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Lo yeti della Cina, 50 anni dopo...

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Lo yeti della Cina, 50 anni dopo...

un paleoantropologo sulle tracce di un mito
di Lorenzo Rossi - Ven, 15/02/2013 - 09:00Qui si parla di

Oltre ad avere una ricca tradizione folkloristica relativa al cosiddetto "uomo selvatico" (dove è conosciuto con svariati nomi: renxiong, maoren, shangui, xueren, feifei e il più comune yeren), la Cina è anche uno dei pochi Paesi al mondo ad essersi dedicato attivamente alla sua ricerca. L'interesse scientifico esplose negli anni '50, sulla scia di quanto accadde nell'allora Unione Sovietica in concomitanza con il diffondersi in tutto il globo delle notizie riguardanti lo yeti dell'Himalaya, ma l'apice fu raggiunto nel 1977 e nel 1979, anni in cui l'Accademia Cinese delle Scienze affidò all'antropologo Zhou Guoxing del Museo di Storia Naturale di Pechino, la coordinazione di due spedizioni su larga scala con lo scopo di svelare il mistero una volta per tutte...

 

 

Storia e stato delle ricerche sino all'inizio degli anni '80

Guoxing si dedicò per prima cosa alla ricerca storica, scoprendo che una cronaca locale della Contea di Fang risalente al 1700 riportava quanto segue:

Un gran numero di uomini villosi vive sul Monte Fang, che si trova a 40 miglia a sud della città, dove le vette sono alte, le valli profonde e le caverne offrono riparo. Essi sono alti più di 3 metri e ricoperti ovunque di peli e spesso scendono dalle montagne e razziano i paesani rubando carne e pollame
da Guoxing, 1982

L'antropologo collegò questo aneddoto al ritrovamento avvenuto durante uno scavo archeologico condotto nell'area, di una lampada di bronzo datata alla dinastia Han (206 A.C. - 220 D.C.) recante rilievi di raffigurazioni di uomini villosi aventi grosse arcate sopraccigliari e simili a scimmie antropomorfe. In seguito Guoxing trovò raffigurazioni simili in un murale su roccia del tempio di Confucio nella provincia di Shadong, convincendosi che forse centinaia di anni fa delle scimmie antropomorfe potevano essere esistite in numerose parti della Cina.

Dopo il setaccio di tutte le possibili informazioni del passato, il secondo passo fu quello di esaminare le numerose testimonianze recenti, tra le quali ritenne di particolare interesse due segnalazioni che ebbero come protagonisti testimoni che erano anche ricercatori scientifici. La prima di queste fu raccontata dal biologo Wang Zelin, che riferì di avere avuto la possibilità di vedere un uomo selvatico di sesso femminile che era stato abbattuto nella provincia di Gansu:

Era il 1940 e lavoravo per la commissione per la conservazione del Fiume Giallo. Stavo viaggiando [su un autobus] da Baoji a Jiangluo sulla strada per Tianshui [...] quando [...] udemmo colpi d'arma da fuoco [...]. Nel successivo quarto d'ora arrivammo sul luogo e vedemmo una folla di persone lungo la strada. Quando le raggiungemmo chiedemmo loro cosa stessero facendo lì. 'Siamo i cacciatori dell'uomo selvatico', risposero [...] 'lo stiamo portando dal governatore della contea per sapere cosa farne'. Stimolarono la nostra curiosità quindi scendemmo per dare un'occhiata. Sono passati anni, ma ricordo ancora i dettagli. Disteso sul lato della strada principale giaceva il corpo dell'uomo selvatico [...]. Era alto almeno due metri e coperto di peli grigio-bruni [...] Uno spettatore curioso, uno dei passeggeri, lo girò e scoprimmo che era una femmina. Aveva dei grossi seni e i capezzoli erano rossi. [...] La sua testa sembrava non molto più grande di quella di un uomo, ma la faccia era ricoperta di peli che erano più corti rispetto a quelli del resto del corpo. [...] Gli zigomi erano prominenti e rendevano gli occhi molto incassati. La sua mandibola era protundente [...] Le spalle erano alquanto larghe, circa 80-90 cm e c'era una cospicua differenza tra le mani e i piedi [...] le mani erano molto grandi, con dita e unghie larghe [...] Non esaminai l'arco del piede, non ricordo la lunghezza delle braccia. Secondo gli abitanti due uomini selvatici erano apparsi nel quartiere da circa un mese [...] erano soliti stare in posizione eretta [...] e non avevano un linguaggio, emettevano soltanto grida
da Guonxing, 1999

