché di passione stiamo parlando, il semplice piacere della scoperta basta e avanza a soddisfare e ripagare gli animi perennemente pieni di curiosità sulle meraviglie di questo mondo.

Dopo 30 anni, il misterioso "pesce giallo" ha finalmente un'identità reale e univoca. Il tutto si è poi tradotto nell'articolo scientifico pubblicato su una rivista naturalistica a diffusione internazionale e consultabile a fondo pagina.

Al rientro inviai tutti i risultati delle analisi a De Sarre, che ricevette successivamente, assieme ad Olivier, il lavoro completo sulla specie. La risposta dello zoologo tedesco fu piena di sincera soddisfazione. E pensare che poche settimane prima del viaggio in Svizzera, Russo, sulla sua pagina facebook, giusto per mettere un'immagine qualsiasi rappresentativa della specie nell'articolo sul blennide di Heuvelmans, aveva proprio scelto, in maniera quindi casuale, la Gote Gialle!