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Il re dei ratti

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Il re dei ratti

una singolare bizzaria zoologica
Ritratto di lorenzorossi di Lorenzo Rossi - Mer, 19/06/2013 - 09:30Qui si parla di

La prima volta che mi imbattei nella dicitura "re dei ratti" fu nel 1994 sulle pagine del libro Gli Animali Misteriosi. Invenzione o realtà? di Jean Jaques Barloy, dove all'interno di un piccolo box chiamato Venti stranezze della fauna francese ed europea, era riportato quanto segue:

questo ratto dalle molte teste è in realtà un gruppo di ratti stretti o raggruppati gli uni agli altri
Barloy, 1987

Sebbene notevolmente incuriosito dalla cosa, all'epoca non mi fu possibile ottenere maggiori informazioni in merito e solo diversi anni più tardi scoprii che per "re dei ratti" si intendeva uno stranissimo fenomeno naturale, quasi in billico tra leggenda e realtà, per il quale diversi ratti venivano ritrovati letteralmente intrecciati l'uno all'altro per la coda. Sebbene segnalati dal 1500, specialmente in Germania e Francia, le cause della formazione di un re dei ratti sono rimaste a lungo incerte, tanto che un'origine dovuta all'intervento volontario dell'uomo è stata a lungo dibattuta.

Martin Hart, nel suo Rats del 1982, elencava oltre 50 casi conosciuti che avevano avuto per protagonisti prevalentemente dei ratti comuni (Rattus rattus), con l'eccezione di un caso avvenuto a Java nel quale erano stati coinvolti dei ratti delle risaie (Rattus argentiventer). Di questi bizzarri intrecci, dei quali erano rimasti vittima da un minimo di 3 a un massimo di 32 roditori, sei sono attualmente custoditi in un museo. Tra le varie ipotesi formulate da Hart, le principali due prevedevano che i re dei ratti non fossero altro che artefatti assemblati dall'uomo o che i nodi tra le code si venissero a creare quando quest'ultime si incollavano (attraverso sangue, escrementi o resti di cibo presenti nelle tane) o congelavano tra loro. 

Più recentemente (2007) Andrei Miljutin del Museo di Storia Naturale dell'Università di Tartu, studiando i casi di ritrovamenti avvenuti in Estonia, uno dei quali risalente ad appena due anni prima, è giunto ad interessanti considerazioni atte ad avvalorare l'ipotesi delle cause naturali.

Il 16 gennaio 2005 l'agricoltore Rein Koiv scoprì un gruppo di nove ratti comuni presso il terreno sabbioso della sua stalla nel villaggio di Saru. Gli animali emettevano squittii, ma non sembravano in grado di muoversi e Koiv li uccise a colpi di bastone. Poco dopo, scavando la sabbia, rinvenne altri sette roditori (già morti) scoprendo che le loro code erano saldamente unite in una sorta di grosso nodo contenente sabbia congelata. Gli animali avevano cercato di uscire all'aperto attraverso il tunnel della loro tana e i primi del gruppo avevano sepolto gli altri sotto la sabbia.

Pur non avendo mai sentito parlare prima d'allora di re dei ratti, ma trovando la cosa curiosa, l'agricoltore decise di esporre il reperto sopra a una pila di assi affinché vicini e visitatori occasionali potessero vederlo. Due mesi dopo l'insolita esibizione attirò l'attenzione di un giornalista locale e da lì a breve una valanga di segnalazioni cominciarono ad apparire sui media nazionali.

Il 10 marzo il re dei ratti di Saru fu portato al Museo di Storia Naturale dell'Università di Tartu dove è attualmente conservato in alcol ed esposto ai visitatori.

il re dei ratti di Saru

Il caso fu poi studiato da Andrei Miljutin, che successivamente pubblicò in merito l'articolo precedentemente citato (vedi allegato a fondo pagina) nel quale forniva una propria teoria circa le cause che portano alla formazione di questo bizzarro fenomeno zoologico. Secondo l'autore il tutto avviene quando i roditori si accalcano assieme all'interno della tana per dormire, cosa che accade specialmente quando è molto freddo, e se le code restano appiccicate o congelate gli animali cercano di liberarsi correndo in diverse direzioni. In questi casi può talvolta accadere che le code si leghino insieme in uno stretto nodo dal quale diventa poi impossibile liberarsi.

Una simile ipotesi parrebbe essere confermata dalla distribuzione geografica dei casi conosciuti, dato che i re dei ratti (caso di Java escluso) non sono mai stati segnalati nelle regioni calde. Tutti gli episodi si sono infatti verificati in concomitanza di due fattori: inverni freddi e presenza di ratti comuni. In Europa del nord e Nordamerica ad esempio, dove sono presenti invece un alto numero di ratti bruni (Rattus norvegicus), simili ritrovamenti non sono segnalati, probabilmente per via del fatto che la coda dei ratti bruni è più corta, spessa e meno flessibile di quella dei ratti comuni.

Un re degli scoiattoli... a Regina

E' di pochi giorni fa la notizia di sei scoiattoli volpe (Sciurus niger) con le code incollate assieme dalla resina di un pino (questi casi, che in America si verificano saltuariamente, prendono il nome di "squirrel king" - re degli scoiattoli), rinvenuti presso la città di Regina (Canada) e portati in una clinica veterinaria che ha provveduto alla loro liberazione.

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