La seconda testimonianza ebbe come protagonista il geologo Fan Jingquan, che fu interrogato a tal proposito da Guaxing nel 1981:

Nei primi anni dopo la liberazione [inizio anni Cinquanta] lavoravo con un team di geologi alle dipendenze del Ministero dell'Industria Pesante e operavo a nord ovest della Cina. Dopo avere condotto un monitoraggio per un anno, proseguendo a sudovest sulla ferrovia di Longhai incontrammo due abitanti della regione, entrambi sulla cinquantina, che avevano passato tutta la loro vita sulle montagne. [...] Li ingaggiammo come nostre guide. [...] Informandoci sui dintorni ci parlarono delle frequenti appparizioni dell'uomo selvatico, che dissero di avere visto più di una dozzina di volte ogni anno, perlopiù nei boschi di castagni selvatici in autunno e inverno. [...] Con nostro disappunto non avemmo mai l'occasione di incontrare nessun uomo selvatico durante la nostra attività di quattro settimane in un raggio di 50 miglia [...]. Finito il nostro lavoro nell'area prendemmo un breve periodo di riposo prima di passare ad un altro posto. Mosso da curiosità chiesi a una delle nostre guide di condurmi nel bosco di castagni nella speranza di incontrare un uomo selvatico [...]. La guida diede il suo consenso. La sera del giorno seguente [...] arrivai nel bosco [...]. Quando calò il crepuscolo arrivò un uomo selvatico assieme al suo piccolo, alto almeno 160 cm. L'adulto, che doveva essere una femmina, si mostrò alquanto vigile, forse a causa dei miei vestiti a lei nuovi, e mantenne una distanza di sicurezza di circa 200 metri. Il piccolo comunque era ingenuo ed audace al punto da avvicinarsi alla mia guida e mangiare le castagne selvatiche che aveva raccolto. La madre lo richiamò indietro con un verso che sembrava quello di un asino o di un cavallo. La nostra visuale era qualche volta parzialmente coperta dalla folta crescita dei giovani alberi. Al tramonto la guida divenne nervosa circa la nostra sicurezza così ci apprestammo a tornare indietro. [...] ritornammo il terzo giorno [...] Inaspettatamente gli uomini selvatici stavano già aggirandosi nei boschi quando arrivammo. Apparvero meno tesi quando ci videro. Seguendo il consiglio della mia guida finsi di raccogliere castagne mentre ci avvicinavamo a loro. All'improvviso il giovane si avvicinò alla guida seguito dalla madre. Ero spaventato a morte, ma era una buona occasione per osservarli. [...] Erano proprio come erano stati spesso descritti. [...] passai circa un minuto di tensione prima che gli animali si allontanassero lentamente. Quando si trovarono a circa 100 metri mi alzai e tornammo indietro in tutta fretta. Lungo la strada del ritorno la mia guida mi disse con tono d'orgoglio che conosceva l'esemplare giovane da quando era nato e che ora aveva 7 anni. Descrisse la dimora dell'uomo selvatico come una grande caverna dall'ingresso stretto che bloccavano con dei massi per difendersi dalle bestie feroci. Raccontò altri interessanti aneddoti che gli erano accaduti. Mi impressionò per la sua semplice onestà tanto che non dubitai della veridicità dei suoi racconti
Guoxing, 1999

La grande caccia all'uomo selvatico del 1976 fu innescata da quello che Guoxing definì "un avvenimento clamoroso": la mattina del 14 luglio uno strano animale fu incontrato da sei ufficiali che stavano attraversando il confine della contea di Fang e l'area della foresta di Shennongjia a bordo di una jeep. Cai Xinji, l'autista, era appassionato di caccia e decise di cercare di catturare l'animale dirigendosi verso di lui a fari accesi e suonando il clacson, costringendolo a tentare la fuga verso un pendio, ma essendo troppo ripido la creatura scivolò a circa metà strada. Quando la jeep gli si avvicinò, l'animale si girò e si mise a quattro zampe faccia a faccia con i fari. In questa postura, alla stregua di un essere umano, era più alto nella parte posteriore che in quella anteriore. Mentre l'autista rimase a bordo del veicolo per dare colpi di clacson, i cinque passeggeri scesero convergendo verso la bestia, due da un lato e tre dall'altro. Si avvicinarono a circa due metri, ma non osarono andare oltre.

Cacciando da molti anni avevo visto ogni tipo di animale, ma il mio sguardo non si era mai posato su di una cosa rossa e pelosa come quella. Non la toccai perché non sapevo che cosa avrebbe potuto farmi
Guoxing, 1999

A un certo punto Zhou Zhongy, un altro dei presenti, raccolse una pietra e colpì l'animale a un fianco. La cosa si girò come un fulmine, scivolò nel fosso lungo la strada e scomparve velocemente nei boschi. Tutti e sei i testimoni concordarono nell'attribuire all'animale le seguenti caratteristiche:

i suoi peli, morbidi e sottili erano rossicci. Quando stava a quattro zampe i peli delle braccia ricadevano per una lunghezza di circa 10 cm. C'era una striscia rosso scuro sulla schiena. Il volto era chiaro e i piedi avevano peli neri. Non possedeva una coda ed era alto circa 150 cm.

La spedizione che ne seguì iniziò nel marzo del 1976 e terminò nel novembre del 1977. Fu investigata un'area di 6.000 km2. Nel 1977 era composta da 110 (!) persone che includevano geologi, antropologi e zoologi. Furono trovate presunte impronte, peli ed escrementi (su questo torneremo più tardi), ma nessuna prova certa dell'esistenza dell'uomo selvatico. 

Integrando tutte le informazioni ottenute dalle numerose spedizioni scientifiche e includendo la letteratura, il folklore e i racconti dei testimoni oculari, Guoxing concluse che sembravano esistere due distinte tipologie di uomini selvatici. La prima, a deambulazione quadrupede, era alta circa 120, 150 cm ed era conosciuta con i nomi di huan e di rexxiong (uomo orso) e ad essa erano associate impronte di circa 20 cm che mostravano un alluce divaricato simile a quello delle scimmie. La più verosimile collocazione zoologica per questa tipologia chiamava in causa dei macachi e inizialmente Guoxing non disdegnò l'ipotesi di una specie o sottospecie ancora sconosciuta di questi primati.

La seconda tipologia riguardava invece creature bipedi, alte sino a 2,5 metri (conosciute con i nomi di yeren 'uomo selvatico' e maoren 'uomo villoso'), che imprimevano sul terreno impronte lunghe 40 cm la cui disposizione delle dita era molto simile a quelle di un piede umano. Guoxing concluse la sua prima fase di studi dicendo che dopo così tante investigazioni scientifiche su larga scala, sarebbe dovuta emergere qualche evidenza concreta circa l'esistenza dell'uomo selvatico, mentre invece i risultati finali non potevano essere considerati soddisfacenti:

  • i testimoni oculari potevano essere non attendibli
  • i presunti reperti di uomo sevlatico che furono esaminati si rivelarono essere parti anatomiche di macachi o di orsi
  • i presunti peli risultarono come non appartenenti ad animali sconosciuti
  • la maggior parte delle impronte era riconducibile a quelle di orsi e macachi

L'unico mistero rimasto irrisolto restavano le impronte di grandi dimensioni simili a piedi umani:

Io, attualmente scettico, credo ancora alla possibilità dell'esistenza di certi animali antropomorfi in qualche foresta vergine della Cina, la cui identità rimane sconosciuta agli scienziati [...] penso che si tratti di discendenti dell'orangutan, una grande scimmia antropomorfa asiatica che ancora viveva nel sud della Cina 10.000 anni fa. [...] La ricerca dell'uomo selvatico è difficile. E' possibile che questa creatura esista solo nel cuore degli uomini. Ma la speranza di scoprire l'uomo selvatico non muore mai. La speranza esisterà sempre nelle tenaci qualità degli esseri umani, nel forte desiderio di scoprire di più sulla natura, nell'infinito bisogno di mistero dell'uomo
Guoxing, 1999
Lo stato dell'arte... 30 anni dopo

Trent'anni dopo, nel 2012, Guoxing pubblicò il bilancio e le sue considerazioni finali dei suoi 50 anni sulle tracce del leggendario uomo selvatico della Cina, presentando una sintesi e una revisione aggiornata del punto della situazione alla luce delle ultime scoperte.

La sintesi generale indicava chiaramente che dal 1950 a oggi non era stato fatto nessun tipo di passo avanti per quanto riguardava le prove dirette circa la possibile esistenza dell'uomo selvatico. Ad esempio nel 2007 Guoxing conobbe il cameraman Jiang Yong, che nel 2003 aveva seguito un branco di rinopitechi dorati assieme a una guida locale di nome Liu Xunwen. Quest'ultimo disse di avere rinvenuto dei peli misteriosi durante una battuta di caccia e sospettò che appartenessero all'uomo selvatico. I peli furono donati a Jiang e successivamente esaminati dalla Scuola per le risorse della Fauna, che determinò che provenivano da un goral (un parente asiatico del camoscio).

Anche il suo approccio per quanto riguardava l'analisi delle presunte impronte era cambiato: si era infatti accorto che solo uno studio delle vere impronte sul terreno poteva essere considerato attendibile. Soltanto in questo modo è infatti possibile rendersi conto della loro freschezza e dell'alterazione dovuta al passare del tempo. Inoltre solo in presenza di una pista di impronte è possibile ottenere informazioni sull'andatura, il ritmo e la variazione morfologica tra un'impronta e l'altra. La maggior parte della collezione di Guoxing era invece composta da impronte che furono esaminate solo sotto forma di calchi in gesso, i quali spesso, in base alla diversa qualità del substrato dove sono impresse le impronte, possono risultare molto diversi dall'impronta stessa, oltre ad essere in qualche modo alterabili. La conclusione di Guoxing era che lo studio dei soli calchi delle presunte impronte di uomo selvatico non poteva considerarsi attendibile.

Ad ora, dopo 50 anni di indagini, le prove dirette dell'uomo selvatico nella mia collezione includono soltanto peli, campioni di mani, piedi o zampe e crani, nessuno dei quali può essere attribuito all'uomo selvatico della Cina. [...] Da un punto di vista strettamente scientifico, vale a dire sotto l'ottica dell'evoluzione, dell'antropologia, della primatologia e della paleoantropologia, la questione dell'uomo selvatico è stata praticamente chiarita, il che significa che non è stato dimostrato che un uomo selvatico cinese esista, e che semplicemente non può esistere. [...] Devo concludere che l'esistenza dell'uomo selvatico inteso come una forma relitta di ominide è improbabile. Dovrei assegnare a questa evenienza un 5% di possibilità. L'uomo selvatico potrebbe essere esistito in passato, ma oggi sembra esistere solamente nella mente delle persone, nel folklore e nelle memorie culturali dei tempi antichi, e nell'immaginazione, nell'ignoranza, negli errori di identificazione e nelle occasionali burle del presente. [...] Per cui il solo atteggiamento adeguato è quello di affrontare con onestà intellettuale e di esplorare, rilevare, capire e forse infine risolvere il più grande mistero di tutti, con serietà e con cautela
Guoxing, 2012
Macachi sconosciuti?

Abbiamo appreso come Guoxing ritenesse che la maggior parte delle segnalazioni di "uomini orso" potessero trovare spiegazione con l'esistenza di una grossa specie o sottospecie di macaco terricolo non ancora conosciuta alla scienza. Le sue teorie in merito, e lo studio dei relativi reperti, sono stati approfonditi qui. Sintetizzando:

Nelle aree prossime a Shennongja i locali parlano di due diversi tipi di macachi, uno dei quali è molto più grande del macaco comune, non possiede una coda (o ne ha una molto corta), ha un muso più grande e un pelame più scuro. Personalmente ritengo che per spiegare queste segnalazioni non ci sia la necessità di ipotizzare nuove specie o sottospecie di macachi, quanto di considerare l'areale di distribuzione delle specie cinesi attualmente conosciute. Infatti le provincie di Hubei e di Anhui, dalle quali provengono le segnalazioni di macachi di grosse dimensioni, sono la dimora del macaco rhesus (Macaca mulatta), che può raggiungere gli 8 kg di peso e possiede una coda ben visibile, lunga circa la metà del corpo.

Nelle provincie più meridionali vive invece il più massiccio macaco tibetano (Macaca thibetana), dotato di una coda lunga solo circa l'8% del suo corpo e dal colore più scuro, che può raggiungere i 20 kg. Le leggende sull' "orso scimmia" delle provincie di Hubei e Anhui potrebbero così trovare una spiegazione con singoli individui di macachi tibetani sconfinati aldilà del loro normale areale di distribuzione.

Un macaco tibetano maschio
Note Bibliografiche

*
GUOXING, Zhou (1982), The Status of Wildman Research in China. Cryptozoology 1, 13-23
GUOXING, Zhou (1999), The Story and the Status of Wildman Reasearch in China. Primo Convengo Internazionale di Criptozoologia in Italia. Roma - Centro Parchi Internazionale 27-28 marzo 1999
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GUOXING, Zhou (2012), Fifty years of tracking the Chinese Wildman. The Relict Hominoid Inquiry 1:118-141

***
GUOXING, Zhou (1984), Morphological analysis of the Jiulong Mountain "manbear" (wildman) hand and foot specimens. Cryptozoology, Vol. 3: 58-70
ROSSI, Lorenzo (2012), Criptozoologia - Animali Misteriosi tra Scienza e Leggenda. 63-69